✕
Luigi Di Maio e Pasquale Tridico 

Chi è coinvolto dal caso Tridico

Ascolta l'audio

La vicenda non disturba solo la maggioranza, rivelando le contraddizioni del Movimento 5 Stelle. Anche l'opposizione è invischiata
2 minuti di lettura
Stefano Fassina, eletto alla Camera con LeU ed esponente del "sovranismo di sinistra", parla del caso Tridico - portato alla luce da Repubblica - come di "un'ennesima campagna di fango mediatico-politica per far saltare l'alleanza Pd-5S e il governo Conte". E aggiunge: "Gli è andata male con il referendum e ora ci riprovano". In realtà più che una campagna fangosa la vicenda del presidente dell'Inps testimonia del comportamento approssimativo e opaco di una certa classe dirigente amministrativa e politica. Soprattutto la seconda. Ciò che inquina il dibattito pubblico, è stato rilevato, non è tanto l'adeguamento in sé degli stipendi ai vertici dell'istituto, tema per cui si poneva comunque un problema di sensibilità sociale e dunque di opportunità politica, quanto il modo poco trasparente e obliquo attraverso cui si è giunti alla decisione.

Nonostante quel che pensa …
Stefano Fassina, eletto alla Camera con LeU ed esponente del "sovranismo di sinistra", parla del caso Tridico - portato alla luce da Repubblica - come di "un'ennesima campagna di fango mediatico-politica per far saltare l'alleanza Pd-5S e il governo Conte". E aggiunge: "Gli è andata male con il referendum e ora ci riprovano". In realtà più che una campagna fangosa la vicenda del presidente dell'Inps testimonia del comportamento approssimativo e opaco di una certa classe dirigente amministrativa e politica. Soprattutto la seconda. Ciò che inquina il dibattito pubblico, è stato rilevato, non è tanto l'adeguamento in sé degli stipendi ai vertici dell'istituto, tema per cui si poneva comunque un problema di sensibilità sociale e dunque di opportunità politica, quanto il modo poco trasparente e obliquo attraverso cui si è giunti alla decisione.

Nonostante quel che pensa Fassina, se l'intesa 5S-Pd è così fragile che basta una polemica sull'Inps per metterla a rischio, la questione riguarda il patto di governo e non i giornali che gettano luce sulle zone d'ombra. Quanto al referendum, chi ha votato Sì pensando di salvaguardare i Cinque Stelle e il governo - come afferma l'esponente della sinistra - si è assunto una certa responsabilità, visto che ha contribuito a incrinare la Carta costituzionale per inseguire la convenienza politica del momento. Abbastanza sorprendente, considerato che Fassina - di cui si ricorda l'aspra opposizione alla riforma Renzi del 2016 - ha fondato un movimento intitolato Patria e Costituzione.

Tuttavia il caso Tridico non disturba solo la maggioranza, rivelando le bizzarre contraddizioni dei Cinque Stelle che vorrebbero essere classe dirigente e invece finiscono per accrescere i dubbi circa le loro qualità di governo a tutti i livelli. Anche l'opposizione è invischiata negli aspetti meschini della vicenda. È Giorgia Meloni a svelarlo quando si domanda come sia possibile che Di Maio e Conte chiedano oggi lumi ignorando che l'aumento di stipendio al presidente dell'istituto previdenziale (e anche a quello dell'Inail) era stato deciso nel giugno 2019. E chi lo decise? Il ministero del Lavoro retto allora proprio da Di Maio, mentre a Palazzo Chigi, con una maggioranza molto diversa da oggi, sedeva lo stesso premier.

La domanda di Fratelli d'Italia è legittima, ma lascia nell'ombra un terzo soggetto: la Lega di Salvini, oggi nel fronte di opposizione ma nel primo semestre del 2019 ancora al governo con i Cinque Stelle.

Sottosegretario al ministero del Lavoro, quando si dà corso all'accordo per adeguare gli stipendi ai vertici di Inps e Inail, è il leghista Durigon. Difficile credere che ignorasse la decisione nata da un'intesa nell'ambito della maggioranza, la stessa che aveva portato alla scelta di Tridico come presidente. Scelta che lo stesso Durigon, dopo essere passato all'opposizione, criticherà con vigore, ma ammettendo che si trattava del frutto obbligato di una lottizzazione.

Di conseguenza, se Di Maio e Conte erano a conoscenza dei fatti, come la Meloni sospetta, è strano che il terzo personaggio al vertice dell'esecutivo, cioè Salvini, ne fosse invece all'oscuro. In altri termini la leader di FdI rivendica per sé la coerenza di una linea di opposizione che Salvini non può certo esibire. Forse la sottolineatura non è voluta. O forse invece sì. In ogni caso, chi deve intendere intenderà.