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(ansa)

Il referendum è un voto sui 5S

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È abbastanza chiaro, e non da oggi, che il referendum sul taglio dei parlamentari sarà anche un voto sul Movimento Cinque Stelle come è oggi, quasi due anni e mezzo dopo il grande successo elettorale del 2018. Allora la marea anti-politica toccò l'apice, con oltre il 32 per cento alle liste grilline. Cinque anni prima l'exploit era stato quasi altrettanto clamoroso: guidato dal suo fondatore, Beppe Grillo, il movimento aveva superato di poco e a sorpresa il 25 per cento. Voleva dire che dopo cinque anni a contatto con i palazzi romani, dal 2013 al '18, i 5S non solo non si erano logorati, ma avevano ancora aumentato i loro consensi. Lo scossone al sistema era impressionante, confermato del resto dall'elezione dei sindaci di Roma e Torino.

Oggi, come è noto, lo scenario è ben diverso. Il movimento è lacerato e schiacciato nelle sue contraddizioni. Ha pagato un prezzo per il patto di governo con il Pd, malamente bilanciat…
È abbastanza chiaro, e non da oggi, che il referendum sul taglio dei parlamentari sarà anche un voto sul Movimento Cinque Stelle come è oggi, quasi due anni e mezzo dopo il grande successo elettorale del 2018. Allora la marea anti-politica toccò l'apice, con oltre il 32 per cento alle liste grilline. Cinque anni prima l'exploit era stato quasi altrettanto clamoroso: guidato dal suo fondatore, Beppe Grillo, il movimento aveva superato di poco e a sorpresa il 25 per cento. Voleva dire che dopo cinque anni a contatto con i palazzi romani, dal 2013 al '18, i 5S non solo non si erano logorati, ma avevano ancora aumentato i loro consensi. Lo scossone al sistema era impressionante, confermato del resto dall'elezione dei sindaci di Roma e Torino.

Oggi, come è noto, lo scenario è ben diverso. Il movimento è lacerato e schiacciato nelle sue contraddizioni. Ha pagato un prezzo per il patto di governo con il Pd, malamente bilanciato dal rifiuto di stringere alleanze sul piano locale. Ha rinnegato buona parte dei suoi principi e il gruppo dirigente ha cessato da tempo di proiettare l'immagine mediatica, probabilmente mai stata vera, di un manipolo di giovani inesperti ma genuini, uniti da vincoli di amicizia e solidarietà. Tutti i recenti passaggi elettorali sono stati negativi per il movimento, che si trova a gestire con il minimo di credibilità il massimo del potere, quale onda lunga del trionfale 2018. La fine dell'illusione, ossia che si potesse governare una nazione complessa attraverso i principi dell'anti-politica e dell'anti-casta elevati a ideologia, ha condotto all'incaglio attuale. Ecco perché il referendum ha l'aspetto di una zattera di salvataggio da afferrare come ultima salvezza prima che sia troppo tardi.

Al taglio dei parlamentari si è arrivati al di fuori di una cornice di riforme costituzionali, il che rappresenta in modo emblematico l'ideologia dei 5S. Due anni fa il referendum sarebbe stato in linea con il loro momento magico, oggi sembra fuori tempo. Tuttavia rappresenta per Di Maio e i suoi compagni l'occasione di risalire la china nonostante la perdita di consensi elettorali. Quindi il referendum si presenta di fatto come un plebiscito sul "grillismo" nel 2020 e non potrebbe essere altrimenti. Il ministro Speranza dice che bisogna votare "pensando alla Costituzione e non al governo". Tuttavia non è l'esecutivo Conte a dover temere il risultato referendario, persino nell'ipotesi estrema di una vittoria del No: i suoi problemi verranno semmai dall'esito delle Regionali, se il Pd dovesse soffrire troppo. Viceversa il referendum interessa soprattutto il M5S e le sue prospettive a breve termine.

Per i protagonisti di un esperimento politico che peraltro già mostra la corda, l'insuccesso moltiplicherebbe la spinta alla resa dei conti interna. Ma nell'immediato la posizione filo-governativa uscirebbe rafforzata, in quanto i ministeri sarebbero lo scudo più idoneo - forse il solo - per ripararsi dalla sconfitta nel Paese. Ne deriva che molti italiani voteranno pensando alla Costituzione e molti altri si porranno alcuni interrogativi politici. Consapevoli che il Sì o il No avrà effetti non tanto sul futuro di Conte, quanto sull'identità del M5S. Se si confermasse che la tensione anti-politica si è esaurita o molto attenuata, il movimento grillino dovrà porsi qualche domanda. E forse imboccare una strada diversa.