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(ansa)

Virus, la linea rossa di Conte

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I numeri dell’economia complicano la gestione della seconda ondata
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Il bivio che sta di fronte al governo è tutto nei crudi numeri della Nadef, la nota di aggiornamento al Def approvata ieri sera dal Consiglio dei ministri. C'è scritto che, se le cose si mettessero davvero male questo autunno-inverno, la caduta del Pil per il 2020 "scenderebbe dal -9% a -10,5%" e la crescita nel 2021 "si fermerebbe all'1,8% contro il 5,1% del tendenziale". Se, al contrario, gli italiani si mostrassero saggi e rispettassero le regole anti-Covid, il Pil proseguirebbe la sua crescita arrivando al 6,5% nel 2022.

Il problema, in fondo, è tutto qui. Il governo Conte - quando si alza lo sguardo dall'Italia e si osserva quanto sta accadendo intorno a noi - ha gestito bene, anzi molto bene, la prima fase del lockdown e anche la riapertura. Anche qui, lo dicono i numeri. Con la Gran Bretagna che ha otto volte i nostri contagi e Francia e Spagna anche dieci volte tanti. Ieri il prestigioso Istituto Pasteur, tanto per citare c…
Il bivio che sta di fronte al governo è tutto nei crudi numeri della Nadef, la nota di aggiornamento al Def approvata ieri sera dal Consiglio dei ministri. C'è scritto che, se le cose si mettessero davvero male questo autunno-inverno, la caduta del Pil per il 2020 "scenderebbe dal -9% a -10,5%" e la crescita nel 2021 "si fermerebbe all'1,8% contro il 5,1% del tendenziale". Se, al contrario, gli italiani si mostrassero saggi e rispettassero le regole anti-Covid, il Pil proseguirebbe la sua crescita arrivando al 6,5% nel 2022.

Il problema, in fondo, è tutto qui. Il governo Conte - quando si alza lo sguardo dall'Italia e si osserva quanto sta accadendo intorno a noi - ha gestito bene, anzi molto bene, la prima fase del lockdown e anche la riapertura. Anche qui, lo dicono i numeri. Con la Gran Bretagna che ha otto volte i nostri contagi e Francia e Spagna anche dieci volte tanti. Ieri il prestigioso Istituto Pasteur, tanto per citare cosa accade al di là di Ventimiglia, ha previsto per metà novembre in Francia un'occupazione dei letti di terapia intensiva al 60% nelle regioni in massima allerta. Parigi sta richiudendo tutto. Per chi ancora non volesse ammetterlo, è arrivata Angela Merkel pochi giorni fa a dire che in Italia i tedeschi possono viaggiare tranquillamente, perché il nostro Paese è all'avanguardia nella gestione e nel contenimento del virus. I contagi, semmai, crescono incontrollati oltre i nostri confini.

Dato a Conte quel che è di Conte, i problemi veri vengono adesso. Non quelli fantasiosi e strumentali che un'opposizione a corto di argomenti urla ogni giorno sui social e nei talk show. Non c'è alcuna dittatura sanitaria, anche se il governo approverà domani un nuovo Dpcm per estendere a fine anno lo stato di emergenza. Non siamo l'Ungheria di Orbàn, per fortuna: l'opposizione ha un telegiornale nella Tv di Stato, i suoi giornali escono in edicola, i suoi candidati a sindaco vincono le elezioni, i suoi governatori guidano 14 regioni su 20, il Parlamento è aperto e funzionante e i pubblici ministeri, come quelli di Catania, a volte, se ritengono, lasciano cadere le accuse contro i suoi leader. Il regime esiste solo in certa propaganda sguaiata. La questione seria sul tavolo è invece un'altra. Ormai l'abbiamo capito, siamo in piena seconda ondata. La riapertura ieri del comitato operativo della Protezione civile è un simbolo potente della fase nuova che abbiamo davanti. Tutti ricordiamo che, nei giorni più neri, intorno a quel tavolo si riunivano ogni due ore i membri del governo, i ministri Speranza e Boccia, il capo Angelo Borrelli, in collegamento con i governatori. Poi alle 18.00 l'appuntamento in diretta con quella che era diventata la messa degli italiani, il bollettino sul virus.

Stavolta tuttavia, a differenza del primo match contro il Covid, il presidente del Consiglio è come un pugile che sta per salire sul ring con una mano legata dietro alla schiena. Può certamente varare misure di contenimento e ulteriori restrizioni, tuttavia è chiaro che il Paese non potrebbe sopportare un nuovo lockdown come quello sperimentato in primavera. Non potrebbe economicamente perché molte imprese, che stanno rialzando la testa fuori dall'acqua, sprofonderebbero per sempre. E forse nemmeno socialmente. Se gli italiani hanno accettato in massa e di buon grado di restare due mesi chiusi in casa, già si nota con quale insofferenza è stata accolta una misura minima come l'obbligo della mascherina anche all'aperto. Per non parlare dell'app Immuni, scaricata da una minoranza di illuminati e ignorata bellamente dai più (compresi molti politici di governo che l'hanno voluta).

Dunque a Conte non resta che la strategia dei piccoli passi, lo si vedrà con il Dpcm prossimo venturo. Nessun coprifuoco, bar e ristoranti aperti. Però magari davanti alle scuole, all'uscita e all'entrata, poliziotti e vigili controlleranno che tutti indossino la mascherina. E dopo le dieci di sera sarà vietato ai vari alimentari aperti all night long, di vendere alcolici per evitare che i ragazzi della piazzetta alimentino nuovi focolai. Misure minime appunto, di buon senso. Come quelle che hanno consentito alla scuola di riaprire e, contro molti pronostici, tenere bassissimi i contagi (studenti con Covid dopo due settimane: appena lo 0,021 per cento). Tenendo sempre pronta l'opzione di chiudere selettivamente i territori più colpiti. Per cui avanti così, con juicio. Lasciando i piagnistei sul regime agli amici del premier ungherese.