Politica e Covid 19: il Centro che ci manca
di CARLO GALLILa preoccupazione per la pandemia da coronavirus non alimenta la protesta, anzi, pur con contraddizioni fa crescere nel Paese una richiesta di una guida assennata ed efficace
Anche i risultati del secondo turno elettorale confermano che le proposte politiche estremistiche e gridate non convincono più. Che non è sufficiente nominare le questioni per avere voti. Di fatto, il principale problema, il Covid, benché sia una presenza che incombe sul nostro Paese e sulle nostre vite, e una sfida per le tecno-strutture sanitarie, non è proficuamente politicizzabile né in un senso né in un altro - né con la spavalda sottovalutazione, né con l'ossessiva imputazione a qualche "untore", né con l'attribuzione al governo di intenti dittatoriali - ; ci si sta convincendo che la pandemia è un serio dato di realtà con cui, purtroppo, occorre convivere ancora qualche mese.
La preoccupazione non alimenta la protesta, o l'estremismo, e anzi, pur con contraddizioni, fa crescere nel Paese una richiesta di politica assennata ed efficace, che si potrebbe definire di Centro, bench&ea…
La preoccupazione non alimenta la protesta, o l'estremismo, e anzi, pur con contraddizioni, fa crescere nel Paese una richiesta di politica assennata ed efficace, che si potrebbe definire di Centro, bench&ea…
Anche i risultati del secondo turno elettorale confermano che le proposte politiche estremistiche e gridate non convincono più. Che non è sufficiente nominare le questioni per avere voti. Di fatto, il principale problema, il Covid, benché sia una presenza che incombe sul nostro Paese e sulle nostre vite, e una sfida per le tecno-strutture sanitarie, non è proficuamente politicizzabile né in un senso né in un altro - né con la spavalda sottovalutazione, né con l'ossessiva imputazione a qualche "untore", né con l'attribuzione al governo di intenti dittatoriali - ; ci si sta convincendo che la pandemia è un serio dato di realtà con cui, purtroppo, occorre convivere ancora qualche mese.
La preoccupazione non alimenta la protesta, o l'estremismo, e anzi, pur con contraddizioni, fa crescere nel Paese una richiesta di politica assennata ed efficace, che si potrebbe definire di Centro, benché le attuali forze di Centro abbiano subito anch'esse un duro rovescio nelle urne. La verità è che il Centro di cui c'è bisogno oggi in Italia è per ora introvabile: si tratta di un Centro che non è sinonimo di moderatismo, di pensiero mainstream, di compiaciuto sostegno all'establishment, e meno che mai di conformismo; e che non si risolve neppure nella proposta di soluzioni neutralizzanti, tecnocratiche - le competenze in politica servono, ma non bastano: sono necessari anche uno sguardo sinottico, una profondità storica, una proiezione ideale.
"Centro" implica la capacità di individuare le questioni "centrali" che un Paese ha davanti - non solo nell'immediato, ma nel futuro prossimo - ; la capacità di analizzarle, di comunicarle credibilmente, e di organizzare una risposta efficace. Che sarà anche una risposta non oggettivamente tecnica, non geometricamente equidistante, e anzi parziale e conflittuale - la politica è fatta così, nella sua essenza - , ma almeno sarà basata su un pensiero, su un'idea di Italia. Una risposta che ambisce a costituire un baricentro politico per il Paese.
Fino alla sua crisi dopo l'affare Moro, questo Centro è stato la Dc (ma anche il Pci: che l'Italia politica abbia avuto due Centri, con ruoli diversi ma di peso quasi equivalente, è una circostanza ormai chiara); Forza Italia si pose lo stesso obiettivo, ma ebbe molti limiti, primo fra tutti il suo essere imperniata sull'avventura di una sola persona; l'Ulivo in parte fu questo Centro, ma non seppe convivere con le proprie interne divisioni (come invece riuscì per decenni alla Dc); il Pd, oggi, è più che altro un partito di gestione.
Ai nostri giorni questo Centro - che in verità è essenzialmente un metodo, e quindi ha in sé una possibilità di pluralismo partitico - probabilmente individuerebbe come centrali tre questioni: il rapporto con l'Europa, da discutere con realismo, con un occhio alla storia e uno alla geopolitica; la prospettiva della riconversione "verde" dell'economia, come orizzonte di sviluppo sostenibile, nuova rivoluzione tecnologica dentro la quale ritagliarsi un ruolo non subalterno; e la riforma della Pubblica amministrazione, strumento indispensabile, senza il quale le politiche pubbliche restano lettera morta, il che delegittima la stessa democrazia.
