Quella violenza di strada che aiuta Trump
Thomas L. Friedman , di Thomas L. Friedman
Una cosa riesco quasi ad ammirare dei sostenitori di Trump che lavorano alla sua campagna elettorale: quando si lasciano sfuggire di bocca la verità, la dicono sul serio, in modo così schietto che uno non può fare a meno di chiedersi se davvero abbiano detto a voce alta una cosa del genere.
Di sicuro ho pensato questo la settimana scorsa, quando Kellyanne Conway ha dichiarato: "Più regnano caos e anarchia, vandalismo e violenza, meglio è per scegliere con chiarezza quale candidato sia più adatto a garantire sicurezza, legalità e ordine pubblico".
"Meglio è"? Come è possibile che per qualcuno in America sia meglio se vi sono più caos, più anarchia, più atti vandalici e violenze? No, non è possibile. Nessuno può stare meglio, tranne una persona: Donald Trump. Ahimè: è proprio così. Ogni episodio di disordini equivale plausibilmente a diecimila voti…
Di sicuro ho pensato questo la settimana scorsa, quando Kellyanne Conway ha dichiarato: "Più regnano caos e anarchia, vandalismo e violenza, meglio è per scegliere con chiarezza quale candidato sia più adatto a garantire sicurezza, legalità e ordine pubblico".
"Meglio è"? Come è possibile che per qualcuno in America sia meglio se vi sono più caos, più anarchia, più atti vandalici e violenze? No, non è possibile. Nessuno può stare meglio, tranne una persona: Donald Trump. Ahimè: è proprio così. Ogni episodio di disordini equivale plausibilmente a diecimila voti…
Una cosa riesco quasi ad ammirare dei sostenitori di Trump che lavorano alla sua campagna elettorale: quando si lasciano sfuggire di bocca la verità, la dicono sul serio, in modo così schietto che uno non può fare a meno di chiedersi se davvero abbiano detto a voce alta una cosa del genere.
Di sicuro ho pensato questo la settimana scorsa, quando Kellyanne Conway ha dichiarato: "Più regnano caos e anarchia, vandalismo e violenza, meglio è per scegliere con chiarezza quale candidato sia più adatto a garantire sicurezza, legalità e ordine pubblico".
"Meglio è"? Come è possibile che per qualcuno in America sia meglio se vi sono più caos, più anarchia, più atti vandalici e violenze? No, non è possibile. Nessuno può stare meglio, tranne una persona: Donald Trump. Ahimè: è proprio così. Ogni episodio di disordini equivale plausibilmente a diecimila voti per Trump. Basta chiederlo a Kellyanne. Di conseguenza, Joe Biden ha per le mani una bella sfida. Per mobilitare la maggioranza, deve garantire a un numero sufficiente di elettori che prende sul serio sia gli episodi di violenza sia le loro cause sociali ed economiche. Lunedì, quando ha detto che "saccheggiare non vuol dire protestare", è partito con il piede giusto.
Se desiderate capire fino in fondo quale sia la sfida di Biden in queste elezioni considerate la battaglia per l'ordine pubblico in corso nella mia città d'origine, Minneapolis. Si tratta di una vera e propria resa dei conti tra alcuni improbabili avversari e, di conseguenza, rivela verità profonde.
Da un lato ci sono i super liberal della Giunta comunale. A giugno, dopo la morte di George Floyd per mano di poliziotti locali, la giunta ha approvato un iter che porterà all'abrogazione dell'obbligo di avere un Dipartimento di polizia: dovrebbe essere sostituito da un "Dipartimento per la sicurezza della comunità e la prevenzione della violenza", diretto da una persona "che abbia acquisito al di fuori delle forze dell'ordine esperienza nei servizi finalizzati alla sicurezza della comunità". Tra chi contesta questo cambiamento vi è una nascente coalizione di leader comunitari neri e bianchi di Minneapolis Nord, centro tradizionale della comunità nera. Costoro sono spaventati dall'idea di smantellare le forze di polizia a favore di un'alternativa alquanto vaga proprio quando il loro quartiere ha fatto registrare un'impennata delle sparatorie tra gang, dei saccheggi e del traffico di sostanze stupefacenti, esacerbati più che mai dalla pandemia e dalla disoccupazione.
Il 18 agosto questa coalizione ha fatto causa al Consiglio municipale e al sindaco Jacob Frey per obbligarli a mantenere il numero minimo di agenti di polizia a Minneapolis. Non fraintendeteli: i ricorrenti sostengono di volere una riforma drastica e ben strutturata della polizia. Ma il fatto è che vogliono sia una polizia migliore sia un numero di poliziotti sufficiente a proteggere i loro figli e mantenere sicure le loro strade.
