La ferocia degli uomini vigliacchi
Michela Marzano , di MICHELA MARZANODall'omicidio di Willy allo strupro di Matera
Prima a Colleferro, poi anche a Matera: nel giro di pochi giorni, l'Italia si è dovuta confrontare a due tragedie che, sebbene molto diverse, ci costringono a fare i conti con i folli meccanismi della "logica del branco". A Colleferro, il branco ha massacrato a calci e pugni un ragazzo, Willy Monteiro Duarte, la cui unica colpa era stata quella di intervenire come paciere durante una rissa. A Marconia di Pisticci le vittime sono state due turiste inglesi di 15 anni che, venute a passare qualche giorno in Italia, sono state violentemente aggredite e stuprate durante una festa. Eventi diversi che rispondono però alla stessa logica assurda e assassina che si scatena quando un gruppo di individui - spesso giovani, quasi sempre maschi - si ritrovano insieme e, dopo aver designato una vittima - spesso femmina o disabile o straniera - si accaniscono brutalmente contro di lei.
"La determinazione del branco è immutabile e spaventosa", scriveva Elias…
"La determinazione del branco è immutabile e spaventosa", scriveva Elias…
Prima a Colleferro, poi anche a Matera: nel giro di pochi giorni, l'Italia si è dovuta confrontare a due tragedie che, sebbene molto diverse, ci costringono a fare i conti con i folli meccanismi della "logica del branco". A Colleferro, il branco ha massacrato a calci e pugni un ragazzo, Willy Monteiro Duarte, la cui unica colpa era stata quella di intervenire come paciere durante una rissa. A Marconia di Pisticci le vittime sono state due turiste inglesi di 15 anni che, venute a passare qualche giorno in Italia, sono state violentemente aggredite e stuprate durante una festa. Eventi diversi che rispondono però alla stessa logica assurda e assassina che si scatena quando un gruppo di individui - spesso giovani, quasi sempre maschi - si ritrovano insieme e, dopo aver designato una vittima - spesso femmina o disabile o straniera - si accaniscono brutalmente contro di lei.
"La determinazione del branco è immutabile e spaventosa", scriveva Elias Canetti, premio Nobel per la letteratura, in Massa e potere. Spiegando come, quando ci si ritrova in gruppo accanto a una vittima inerme, anche gli atti più terribili sembrano possibili, legittimi, talvolta addirittura irresistibili. Perché non approfittare d'altronde di una situazione in cui la persona che ci è di fronte è debole, fragile, e non può opporre resistenza? Perché fermarsi? Perché non andare avanti, non continuare a far male, non infierire? Perché accettare di riconoscere la comune umanità che ci caratterizza tutti e tutte quando il branco ci sostiene e ci istiga?
In quella villa a Marconia di Pisticci erano in otto. Otto ragazzi tra i 19 e i 24 anni che hanno preso di mira due adolescenti, minacciandole, picchiandole e violentandole. Facile, d'altronde, essere forti con i deboli quando si è in gruppo; facile approfittare della vulnerabilità nella quale, di fatto, si può trovare chiunque di noi quando è solo, straniero, diverso. È la stessa tecnica utilizzata dagli animali predatori quando fanno leva sulla potenza del proprio branco. Sono le stesse dinamiche messe en scena e descritte in maniera magistrale da Kubrick in Arancia meccanica: ci si annoia, si cerca l'ebrezza di un gesto trasgressivo, ci si sente onnipotenti e superiori, si attacca, si stupra, si uccide. Soprattutto quando si cresce illudendosi che la violenza sia una qualità e che la compassione, in fondo, sia solo una forma di debolezza; oppure che le donne non abbiano lo stesso valore degli uomini e possano essere trattate come oggetti, giocattoli, semplici cose da utilizzare e poi buttare via; oppure che il gruppo ci esoneri da ogni responsabilità individuale e la colpa ricada poi sulle stesse vittime.
