"E metti la mascherina, e togli la mascherina: ma è mai possibile?" si domandava Raffaele Fitto il 6 aprile, giustamente indignato contro il balletto di regole contro la pandemia. Spiegando il 18 agosto, a chi non l'avesse ancora capito, che "salvare le vite umane è più importante di una poltrona e della stessa campagna elettorale". Eppure qualcosa dev'essere andato storto, se ieri proprio lui ha annunciato di essere risultato asintomatico ma positivo al coronavirus, con un tampone fatto due giorni dopo la fine della campagna elettorale che lo ha visto perdere contro Michele Emiliano.
E non è certo per maramaldeggiare che oggi tutti ci domandiamo - augurandogli di cuore che possa uscire in ottima salute dalla quarantena obbligatoria - quale sia stata la falla che ha aperto la strada al virus, nella lunga campagna elettorale che lo ha visto girare la Puglia in lungo e in largo.
Non per cercare una colpa - sia chiaro - perch&eacut…
E non è certo per maramaldeggiare che oggi tutti ci domandiamo - augurandogli di cuore che possa uscire in ottima salute dalla quarantena obbligatoria - quale sia stata la falla che ha aperto la strada al virus, nella lunga campagna elettorale che lo ha visto girare la Puglia in lungo e in largo.
Non per cercare una colpa - sia chiaro - perch&eacut…
"E metti la mascherina, e togli la mascherina: ma è mai possibile?" si domandava Raffaele Fitto il 6 aprile, giustamente indignato contro il balletto di regole contro la pandemia. Spiegando il 18 agosto, a chi non l'avesse ancora capito, che "salvare le vite umane è più importante di una poltrona e della stessa campagna elettorale". Eppure qualcosa dev'essere andato storto, se ieri proprio lui ha annunciato di essere risultato asintomatico ma positivo al coronavirus, con un tampone fatto due giorni dopo la fine della campagna elettorale che lo ha visto perdere contro Michele Emiliano.
E non è certo per maramaldeggiare che oggi tutti ci domandiamo - augurandogli di cuore che possa uscire in ottima salute dalla quarantena obbligatoria - quale sia stata la falla che ha aperto la strada al virus, nella lunga campagna elettorale che lo ha visto girare la Puglia in lungo e in largo.
Non per cercare una colpa - sia chiaro - perché la stessa cosa è capitata anche ad altri politici, da Zingaretti a Berlusconi, e è successa anche altrove. Per esempio nel Veneto, dove il candidato del centrosinistra Arturo Lorenzoni s'è dovuto chiudere in casa a due settimane dal voto, anche lui per un tampone positivo, concludendo la sua campagna elettorale con comizi in teleconferenza, mentre il virologo Crisanti annunciava test a tappeto tra tutti i suoi contatti recenti.
Il fatto è che la politica vive di contatti ravvicinati e di incontri a sorpresa e anche se non più il tempo dei baci e degli abbracci che regalarono a Salvatore Cuffaro il soprannome di "Totò Vasa-Vasa", quando c'è di mezzo un voto è sempre difficile negare una stretta di mano, un buffetto o almeno una pacca sulla spalla. Così, nonostante sembri assai probabile che a contagiare Fitto sia stato il suo autista, nell'inevitabile contiguità quotidiana, nessuno può dire in che giorno e a che ora il virus abbia raggiunto il candidato, mentre lui incontrava mezza Puglia.
E se a fine agosto tutti si chiedevano se lui fosse stato infettato, dopo aver visitato accanto a Giorgia Meloni - entrambi senza mascherina - quell'azienda ortofrutticola di Polignano a Mare diventata il più grosso cluster di tutta la Puglia con i suoi 101 positivi, oggi a Bari il dipartimento Prevenzione dell'Asl si pone la domanda opposta, preparandosi ad allestire i tendoni per centinaia di test: chi può aver contagiato, il candidato Fitto, prima di fare il tampone?
Così è tutto un track and trace, inseguendo politici locali e cronisti in trasferta, militanti troppo assidui e telegiornalisti troppo aggressivi come quelli che nella serata della sconfitta hanno saltato il distanziamento nel salone del più celebre albergo di Bari per mettergli il microfono il più vicino alla bocca, tutti ovviamente ignari del rischio (e disinvoltamente incuranti delle regole).
Sappiamo tutti che oggi Fitto non paga con la sua quarantena solo i suoi errori, che pure ci sono stati, ma anche quel buco nella rete eretta contro la pandemia che è rimasto aperto grazie alla irresponsabile leggerezza di personalità pubbliche - un nome per tutti: Matteo Salvini - che invece di diventare i predicatori della prudenza hanno preferito diventare i testimonial dell'insofferenza: "E metti la mascherina, e togli la mascherina...".
E non è certo per maramaldeggiare che oggi tutti ci domandiamo - augurandogli di cuore che possa uscire in ottima salute dalla quarantena obbligatoria - quale sia stata la falla che ha aperto la strada al virus, nella lunga campagna elettorale che lo ha visto girare la Puglia in lungo e in largo.
Non per cercare una colpa - sia chiaro - perché la stessa cosa è capitata anche ad altri politici, da Zingaretti a Berlusconi, e è successa anche altrove. Per esempio nel Veneto, dove il candidato del centrosinistra Arturo Lorenzoni s'è dovuto chiudere in casa a due settimane dal voto, anche lui per un tampone positivo, concludendo la sua campagna elettorale con comizi in teleconferenza, mentre il virologo Crisanti annunciava test a tappeto tra tutti i suoi contatti recenti.
Il fatto è che la politica vive di contatti ravvicinati e di incontri a sorpresa e anche se non più il tempo dei baci e degli abbracci che regalarono a Salvatore Cuffaro il soprannome di "Totò Vasa-Vasa", quando c'è di mezzo un voto è sempre difficile negare una stretta di mano, un buffetto o almeno una pacca sulla spalla. Così, nonostante sembri assai probabile che a contagiare Fitto sia stato il suo autista, nell'inevitabile contiguità quotidiana, nessuno può dire in che giorno e a che ora il virus abbia raggiunto il candidato, mentre lui incontrava mezza Puglia.
E se a fine agosto tutti si chiedevano se lui fosse stato infettato, dopo aver visitato accanto a Giorgia Meloni - entrambi senza mascherina - quell'azienda ortofrutticola di Polignano a Mare diventata il più grosso cluster di tutta la Puglia con i suoi 101 positivi, oggi a Bari il dipartimento Prevenzione dell'Asl si pone la domanda opposta, preparandosi ad allestire i tendoni per centinaia di test: chi può aver contagiato, il candidato Fitto, prima di fare il tampone?
Così è tutto un track and trace, inseguendo politici locali e cronisti in trasferta, militanti troppo assidui e telegiornalisti troppo aggressivi come quelli che nella serata della sconfitta hanno saltato il distanziamento nel salone del più celebre albergo di Bari per mettergli il microfono il più vicino alla bocca, tutti ovviamente ignari del rischio (e disinvoltamente incuranti delle regole).
Sappiamo tutti che oggi Fitto non paga con la sua quarantena solo i suoi errori, che pure ci sono stati, ma anche quel buco nella rete eretta contro la pandemia che è rimasto aperto grazie alla irresponsabile leggerezza di personalità pubbliche - un nome per tutti: Matteo Salvini - che invece di diventare i predicatori della prudenza hanno preferito diventare i testimonial dell'insofferenza: "E metti la mascherina, e togli la mascherina...".