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(afp)

Brexit, l'azzardo di Londra

Boris Johnson sfida l'Europa
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Nei palazzi europei prevale l'opinione che quello di Boris Johnson sia l'ennesimo bluff sulla Brexit. Ma cresce anche l'irritazione per uno statista che negozia il futuro del proprio Paese, e di mezzo miliardo di cittadini britannici ed europei, come se fosse al tavolo da poker di un saloon di quart'ordine. Il rischio che si venga alle mani e che il banco salti è troppo elevato. Nel giorno in cui si apre l'ottavo e decisivo round negoziale per cercare un accordo sui futuri rapporti tra il Regno Unito e l'Europa, il governo britannico fa trapelare che si prepara a proporre una legge che si rimangia gli accordi sottoscritti in ottobre con la Ue sull'Irlanda del Nord. Nello stesso tempo Boris Johnson lancia un ultimatum: o si trova un'intesa entro il 15 ottobre, oppure scatta la "hard Brexit" senza accordo e Londra se ne va dall'Europa a muso duro, ipotesi che non gli dispiacerebbe affatto. I due messaggi sono collegati. Se davvero inf…
Nei palazzi europei prevale l'opinione che quello di Boris Johnson sia l'ennesimo bluff sulla Brexit. Ma cresce anche l'irritazione per uno statista che negozia il futuro del proprio Paese, e di mezzo miliardo di cittadini britannici ed europei, come se fosse al tavolo da poker di un saloon di quart'ordine. Il rischio che si venga alle mani e che il banco salti è troppo elevato. Nel giorno in cui si apre l'ottavo e decisivo round negoziale per cercare un accordo sui futuri rapporti tra il Regno Unito e l'Europa, il governo britannico fa trapelare che si prepara a proporre una legge che si rimangia gli accordi sottoscritti in ottobre con la Ue sull'Irlanda del Nord. Nello stesso tempo Boris Johnson lancia un ultimatum: o si trova un'intesa entro il 15 ottobre, oppure scatta la "hard Brexit" senza accordo e Londra se ne va dall'Europa a muso duro, ipotesi che non gli dispiacerebbe affatto. I due messaggi sono collegati. Se davvero infatti il Parlamento britannico approvasse una legge che viola gli accordi di ottobre scorso sull'Irlanda del Nord, oltre all'enorme danno di immagine per la Gran Bretagna, sarebbe assolutamente impossibile continuare il negoziato con Bruxelles per trovare un accordo e si andrebbe sicuramente ad una Brexit dura. Il messaggio che Johnson manda agli europei è dunque chiaro: se volete una uscita "dolce", dovete cedere su alcuni punti chiave, perché io non sono davvero interessato ad un accordo e ve lo dimostro rimettendo in discussione anche le intese di ottobre.

Poco meno di un anno fa Londra e Bruxelles avevano siglato un patto sulle modalità del divorzio. Questo prevedeva che non dovessero esserci barriere fisiche tra le due Irlande, che devono restare un unico mercato. Perciò Londra si impegnava a non adottare aiuti di stato che alterassero il mercato nord irlandese senza l'accordo europeo e a far compilare alle aziende dell'Ulster che spedivano merci in Gran Bretagna un formulario di esportazione. Ora Johnson vuole rimangiarsi tutto questo. Dopo aver definito le modalità del divorzio in ottobre, il nuovo accordo in fase di discussione dovrebbe stabilire quali saranno i futuri rapporti commerciali tra la Ue e la Gran Bretagna. I principali punti di contrasto sono le aree di pesca e soprattutto il fatto che l'Europa, per dare libero accesso al proprio mercato, vuole poter controllare che Londra non falsi la concorrenza con aiuti di stato alle proprie imprese. Per gli inglesi questa è una violazione della ritrovata sovranità. Non a caso vogliono rimangiarsi anche gli accordi sugli aiuti di stato all'Irlanda del Nord.

Che sia un bluff o una minaccia seria, la nuova sparata di Johnson mette seriamente in pericolo la possibilità di un accordo con Bruxelles. Anche nel negoziato concluso ad ottobre il premier britannico aveva ostinatamente rifiutato il piano messo a punto da Theresa May, salvo poi accettarlo all'ultimo momento. Questa volta, però, con il progetto di rinnegare gli accordi sottoscritti sul Nord Irlanda, il premier si crea da solo un ostacolo quasi insormontabile alla conclusione di un'intesa. È come quando nei film western di terza categoria il cattivo mette le pistole cariche sul tavolo da poker minacciando di usarle se non vince. Il rischio che la situazione sfugga di mano è altissimo. E una crisi politica che abbia come epicentro l'Irlanda del Nord può rapidamente riaccendere le violenze tra le comunità cattolica e protestante. L'unico motivo che induce qualche ottimismo è che la Gran Bretagna, la City, l'industria inglese e il settore dei servizi britannico hanno tutti molto più da perdere, se si arrivasse ad una hard Brexit, dei loro corrispettivi europei. In caso di mancato accordo, a gennaio i rapporti tra Londra e l'Europa sarebbero regolati solo dalle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio. Per l'economia di Oltremanica sarebbe un suicidio. E se Johnson sta buttando a mare il proverbiale "fair play" britannico, si spera che l'altrettanto proverbiale pragmatismo dei sudditi di Sua Maestà lo riporterà alla ragione.