In un editoriale apparso sullo Star Tribune il 24 agosto, Sondra e Don Samuels, due dei ricorrenti neri, hanno esposto le ragioni per le quali hanno intentato causa. "Vogliamo una riforma radicale della polizia, in virtù della quale tutti i cittadini siano trattati come esseri umani da ogni poliziotto e non soltanto dagli 'agenti bravi' che conosciamo bene" hanno scritto. "Siamo favorevoli alle proposte riformiste del sindaco e capo della Giunta, che tra altre cose prevedono alternative comunitarie al mantenimento dell'ordine e che agiscano di pari passo con le nostre forze di polizia".
Hanno anche aggiunto: "Non siamo disposti a sacrificare la sicurezza della nostra comunità affinché, in assenza di un piano preciso che li appoggi, si realizzino gli ambiziosi obbiettivi della Giunta comunale. Nei mesi trascorsi dall'assassinio di George Floyd abbiamo assistito a una vera esplosione della criminalità e degli omicidi. Cinque di noi vivono a pochi isolati rispetto a dove sono stati commessi. Quattro di noi hanno bambini in casa. Negli ultimi due mesi in un solo isolato abbiamo assistito a quanto segue: l'auto di una madre è stata crivellata da otto proiettili mentre a bordo c'era il suo bimbo appena nato; un'altra macchina è stata colpita quattro volte; una pallottola ha trapassato la porta d'ingresso e una parete della casa di una nostra vicina; in due edifici è ripreso il traffico di sostanze stupefacenti che ha raggiunto livelli senza precedenti, e ne sono nati conflitti degenerati in risse e sparatorie". I loro vicini di casa, hanno proseguito, "stanno abbandonando le loro abitazioni a Northside per trasferirsi da parenti dove tenere al sicuro i figli. Altri vicini stanno mettendo in vendita le loro case e, per la prima volta, molti altri stanno prendendo in considerazione l'idea di fare altrettanto". Questa è la conclusione alla quale sono arrivati: "Per statuto, la Giunta deve mantenere una forza pro-capite di circa 750 agenti in servizio effettivo.
Pur non essendo questo un numero sufficiente per le nostre esigenze, temiamo che la Giunta punti semplicemente a scendere ben al di sotto di questo contingente. Noi non ci stiamo. Se le autorità deputate ad amministrare la città non riescono a trovare la saggezza per garantire la nostra sicurezza, dovranno trovare il sistema di ottemperare alla legge che è stata messa a punto per farlo".
Oltre alle grandi catene come Saks e Nordstrom, vandalizzate la settimana scorsa nel centro di Minneapolis - dopo che si era diffusa la notizia che la polizia aveva sparato a un nero che, di fatto, si è suicidato - una sfilza di piccoli negozi e imprese di Northside di proprietà di neri è stata saccheggiata o vandalizzata durante le proteste per la morte di George Floyd, e parecchi proprietari hanno paura a ricostruire.
Pensate alla Northside Achievement Zone diretta da Sondra: si adopera, con genitori, studenti e partner locali della Minneapolis Nord prevalentemente nera, a porre fine alla povertà multigenerazionale con l'istruzione e incentivando la stabilità dei nuclei famigliari. Si tratta di un vero motore trainante, destinato a dare vita a una comunità sana e a permettere ai neri americani di raggiungere il loro pieno potenziale. Ma non può lavorare nel caos. "Dobbiamo poter dire sia che le vite dei neri contano sia che non permetteremo che le proteste che degenerano in episodi di violenza lacerino il tessuto sociale della nostra città" mi ha detto Sondra.
In verità, ha proseguito, dobbiamo ribadire un'altra cosa ancora, quello che Martin Luther King Jr disse alla fine degli anni Sessanta e che è importante tanto oggi quanto allora.
King criticò le sommosse bollandole come "controproducenti", ma fece anche notare che "una sommossa è il linguaggio di chi non è ascoltato. E a che cosa ha omesso di dare ascolto l'America? Ha omesso di ascoltare che la condizione dei poveri negri si è aggravata negli ultimi anni. Ha omesso di ascoltare che le promesse di libertà e giustizia non sono state mantenute. Ha omesso di ascoltare che ampie fasce della società dei bianchi si preoccupa più della tranquillità e dello status quo che della giustizia, dell'eguaglianza e dell'umanità. E quindi, in un certo senso, le roventi estati delle sommosse della nostra nazione sono provocate dai rigidi inverni dei ritardi della nostra nazione".
