✕
(agf)

L'Italia di Mancini frena, ma quello post-Covid è un calcio stravolto

Tradizionalmente gli azzurri soffrono le partite a settembre. Ma sul risultato pesa anche la ripresa dopo lo stop per la pandemia: calendari rivoluzionati, stagioni che si sovrappongono, impossibile per ogni ct portare tutti i giocatori allo stesso livello di condizione
2 minuti di lettura
FIRENZE. Il primo pareggio della Nazionale, al ritorno in campo dopo 10 mesi e soprattutto dopo il trionfale 2019 in cui aveva vinto tutte e 10 le partite di qualificazione all'Europeo, ha una causa fisiologica e forse una concausa storica. Conviene cominciare da quest'ultima: settembre è il mese più difficile per gli azzurri e non c'è commissario tecnico che non l'abbia dovuto constatare. Mancini non è sfuggito alla regola, ma per ragionare con lucidità sull'1-1 con la Bosnia? conviene tornare alla causa più verosimile: il principale effetto del calcio post Covid è un calendario stravolto, in cui si gioca senza soluzione di continuità e le stagioni si intersecano, rendendo per il momento impossibile, per chi guida una squadra e a maggior ragione una Nazionale, portare allo stesso livello di condizione atletica tutti i giocatori.

Il ritmo della partita - nel deserto dello stadio di Firenze che ha co…
FIRENZE. Il primo pareggio della Nazionale, al ritorno in campo dopo 10 mesi e soprattutto dopo il trionfale 2019 in cui aveva vinto tutte e 10 le partite di qualificazione all'Europeo, ha una causa fisiologica e forse una concausa storica. Conviene cominciare da quest'ultima: settembre è il mese più difficile per gli azzurri e non c'è commissario tecnico che non l'abbia dovuto constatare. Mancini non è sfuggito alla regola, ma per ragionare con lucidità sull'1-1 con la Bosnia? conviene tornare alla causa più verosimile: il principale effetto del calcio post Covid è un calendario stravolto, in cui si gioca senza soluzione di continuità e le stagioni si intersecano, rendendo per il momento impossibile, per chi guida una squadra e a maggior ragione una Nazionale, portare allo stesso livello di condizione atletica tutti i giocatori.

Il ritmo della partita - nel deserto dello stadio di Firenze che ha contribuito la sua parte al mancato completamento della rimonta al gol di Dzeko, perché è legittimo immaginare che il pubblico avrebbe trascinato la squadra e viceversa - è stato a lungo quello tipico di inizio stagione o magari di fine stagione, vista la durata di campionati e coppe appena conclusi e già vicini alla ripresa: ogni strappo in verticale pareva una forzatura al placido spartito e come tale risultava sostanzialmente avulso dal contesto. Per l'Italia di Mancini non si tratta di un dettaglio: il suo marchio sono le azioni avvolgenti fatte di rapidi passaggi rasoterra e a lungo la generale carenza di dinamismo le ha ridotte per lo più a mera intenzione. Via via che passavano i minuti, la Bosnia sistemata pragmaticamente in campo dal neo-ct decano Bajevic e non certo priva di tecnica in attacco (Dzeko, Visca, Hodzic) ha invece ricordato come il vistoso inciampo del novembre scorso a Zenica con l'Italia fosse probabilmente un'eccezione: l'imminente semifinale dei play-off per l'Europeo con l'Irlanda del Nord le ha garantito stavolta un surplus di concentrazione.

L'avversario, in sostanza, non era per nulla facile, il che consente di leggere questo risultato come un mezzo successo. Il pari in rimonta è arrivato malgrado le difficoltà atletiche e le assenze a centrocampo. Mancavano i due registi titolari Verratti e Jorginho e il loro potenziale vice Tonali, eppure si sono viste ugualmente la prevalenza in attacco e la volontà di provare a vincere fino all'ultimo, quasi in fotocopia del 2-1 alla Bosnia stessa 15 mesi fa a Torino. All'emergenza gli azzurri hanno reagito con orgoglio e soprattutto nel caso di Barella, convertito in regista accanto al compagno dell'Inter Sensi (che da febbraio non giocava una partita dall'inizio), anche con calma e capacità di dettare il ritmo: è la dimostrazione del raggiungimento di un alto livello internazionale. L'affidabilità di Barella come eclettico è certamente un valore aggiunto in vista dell'Europeo: con Jorginho e Verratti può ormai formare un reparto senza troppi paragoni. Il reparto ancora da plasmare in forma definitiva sembra l'attacco, anche se Immobile, dopo la conquista della Scarpa d'oro, avrà lunedì con l'Olanda la possibilità di guadagnare punti rispetto a Belotti. E Zaniolo, privilegiato nella corsa per la lista dei 23 dalla duttilità (esterno d'attacco o interno di centrocampo), potrà a sua volta trovare altro spazio. Di sicuro ad Amsterdam, col turnover necessario e col probabile rientro di Jorginho, ci sarà un'altra formazione. Bisognerà farci l'abitudine, in questo calcio fatto di stagioni che s'intersecano e di calendari stravolti.

Quello con l'Olanda è anche un duello con vista sulla classifica Fifa. L'Italia di Mancini, dopo avere recuperato 12 posizioni, deve restare tra le prime 10 Nazionali europee, per essere testa di serie nel sorteggio dei gironi di qualificazione al Mondiale 2022. Il calcio post Covid non concede più tempo a nessuno.