Il vero problema di fronte al quale ci troviamo, quando si parla di "effetto branco", è l'assenza di quelle che Freud chiamava le "dighe psichiche", ossia di quel pudore, di quel disgusto e di quella compassione che ognuno di noi dovrebbe provare di fronte alla presenza altrui: quel "volto" di cui parla il filosofo francese Emmanuel Levinas, che si oppone alla brutalità della violenza perché interpella la nostra umanità; quel valore intrinseco che possiede ogni persona, indipendentemente dal colore della pelle, dalla nazionalità, dall'orientamento sessuale o dal genere.
Alle due ragazzine inglesi, prima che fossero violentate, erano state somministrate sostanze stupefacenti. Lo stupro, oltre che brutale ed efferato, era stato dunque ben orchestrato. Gli otto maschi si erano organizzati proprio come fanno i grandi felini quando partono a caccia: si muovono insieme, circondano insieme la preda e insieme la ammazzano. Ma lo sforzo della civilizzazione, per parafrasare il grande sociologo Norbert Elias, non dovrebbe consistere nello scegliere responsabilmente di essere sempre più civili?
"La determinazione del branco è immutabile e spaventosa", scriveva Elias Canetti, premio Nobel per la letteratura, in Massa e potere. Spiegando come, quando ci si ritrova in gruppo accanto a una vittima inerme, anche gli atti più terribili sembrano possibili, legittimi, talvolta addirittura irresistibili. Perché non approfittare d'altronde di una situazione in cui la persona che ci è di fronte è debole, fragile, e non può opporre resistenza? Perché fermarsi? Perché non andare avanti, non continuare a far male, non infierire? Perché accettare di riconoscere la comune umanità che ci caratterizza tutti e tutte quando il branco ci sostiene e ci istiga?
In quella villa a Marconia di Pisticci erano in otto. Otto ragazzi tra i 19 e i 24 anni che hanno preso di mira due adolescenti, minacciandole, picchiandole e violentandole. Facile, d'altronde, essere forti con i deboli quando si è in gruppo; facile approfittare della vulnerabilità nella quale, di fatto, si può trovare chiunque di noi quando è solo, straniero, diverso. È la stessa tecnica utilizzata dagli animali predatori quando fanno leva sulla potenza del proprio branco. Sono le stesse dinamiche messe en scena e descritte in maniera magistrale da Kubrick in Arancia meccanica: ci si annoia, si cerca l'ebrezza di un gesto trasgressivo, ci si sente onnipotenti e superiori, si attacca, si stupra, si uccide. Soprattutto quando si cresce illudendosi che la violenza sia una qualità e che la compassione, in fondo, sia solo una forma di debolezza; oppure che le donne non abbiano lo stesso valore degli uomini e possano essere trattate come oggetti, giocattoli, semplici cose da utilizzare e poi buttare via; oppure che il gruppo ci esoneri da ogni responsabilità individuale e la colpa ricada poi sulle stesse vittime.
Il vero problema di fronte al quale ci troviamo, quando si parla di "effetto branco", è l'assenza di quelle che Freud chiamava le "dighe psichiche", ossia di quel pudore, di quel disgusto e di quella compassione che ognuno di noi dovrebbe provare di fronte alla presenza altrui: quel "volto" di cui parla il filosofo francese Emmanuel Levinas, che si oppone alla brutalità della violenza perché interpella la nostra umanità; quel valore intrinseco che possiede ogni persona, indipendentemente dal colore della pelle, dalla nazionalità, dall'orientamento sessuale o dal genere.
Alle due ragazzine inglesi, prima che fossero violentate, erano state somministrate sostanze stupefacenti. Lo stupro, oltre che brutale ed efferato, era stato dunque ben orchestrato. Gli otto maschi si erano organizzati proprio come fanno i grandi felini quando partono a caccia: si muovono insieme, circondano insieme la preda e insieme la ammazzano. Ma lo sforzo della civilizzazione, per parafrasare il grande sociologo Norbert Elias, non dovrebbe consistere nello scegliere responsabilmente di essere sempre più civili?