Il progresso economico e la giustizia sociale, sosteneva King, "sono i garanti assoluti della prevenzione delle sommosse".
Per tutti questi motivi - se saprà agire bene - Biden potrà essere il vero candidato dalla parte della "legge e dell'ordine" in queste elezioni. Biden, infatti, non è favorevole allo scioglimento delle forze dell'ordine, ma al loro miglioramento - ed è così che si crea il rispetto nei confronti della legge da parte di tutti - e per di più sa che l'ordine sostenibile può essere assicurato soltanto da un presidente che voglia dare vita a comunità sane e giuste, non da un presidente che pensa che sia "meglio" per lui, in termini politici, se quelle comunità sono dilaniate.
Traduzione di Anna Bissanti
© 2020, The New York Times
Di sicuro ho pensato questo la settimana scorsa, quando Kellyanne Conway ha dichiarato: "Più regnano caos e anarchia, vandalismo e violenza, meglio è per scegliere con chiarezza quale candidato sia più adatto a garantire sicurezza, legalità e ordine pubblico".
"Meglio è"? Come è possibile che per qualcuno in America sia meglio se vi sono più caos, più anarchia, più atti vandalici e violenze? No, non è possibile. Nessuno può stare meglio, tranne una persona: Donald Trump. Ahimè: è proprio così. Ogni episodio di disordini equivale plausibilmente a diecimila voti per Trump. Basta chiederlo a Kellyanne. Di conseguenza, Joe Biden ha per le mani una bella sfida. Per mobilitare la maggioranza, deve garantire a un numero sufficiente di elettori che prende sul serio sia gli episodi di violenza sia le loro cause sociali ed economiche. Lunedì, quando ha detto che "saccheggiare non vuol dire protestare", è partito con il piede giusto.
Se desiderate capire fino in fondo quale sia la sfida di Biden in queste elezioni considerate la battaglia per l'ordine pubblico in corso nella mia città d'origine, Minneapolis. Si tratta di una vera e propria resa dei conti tra alcuni improbabili avversari e, di conseguenza, rivela verità profonde.
Da un lato ci sono i super liberal della Giunta comunale. A giugno, dopo la morte di George Floyd per mano di poliziotti locali, la giunta ha approvato un iter che porterà all'abrogazione dell'obbligo di avere un Dipartimento di polizia: dovrebbe essere sostituito da un "Dipartimento per la sicurezza della comunità e la prevenzione della violenza", diretto da una persona "che abbia acquisito al di fuori delle forze dell'ordine esperienza nei servizi finalizzati alla sicurezza della comunità". Tra chi contesta questo cambiamento vi è una nascente coalizione di leader comunitari neri e bianchi di Minneapolis Nord, centro tradizionale della comunità nera. Costoro sono spaventati dall'idea di smantellare le forze di polizia a favore di un'alternativa alquanto vaga proprio quando il loro quartiere ha fatto registrare un'impennata delle sparatorie tra gang, dei saccheggi e del traffico di sostanze stupefacenti, esacerbati più che mai dalla pandemia e dalla disoccupazione.
Il 18 agosto questa coalizione ha fatto causa al Consiglio municipale e al sindaco Jacob Frey per obbligarli a mantenere il numero minimo di agenti di polizia a Minneapolis. Non fraintendeteli: i ricorrenti sostengono di volere una riforma drastica e ben strutturata della polizia. Ma il fatto è che vogliono sia una polizia migliore sia un numero di poliziotti sufficiente a proteggere i loro figli e mantenere sicure le loro strade.
In un editoriale apparso sullo Star Tribune il 24 agosto, Sondra e Don Samuels, due dei ricorrenti neri, hanno esposto le ragioni per le quali hanno intentato causa. "Vogliamo una riforma radicale della polizia, in virtù della quale tutti i cittadini siano trattati come esseri umani da ogni poliziotto e non soltanto dagli 'agenti bravi' che conosciamo bene" hanno scritto. "Siamo favorevoli alle proposte riformiste del sindaco e capo della Giunta, che tra altre cose prevedono alternative comunitarie al mantenimento dell'ordine e che agiscano di pari passo con le nostre forze di polizia".
