✕
Un Caf a Napoli 

Reddito di cittadinanza, i poveri non sono colpevoli

Ci sono tanti difetti da correggere. Una sinistra degna di questo nome dovrebbe lavorare per migliorare uno strumento indispensabile di sostegno al reddito dei più bisognosi
2 minuti di lettura
È certamente uno scandalo che le famiglie dei violenti che hanno ucciso Willy Monteiro Duarte a Colleferro fruissero del reddito di cittadinanza nonostante godessero di un tenore di vita certamente più che modesto. Così come è problematica l'incapacità dei centri per l'impiego, anche in epoca pre-Covid, di favorire l'incontro tra offerta e domanda di lavoro, non solo rispetto ai percettori di RdC, ma in generale. Altrettanto problematico, a mio sommesso parere, è che la giusta denuncia di questi fenomeni venga utilizzata per riattizzare la mai sopita ostilità trasversale a tutti i partiti e a giornalisti di vario orientamento contro lo strumento e contro i poveri stessi, tutti accomunati nello stereotipo degli "sdraiati sul divano" (copyright di Di Maio, inventore senza tema di ridicolo delle "misure anti-divano"), oppure dell'evasore imbroglione.

Non suscita, invece, nessuno scandalo, né denu…
È certamente uno scandalo che le famiglie dei violenti che hanno ucciso Willy Monteiro Duarte a Colleferro fruissero del reddito di cittadinanza nonostante godessero di un tenore di vita certamente più che modesto. Così come è problematica l'incapacità dei centri per l'impiego, anche in epoca pre-Covid, di favorire l'incontro tra offerta e domanda di lavoro, non solo rispetto ai percettori di RdC, ma in generale. Altrettanto problematico, a mio sommesso parere, è che la giusta denuncia di questi fenomeni venga utilizzata per riattizzare la mai sopita ostilità trasversale a tutti i partiti e a giornalisti di vario orientamento contro lo strumento e contro i poveri stessi, tutti accomunati nello stereotipo degli "sdraiati sul divano" (copyright di Di Maio, inventore senza tema di ridicolo delle "misure anti-divano"), oppure dell'evasore imbroglione.

Non suscita, invece, nessuno scandalo, né denuncia da parte del politico di turno o inchiesta giornalistica il fatto che molti "poveri veri", tra cui molti stranieri pur regolarmente residenti, siano invece esclusi dal RdC, o che una scala di equivalenza assurda penalizzi i minorenni rispetto agli adulti, come se avessero meno bisogni, e le famiglie numerose rispetto a quelle più piccole, in netta contrapposizione a quanto i dati empirici mostrano sulla diffusione della povertà.

Se ne è dovuto prendere atto durante il lockdown, quando si è constatata l'importanza di uno strumento come il RdC a fronte dell'aumento della povertà, ma se ne sono visti anche i limiti, sia per la farraginosità della procedura (che pure non riesce a evitare imbrogli), sia per regole di accesso escludenti. Al punto che in tutta fretta si è creato un altro strumento, il Rem (reddito di emergenza), con altri criteri, per coprire una parte degli impoveriti che non riuscivano ad ottenere il Rdc.

Che sia la destra a sparare sul RdC si può capire, anche se in molti Paesi sono stati i partiti conservatori a introdurre un reddito minimo per i poveri. Non si capisce invece perché questo sport sia tanto amato anche a sinistra, in particolare nel Pd. Quando era segretario del Pd e presidente del Consiglio Renzi si oppose fin che poté persino all'antecedente del RdC, il modestissimo Rei (reddito di inclusione), con l'argomento che incoraggiava i fannulloni. Quando venne approvato il RdC (con lo scandaloso voto contrario del Pd allora all'opposizione), Boschi propose addirittura un referendum abrogativo. Ora Bonaccini è tornato sull'argomento. Come se non ci fossero disoccupazione, lavoro povero e poverissimo, e non mancassero politiche di qualificazione dell'offerta di lavoro. Come se la povertà fosse un problema di pigrizia dei poveri o, in alternativa, una bugia di ricchi evasori.

Sarebbe invece ora di rivedere il RdC, sulla base dell'esperienza di ormai un anno, per correggerne i difetti più importanti. Tra questi c'è certamente la questione di una collaborazione più stretta e tempestiva tra Inps, Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza per i controlli sulla veridicità della documentazione prodotta dagli aspiranti beneficiari.

Ma ce ne sono altre: la scala di equivalenza iniqua nei confronti dei minorenni e delle famiglie numerose; lo strumento dell'Isee che rischia di dare una rappresentazione dei redditi non aggiornata; l'assenza di meccanismi premiali per integrare il sussidio con attività lavorative, con la conseguenza di disincentivare il lavoro, anche parziale; la scarsa capacità dei centri per l'impiego sia di far incontrare domanda e offerta di lavoro, sia di accompagnare in processi di formazione e riqualificazione lavorativa seri; l'inutilità della figura dei navigator, salvo che come forma di occupazione temporanea per i navigator stessi; la mancanza, nei patti di inclusione, di una attenzione specifica per i bisogni e diritti, educativi e non, delle bambine/i e adolescenti.

C'è ampia materia, per una sinistra degna di questo nome, per lavorare a migliorare uno strumento indispensabile di sostegno al reddito dei più poveri, invece di baloccarsi con stereotipi che servono solo a deresponsabilizzarsi come decisori politici.