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Pomigliano, festa per il nuovo sindaco Gianluca Del Mastro con il ministro Luigi Di Maio (siano)

M5S, sopravvivere non basta più

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Il ballottaggio nei comuni era in sé un evento minore rispetto alle Regionali di quindici giorni fa, però i risultati indicano tre punti da non sottovalutare perché coinvolgono le prospettive della maggioranza. Il primo aspetto riguarda il buon risultato del centrosinistra, a volte in abbinata con i Cinque Stelle (come a Pomigliano, casa di Di Maio) altre volte da solo. L’affermazione a Reggio Calabria era tutt’altro che scontata e Chieti era da anni una piazza di destra, per citare due casi. La riconquista di vari comuni lombardi è pure significativa. Il Pd può ricavare anche da questi dati un incoraggiamento a rendere più incisiva la sua presenza nel governo, dopo lunghi mesi di subalternità vera o presunta all’agenda dell’alleato grillino.

A tal fine non c’è bisogno di rimpasti quanto di idee chiare. A titolo di esempio, c’è un tabù inviso alle sinistre e al tempo stesso intoc…
Il ballottaggio nei comuni era in sé un evento minore rispetto alle Regionali di quindici giorni fa, però i risultati indicano tre punti da non sottovalutare perché coinvolgono le prospettive della maggioranza. Il primo aspetto riguarda il buon risultato del centrosinistra, a volte in abbinata con i Cinque Stelle (come a Pomigliano, casa di Di Maio) altre volte da solo. L’affermazione a Reggio Calabria era tutt’altro che scontata e Chieti era da anni una piazza di destra, per citare due casi. La riconquista di vari comuni lombardi è pure significativa. Il Pd può ricavare anche da questi dati un incoraggiamento a rendere più incisiva la sua presenza nel governo, dopo lunghi mesi di subalternità vera o presunta all’agenda dell’alleato grillino.

A tal fine non c’è bisogno di rimpasti quanto di idee chiare. A titolo di esempio, c’è un tabù inviso alle sinistre e al tempo stesso intoccabile fin dalla nascita del Conte 2: sono i decreti sicurezza di Salvini che oggi possono essere smantellati. Il Pd è più forte di un mese fa e le circostanze ora appaiono favorevoli come non mai. In termini politici, Zingaretti e i suoi non sono più i partner minori della coalizione e hanno l’occasione di dimostrarlo al più presto rispetto alla lacerazione in atto tra i 5S.

Peraltro la destra — ed è il secondo aspetto — esce piuttosto male dai ballottaggi. Tiene Arezzo, ma perde le altre città, compresa Lecco e persino, fatto emblematico, Cascina. Anche la roccaforte di Susanna Ceccardi, la pupilla di Salvini sconfitta alle Regionali, è passata al centrosinistra. Certi segnali dovrebbero far riflettere gli strateghi del centrodestra.

Tuttavia il vero nucleo della questione riguarda il M5S. Aver ottenuto il sindaco di Matera non cambia il quadro. Un esperimento politico originale e travolgente durato quasi un decennio si avvia al tramonto. Rimarrà un ceto politico dedito a custodire per quanto possibile il potere accumulato negli anni — che non è poco — e poi ci sarà una frangia tardo-movimentista che tenterà di ritrovare l’anima ribelle e irriducibile degli anni d’oro. Ma è un’impresa quasi impossibile perché la magia, se vogliamo chiamarla così, è evaporata nei feroci litigi interni, nella sconfessione di Casaleggio, nella messa ai margini del guerrigliero Di Battista. Tutto finisce per mancanza di cultura politica, per assenza di un’idea del Paese: dei sui limiti storici ma anche di ciò che la vicenda nazionale ha insegnato alle generazioni.

Il movimento è venuto dal nulla e rischia di tornare nel nulla, pur avendo segnato a suo modo una stagione della crisi italiana. I voti venivano da sinistra e da destra. Senza dubbio più da sinistra e lì stanno rifluendo. Le alleanze dirette o indirette volute da Zingaretti sono ovviamente funzionali a favorire il trasbordo dei consensi. C’è tuttavia un “grillismo” di destra che subisce lo stesso smottamento, sia pure in misura minore. Il beneficiario non sembra più essere la Lega salviniana, quanto Giorgia Meloni che continua a salire nei sondaggi. E bisogna chiedersi da dove le arrivano i nuovi voti, se poi il centrodestra dimostra oggi nei comuni di non essere in ottima salute. La risposta va cercata appunto nella deriva del voto 5S. Come se il tendenziale bipolarismo del 2020 avesse bisogno di tempo per strutturarsi, ma fosse alimentato soprattutto dalla crisi del movimento. Debitore di voti da un lato verso il Pd e dall’altro verso il centrodestra, ma in forme ancora da definire.