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Il vaccino dell'eguaglianza

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La pandemia non è 'A livella della poesia di Totò e del poema di Giuseppe Parini che l'avrebbe ispirato: non rende simili
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La sospensione dei test sul “vaccino anglo-italiano” causata da una "reazione avversa" manifestata da uno dei 50 mila volontari, ci dice quanto la strada per la ricerca di un efficace trattamento di profilassi sia ancora lunga e fitta di insidie. La questione, tuttavia, viene rimossa perché l'investimento di fiducia nella possibilità di liberarci dal contagio e dall'angoscia, dalla paura dell'infezione e di un mondo pandemico è, oggi, il primo fattore di coesione sociale e di consenso politico. Per questo, l'allarme lanciato qualche giorno fa da Papa Francesco sembra stridere con il sentimento dominante. Quella che è la più alta, forse la sola, autorità morale riconosciuta, ha pronunciato parole politiche assai forti, mettendo in guardia dall'emergere di speculazioni e di interessi economici in materia di vaccino.

Non è stata, quella del Pontefice, un'invettiva moralista, né, tantome…
La sospensione dei test sul “vaccino anglo-italiano” causata da una "reazione avversa" manifestata da uno dei 50 mila volontari, ci dice quanto la strada per la ricerca di un efficace trattamento di profilassi sia ancora lunga e fitta di insidie. La questione, tuttavia, viene rimossa perché l'investimento di fiducia nella possibilità di liberarci dal contagio e dall'angoscia, dalla paura dell'infezione e di un mondo pandemico è, oggi, il primo fattore di coesione sociale e di consenso politico. Per questo, l'allarme lanciato qualche giorno fa da Papa Francesco sembra stridere con il sentimento dominante. Quella che è la più alta, forse la sola, autorità morale riconosciuta, ha pronunciato parole politiche assai forti, mettendo in guardia dall'emergere di speculazioni e di interessi economici in materia di vaccino.

Non è stata, quella del Pontefice, un'invettiva moralista, né, tantomeno, una perorazione antiscientifica, bensì un richiamo - definibile appunto politico - alla cruda realtà dello scenario planetario segnato irreparabilmente dal virus e dalle strategie per contrastarlo. La pandemia non è 'A livella della poesia di Totò e del poema di Giuseppe Parini che l'avrebbe ispirato: non rende uguali. Anzi, il virus ha ripercorso e accentuato le asimmetrie di classe, ha riprodotto le fratture tra gruppi sociali e comunità etniche, ha acutizzato le diseguaglianze di potere, di conoscenza e di risorse. E la situazione è destinata a peggiorare. Lo scarto tra la domanda e l'offerta del vaccino sarà comunque ampio: e, di conseguenza, si imporrà l'ineludibile questione etica e politica relativa ai criteri per individuare i primi destinatari della somministrazione.

Nel maggio scorso, un appello di numerosi capi di Stato e di Governo chiedeva "la fornitura gratuita di vaccini, test e trattamenti Covid 19 a tutti, ovunque; e l'accesso prioritario per i Paesi poveri". L'appello è rimasto inascoltato, eppure, considerare il vaccino come un bene comune e un interesse universale è il più saggio e razionale dei programmi di prevenzione. All'opposto, escludere vaste popolazioni dalla vaccinazione non vale a proteggere le comunità immunizzate, ma finisce fatalmente per renderle più vulnerabili. Ed è proprio questo che sfugge a quanti ritengono che la libera concorrenza sia la sola ed esauriente soluzione per tutte le contraddizioni e le sperequazioni del mercato. Oggi è in corso un'intensa competizione tra Paesi, industrie pubbliche e private, aziende multinazionali e laboratori scientifici, che non potrà non favorire i soggetti più forti.

Dunque, se c'è da augurarsi che tale e tanta concorrenza acceleri la produzione del vaccino, restano i dubbi su quanto avverrà dopo. La debolezza dei grandi organismi internazionali (in specie Onu e Oms) rende estremamente ardua la realizzazione di un "patto tra le nazioni" che consenta un accesso al vaccino, commisurato alle esigenze reali delle diverse popolazioni e dei diversi gruppi sociali. Il probabile esito è che il vaccino funzionerà come ulteriore fattore di discriminazione tra garantiti e non garantiti e di divisione tra Paesi ricchi e Paesi poveri. E, invece, la pandemia esigerebbe un radicale rinnovamento intellettuale e politico capace di affrontare tali questioni con un approccio adeguato. Partendo ancora dal presupposto che il vaccino sarà comunque una merce scarsa rispetto alla richiesta, si dovrà elaborare, in ciascun Paese, una scala di priorità per la sua somministrazione, rispondendo innanzitutto a una domanda: prima i giovani o prima gli anziani? Quale delle due opzioni potrà contribuire meglio alla tutela della salute di tutti?

Su Il Foglio di martedì scorso il biochimico Enrico Bucci ha considerato le diverse ragioni a favore dell'una o dell'altra scelta, lasciando aperto il dilemma. C'è, in questo, il senso tragico dell'attuale momento: qualunque decisione verrà presa sarà inevitabilmente crudele, dal momento che non potrà non privilegiare qualcuno a scapito di qualcun altro. Ciò che lascia senza parole è che la stragrande maggioranza della classe politica e di quella intellettuale sembra non esserne consapevole: e, dunque, diserta da quello che oggi è il solo compito alla nostra portata. Ovvero perseguire il male minore, limitare i danni, ridurre, come possibile, disparità e diseguaglianze.