Se è vero che oggi le parole d'ordine sono "concretezza" e "sicurezza", forse un Centro così fatto sarebbe più rassicurante che non le scomposte reciproche de-legittimazioni propagandistiche fra le parti, che lacerano il Paese su tematiche contingenti e lo indeboliscono sempre più - non ogni conflitto è portatore di energia politica: oltre a quelli propositivi ci sono anche i conflitti estenuanti, sfibranti e inconcludenti - . La scelta (non facile) di una nuova legge elettorale, fra un sistema maggioritario e uno proporzionale con sbarramento, dovrebbe essere fatta anche in funzione di questo obiettivo: favorire il formarsi di questo Centro - di questo approccio "baricentrico" alla politica - , di là dei calcoli delle diverse botteghe.
La preoccupazione non alimenta la protesta, o l'estremismo, e anzi, pur con contraddizioni, fa crescere nel Paese una richiesta di politica assennata ed efficace, che si potrebbe definire di Centro, benché le attuali forze di Centro abbiano subito anch'esse un duro rovescio nelle urne. La verità è che il Centro di cui c'è bisogno oggi in Italia è per ora introvabile: si tratta di un Centro che non è sinonimo di moderatismo, di pensiero mainstream, di compiaciuto sostegno all'establishment, e meno che mai di conformismo; e che non si risolve neppure nella proposta di soluzioni neutralizzanti, tecnocratiche - le competenze in politica servono, ma non bastano: sono necessari anche uno sguardo sinottico, una profondità storica, una proiezione ideale.
"Centro" implica la capacità di individuare le questioni "centrali" che un Paese ha davanti - non solo nell'immediato, ma nel futuro prossimo - ; la capacità di analizzarle, di comunicarle credibilmente, e di organizzare una risposta efficace. Che sarà anche una risposta non oggettivamente tecnica, non geometricamente equidistante, e anzi parziale e conflittuale - la politica è fatta così, nella sua essenza - , ma almeno sarà basata su un pensiero, su un'idea di Italia. Una risposta che ambisce a costituire un baricentro politico per il Paese.
Fino alla sua crisi dopo l'affare Moro, questo Centro è stato la Dc (ma anche il Pci: che l'Italia politica abbia avuto due Centri, con ruoli diversi ma di peso quasi equivalente, è una circostanza ormai chiara); Forza Italia si pose lo stesso obiettivo, ma ebbe molti limiti, primo fra tutti il suo essere imperniata sull'avventura di una sola persona; l'Ulivo in parte fu questo Centro, ma non seppe convivere con le proprie interne divisioni (come invece riuscì per decenni alla Dc); il Pd, oggi, è più che altro un partito di gestione.
Ai nostri giorni questo Centro - che in verità è essenzialmente un metodo, e quindi ha in sé una possibilità di pluralismo partitico - probabilmente individuerebbe come centrali tre questioni: il rapporto con l'Europa, da discutere con realismo, con un occhio alla storia e uno alla geopolitica; la prospettiva della riconversione "verde" dell'economia, come orizzonte di sviluppo sostenibile, nuova rivoluzione tecnologica dentro la quale ritagliarsi un ruolo non subalterno; e la riforma della Pubblica amministrazione, strumento indispensabile, senza il quale le politiche pubbliche restano lettera morta, il che delegittima la stessa democrazia.
Se è vero che oggi le parole d'ordine sono "concretezza" e "sicurezza", forse un Centro così fatto sarebbe più rassicurante che non le scomposte reciproche de-legittimazioni propagandistiche fra le parti, che lacerano il Paese su tematiche contingenti e lo indeboliscono sempre più - non ogni conflitto è portatore di energia politica: oltre a quelli propositivi ci sono anche i conflitti estenuanti, sfibranti e inconcludenti - . La scelta (non facile) di una nuova legge elettorale, fra un sistema maggioritario e uno proporzionale con sbarramento, dovrebbe essere fatta anche in funzione di questo obiettivo: favorire il formarsi di questo Centro - di questo approccio "baricentrico" alla politica - , di là dei calcoli delle diverse botteghe.