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(reuters)

Siamo ancora a Dublino

Migranti, il piano Ue e il processo a Salvini
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Al processo che si aprirà oggi a Catania, Matteo Salvini riproporrà la sua soluzione navale del problema dei profughi. Nei suoi 15 mesi al Viminale ha cercato di lasciare il più a lungo possibile uomini, donne e bambini salvati in mare, spesso in condizioni di salute precarie, su navi ormeggiate nei nostri porti. Ora vorrebbe chiudere gli hotspot e mettere le persone ivi ospitate in navi ormeggiate al largo, insieme ai nuovi arrivi da mettere in quarantena, per poi rimpatriare tutti. Eppure sa benissimo che solo una parte minima di questi immigrati potrà essere rimpatriata, e comunque non in tempi brevi. Lui stesso da ministro dell'Interno ne ha rimpatriati 7.200, meno del suo predecessore al Viminale, nonostante avesse promesso di espellerli tutti. Quindi i profughi dovrebbero rimanere per mesi o anni in mare, in condizioni ambientali e sanitarie ancora più disumane che negli hotspot e destinate a peggiorare nel tempo, e probabilmente a un costo…
Al processo che si aprirà oggi a Catania, Matteo Salvini riproporrà la sua soluzione navale del problema dei profughi. Nei suoi 15 mesi al Viminale ha cercato di lasciare il più a lungo possibile uomini, donne e bambini salvati in mare, spesso in condizioni di salute precarie, su navi ormeggiate nei nostri porti. Ora vorrebbe chiudere gli hotspot e mettere le persone ivi ospitate in navi ormeggiate al largo, insieme ai nuovi arrivi da mettere in quarantena, per poi rimpatriare tutti. Eppure sa benissimo che solo una parte minima di questi immigrati potrà essere rimpatriata, e comunque non in tempi brevi. Lui stesso da ministro dell'Interno ne ha rimpatriati 7.200, meno del suo predecessore al Viminale, nonostante avesse promesso di espellerli tutti. Quindi i profughi dovrebbero rimanere per mesi o anni in mare, in condizioni ambientali e sanitarie ancora più disumane che negli hotspot e destinate a peggiorare nel tempo, e probabilmente a un costo per il contribuente ancora maggiore. Non è l'unico politico in difficoltà a ricorrere a queste proposte plateali. Anche Boris Johnson, alla ricerca dei consensi perduti, ha messo in giro la stessa idea proprio in questi giorni.

Durante il suo mandato di ministro degli Interni Salvini ha disertato 7 vertici europei su 8 sul tema dell'immigrazione. La ministra Lamorgese ha dimostrato ben altra attenzione all'Europa. E per fortuna: proprio in questi giorni la Commissione ha pubblicato le sue proposte per la gestione del problema dei rifugiati. Siamo ancora ben lontani dal superamento del Trattato di Dublino preannunciato da Ursula von der Leyen, ma ci sono spiragli riguardo alla condivisione dei costi dell'accoglienza che il nostro Paese ha tutto l'interesse ad ingrandire.

Nella proposta, le misure di condivisione vere e proprie sono per ora circoscritte alla prima accoglienza e alla valutazione delle domande d'asilo nel caso dei salvataggi in mare, quelli su cui è più forte l'attenzione mediatica (e di Salvini). Ma molti sbarchi di profughi avvengono senza il coinvolgimento della guardia costiera o delle ong e molti altri via terra. È quindi importante battersi per estendere la condivisione degli oneri alla gestione dell'insieme degli arrivi. Altrimenti l'effetto paradossale potrebbe essere quello di incentivare le Ong e la guardia costiera a intervenire anche quando non strettamente necessario, incoraggiando più profughi a mettersi in mare.

L'altra forma di condivisione prevista dalla riforma riguarda le spese di rimpatrio. Ma, come già accennato, i rimpatri riguardano una minima parte degli arrivi illegali, perché i Paesi di origine non hanno alcun interesse a riammettere gli immigrati che noi espelliamo. L'Italia dovrebbe battersi per una condivisione effettiva degli oneri legati all'accoglienza e al trattamento di coloro - e sono la maggioranza - che rimarranno sul territorio dell'Unione nonostante la loro domanda sia stata respinta.

Ovviamente una alternativa è redistribuire i richiedenti asilo fra i diversi Paesi dell'Unione. Ma è un'alternativa irrealistica. Era già prevista, e non è mai stata operativa: ha coinvolto solo 12.700 persone su 339mila sbarcate nel nostro Paese dal 2015 al 2018. Una seconda alternativa, più realistica, è la condivisione degli oneri in termini monetari: chi rifiuta di prendere in carico i richiedenti asilo dovrà coprire i costi del Paese di prima accoglienza. Questa alternativa è ora prevista nella proposta della Commissione. È bene non farsi eccessive illusioni, ma almeno apre nuove opportunità per rendere operativa la condivisione. Si tratterà poi di stabilire come concretamente attuare queste compensazioni, se con pagamenti diretti, o mediante variazioni nei contributi nazionali al bilancio comunitario, oppure nell'allocazione dei fondi strutturali.

Per condurre questa battaglia l'Italia deve presentarsi al negoziato europeo con una politica realistica, non emergenziale, dell'immigrazione. Questo significa superamento dei decreti sicurezza e adozione di decreti flussi realistici. Se la scelta dell'Italia è quella di abbandonare i richiedenti asilo a loro stessi oppure di non concedere alle famiglie italiane la possibilità di assumere legalmente badanti e colf di cui si ha bisogno (come confermato dagli esiti della regolarizzazione), il nostro potere contrattuale a Bruxelles non potrà che essere minimo. Sarebbe come chiedere ai condomini di pagare un portinaio che dimostra di non saper fare il suo mestiere.

Infine una chiosa: nel documento della Commissione il termine maggiormente utilizzato è "solidarietà". Si riferisce ai rapporti fra gli stati dell'Unione. Singolare che non venga mai utilizzato nei confronti di chi fugge da teatri di guerra e persecuzioni politiche.