Occhi chiusi sui migranti
Massimo Riva , di MASSIMO RIVA
Molto rumore per nulla? Dove sta il grande cambiamento di rotta promesso da Bruxelles in materia di gestione europea delle migrazioni? Di certo non ve ne è traccia nel testo di riforma del regolamento di Dublino annunciato da Ursula von der Leyen. Con qualche eccessivo rullo di tamburi mediatici, infatti, la presidente della Commissione ha presentato una proposta di revisione della materia con la quale in sostanza si fa finta di razionalizzare l'attuale squilibrato e insoddisfacente stato dell'arte lasciando però intatti i nodi disciplinari di fondo. In particolare, quello del rifiuto di solidarietà intracomunitaria sfrontatamente opposto da alcuni Paesi - non soltanto dell'Est - ad accettare quell'obbligo alla ripartizione dei rifugiati che sta ancora scritto nel codice di Dublino.
Ecco un primo passaggio sconcertante delle nuove proposte di Bruxelles. Anziché trovare il modo di richiamare tutti i 27 soci dell'Unione a un obbligo che &…
Ecco un primo passaggio sconcertante delle nuove proposte di Bruxelles. Anziché trovare il modo di richiamare tutti i 27 soci dell'Unione a un obbligo che &…
Molto rumore per nulla? Dove sta il grande cambiamento di rotta promesso da Bruxelles in materia di gestione europea delle migrazioni? Di certo non ve ne è traccia nel testo di riforma del regolamento di Dublino annunciato da Ursula von der Leyen. Con qualche eccessivo rullo di tamburi mediatici, infatti, la presidente della Commissione ha presentato una proposta di revisione della materia con la quale in sostanza si fa finta di razionalizzare l'attuale squilibrato e insoddisfacente stato dell'arte lasciando però intatti i nodi disciplinari di fondo. In particolare, quello del rifiuto di solidarietà intracomunitaria sfrontatamente opposto da alcuni Paesi - non soltanto dell'Est - ad accettare quell'obbligo alla ripartizione dei rifugiati che sta ancora scritto nel codice di Dublino.
Ecco un primo passaggio sconcertante delle nuove proposte di Bruxelles. Anziché trovare il modo di richiamare tutti i 27 soci dell'Unione a un obbligo che è nelle regole elementari di una comunità politico-economica degna di questa definizione, von der Leyen propone di cancellare questo vincolo. I più benevoli possono anche sostenere che si tratta di una scelta ispirata al pragmatismo politico di chi lavora tenendo i piedi per terra: se una regola non viene rispettata tanto vale toglierla di mezzo. Solo che questa decisione dice anche un'altra cosa politicamente ben più imbarazzante. Dice che, di fronte all'impetuosa fioritura ariano-sovranista in corso sui confini orientali dell'Unione, Bruxelles non solo rifugge dallo scontro aperto ma finisce per fare proprie le ragioni al fondo razziste dei nemici di un'Europa liberale. Come ha subito colto il più arrogante dei caporioni sovranisti, Viktor Orbán, che in un'intervista alla Reuters ha voluto manifestare un esplicito apprezzamento a von der Layen proprio per la cancellazione dell'obbligo di ricollocamento dei rifugiati.
Rende poi ancora più indigesta questa scelta di Bruxelles la correlata proposta compensativa di monetizzazione dell'egoismo nazionalistico. Come l'idea di porre a carico dei Paesi renitenti all'accoglimento gli oneri economici per il rimpatrio di quei non pochi migranti che non dovessero avere le buone ragioni di diritto per essere ospitati nell'Unione. Trascuriamo pure che un tale meccanismo opererebbe soltanto in "circostanze eccezionali" non chiarite né predefinite, resta il fatto che simile proposta suona come una presa in giro per Italia, Grecia e Spagna. I tre Paesi della sponda sud del Mediterraneo resterebbero comunque soffocati nei momenti di picco delle ondate migratorie esattamente come avviene oggi. L'unica differenza è che avrebbero la, per altro malcerta, consolazione di poter forse un giorno mandare non si sa bene a chi e come il conto dei rimpatri riusciti. Chi a Bruxelles (e nelle principali capitali nord-europee) guarda in simili termini alla gestione del fenomeno migratorio non mostra soltanto una pericolosa indulgenza verso governi e forze sociali che ostentano tendenze autoritarie e illiberali. Come non bastasse aggrava questo già serio errore strategico perché offre facili argomenti alla predicazione nazional-sovranista nei Paesi più esposti sul fronte migratorio. A cominciare dall'Italia.
Le proposte di von der Leyen dovranno comunque andare all'esame del Parlamento Ue. Si può sperare che nella dialettica tra forze politiche sovranazionali emerga il limite più nascosto di questo progetto: quello di essere figlio di una visione secondo cui l'unanimità è un dogma che giustifica qualunque errore.
Ecco un primo passaggio sconcertante delle nuove proposte di Bruxelles. Anziché trovare il modo di richiamare tutti i 27 soci dell'Unione a un obbligo che è nelle regole elementari di una comunità politico-economica degna di questa definizione, von der Leyen propone di cancellare questo vincolo. I più benevoli possono anche sostenere che si tratta di una scelta ispirata al pragmatismo politico di chi lavora tenendo i piedi per terra: se una regola non viene rispettata tanto vale toglierla di mezzo. Solo che questa decisione dice anche un'altra cosa politicamente ben più imbarazzante. Dice che, di fronte all'impetuosa fioritura ariano-sovranista in corso sui confini orientali dell'Unione, Bruxelles non solo rifugge dallo scontro aperto ma finisce per fare proprie le ragioni al fondo razziste dei nemici di un'Europa liberale. Come ha subito colto il più arrogante dei caporioni sovranisti, Viktor Orbán, che in un'intervista alla Reuters ha voluto manifestare un esplicito apprezzamento a von der Layen proprio per la cancellazione dell'obbligo di ricollocamento dei rifugiati.
Rende poi ancora più indigesta questa scelta di Bruxelles la correlata proposta compensativa di monetizzazione dell'egoismo nazionalistico. Come l'idea di porre a carico dei Paesi renitenti all'accoglimento gli oneri economici per il rimpatrio di quei non pochi migranti che non dovessero avere le buone ragioni di diritto per essere ospitati nell'Unione. Trascuriamo pure che un tale meccanismo opererebbe soltanto in "circostanze eccezionali" non chiarite né predefinite, resta il fatto che simile proposta suona come una presa in giro per Italia, Grecia e Spagna. I tre Paesi della sponda sud del Mediterraneo resterebbero comunque soffocati nei momenti di picco delle ondate migratorie esattamente come avviene oggi. L'unica differenza è che avrebbero la, per altro malcerta, consolazione di poter forse un giorno mandare non si sa bene a chi e come il conto dei rimpatri riusciti. Chi a Bruxelles (e nelle principali capitali nord-europee) guarda in simili termini alla gestione del fenomeno migratorio non mostra soltanto una pericolosa indulgenza verso governi e forze sociali che ostentano tendenze autoritarie e illiberali. Come non bastasse aggrava questo già serio errore strategico perché offre facili argomenti alla predicazione nazional-sovranista nei Paesi più esposti sul fronte migratorio. A cominciare dall'Italia.
Le proposte di von der Leyen dovranno comunque andare all'esame del Parlamento Ue. Si può sperare che nella dialettica tra forze politiche sovranazionali emerga il limite più nascosto di questo progetto: quello di essere figlio di una visione secondo cui l'unanimità è un dogma che giustifica qualunque errore.