Hanno anche aggiunto: "Non siamo disposti a sacrificare la sicurezza della nostra comunità affinché, in assenza di un piano preciso che li appoggi, si realizzino gli ambiziosi obbiettivi della Giunta comunale. Nei mesi trascorsi dall'assassinio di George Floyd abbiamo assistito a una vera esplosione della criminalità e degli omicidi. Cinque di noi vivono a pochi isolati rispetto a dove sono stati commessi. Quattro di noi hanno bambini in casa. Negli ultimi due mesi in un solo isolato abbiamo assistito a quanto segue: l'auto di una madre è stata crivellata da otto proiettili mentre a bordo c'era il suo bimbo appena nato; un'altra macchina è stata colpita quattro volte; una pallottola ha trapassato la porta d'ingresso e una parete della casa di una nostra vicina; in due edifici è ripreso il traffico di sostanze stupefacenti che ha raggiunto livelli senza precedenti, e ne sono nati conflitti degenerati in risse e sparatorie". I loro vicini di casa, hanno proseguito, "stanno abbandonando le loro abitazioni a Northside per trasferirsi da parenti dove tenere al sicuro i figli. Altri vicini stanno mettendo in vendita le loro case e, per la prima volta, molti altri stanno prendendo in considerazione l'idea di fare altrettanto". Questa è la conclusione alla quale sono arrivati: "Per statuto, la Giunta deve mantenere una forza pro-capite di circa 750 agenti in servizio effettivo.
Pur non essendo questo un numero sufficiente per le nostre esigenze, temiamo che la Giunta punti semplicemente a scendere ben al di sotto di questo contingente. Noi non ci stiamo. Se le autorità deputate ad amministrare la città non riescono a trovare la saggezza per garantire la nostra sicurezza, dovranno trovare il sistema di ottemperare alla legge che è stata messa a punto per farlo".
Oltre alle grandi catene come Saks e Nordstrom, vandalizzate la settimana scorsa nel centro di Minneapolis - dopo che si era diffusa la notizia che la polizia aveva sparato a un nero che, di fatto, si è suicidato - una sfilza di piccoli negozi e imprese di Northside di proprietà di neri è stata saccheggiata o vandalizzata durante le proteste per la morte di George Floyd, e parecchi proprietari hanno paura a ricostruire.
Pensate alla Northside Achievement Zone diretta da Sondra: si adopera, con genitori, studenti e partner locali della Minneapolis Nord prevalentemente nera, a porre fine alla povertà multigenerazionale con l'istruzione e incentivando la stabilità dei nuclei famigliari. Si tratta di un vero motore trainante, destinato a dare vita a una comunità sana e a permettere ai neri americani di raggiungere il loro pieno potenziale. Ma non può lavorare nel caos. "Dobbiamo poter dire sia che le vite dei neri contano sia che non permetteremo che le proteste che degenerano in episodi di violenza lacerino il tessuto sociale della nostra città" mi ha detto Sondra.
In verità, ha proseguito, dobbiamo ribadire un'altra cosa ancora, quello che Martin Luther King Jr disse alla fine degli anni Sessanta e che è importante tanto oggi quanto allora.
King criticò le sommosse bollandole come "controproducenti", ma fece anche notare che "una sommossa è il linguaggio di chi non è ascoltato. E a che cosa ha omesso di dare ascolto l'America? Ha omesso di ascoltare che la condizione dei poveri negri si è aggravata negli ultimi anni. Ha omesso di ascoltare che le promesse di libertà e giustizia non sono state mantenute. Ha omesso di ascoltare che ampie fasce della società dei bianchi si preoccupa più della tranquillità e dello status quo che della giustizia, dell'eguaglianza e dell'umanità. E quindi, in un certo senso, le roventi estati delle sommosse della nostra nazione sono provocate dai rigidi inverni dei ritardi della nostra nazione".
Il progresso economico e la giustizia sociale, sosteneva King, "sono i garanti assoluti della prevenzione delle sommosse".
Per tutti questi motivi - se saprà agire bene - Biden potrà essere il vero candidato dalla parte della "legge e dell'ordine" in queste elezioni. Biden, infatti, non è favorevole allo scioglimento delle forze dell'ordine, ma al loro miglioramento - ed è così che si crea il rispetto nei confronti della legge da parte di tutti - e per di più sa che l'ordine sostenibile può essere assicurato soltanto da un presidente che voglia dare vita a comunità sane e giuste, non da un presidente che pensa che sia "meglio" per lui, in termini politici, se quelle comunità sono dilaniate.
Traduzione di Anna Bissanti
© 2020, The New York Times