La parabola del Paese spaesato
Ilvo Diamanti , di ILVO DIAMANTILa prospettiva italiana sempre più complicata
Oggi l'Italia appare un Paese spaesato. Perlomeno, sul piano politico. Perché per orientarsi c'è bisogno di Mappe, Atlanti, Bussole. Non per caso, le etichette che utilizzo per le mie analisi su Repubblica. Oggi, però, questa prospettiva si è complicata. Perché il rapporto fra politica e territorio è cambiato profondamente. Come hanno (di)mostrato le elezioni regionali che si sono svolte, di recente, in Toscana e nelle Marche. In precedenza: in Emilia-Romagna e in Umbria. Storicamente orientate a centrosinistra. E riassunte, per questo, dentro la "Zona Rossa". Ma questa de-finizione appare, ormai, datata. Certo, il centrosinistra governa ancora in Emilia-Romagna e in Toscana. Ma dopo una contesa elettorale incerta fino all'ultimo. In Toscana, i sondaggi alla vigilia del voto suggerivano un grande equilibrio. Tuttavia, centrosinistra ha perso nettamente nelle Marche. E, un anno fa, in Umbria. In quest'area, alle elezio…
Oggi l'Italia appare un Paese spaesato. Perlomeno, sul piano politico. Perché per orientarsi c'è bisogno di Mappe, Atlanti, Bussole. Non per caso, le etichette che utilizzo per le mie analisi su Repubblica. Oggi, però, questa prospettiva si è complicata. Perché il rapporto fra politica e territorio è cambiato profondamente. Come hanno (di)mostrato le elezioni regionali che si sono svolte, di recente, in Toscana e nelle Marche. In precedenza: in Emilia-Romagna e in Umbria. Storicamente orientate a centrosinistra. E riassunte, per questo, dentro la "Zona Rossa". Ma questa de-finizione appare, ormai, datata. Certo, il centrosinistra governa ancora in Emilia-Romagna e in Toscana. Ma dopo una contesa elettorale incerta fino all'ultimo. In Toscana, i sondaggi alla vigilia del voto suggerivano un grande equilibrio. Tuttavia, centrosinistra ha perso nettamente nelle Marche. E, un anno fa, in Umbria. In quest'area, alle elezioni europee del 2019, il primo partito era divenuto la Lega di Salvini. Anche il Nord Est ha cambiato colore. Ma è rimasto coerente con la sua tradizione. Nella Prima Repubblica era "Zona Bianca". Il Veneto, anzitutto. "Dominato", più che "governato", dalla Dc. Poi, negli anni Ottanta, è arrivata la Lega. Che, in seguito, ha conquistato le altre Regioni del Nord. In particolare, la Lombardia. Insieme a Forza Italia. Così il Veneto è divenuto "Zona Verde", quindi "Verde-Azzurra". Ancora oggi, ha mantenuto quel colore. Ma non è più come prima. Perché la "Lega di Zaia" è diversa dalla "Lega Nazionale di Salvini". Anche se, ovviamente, marciano insieme.
La Mappa politica dell'Italia, in altre parole, sta perdendo i suoi colori. Dopo aver mantenuto, a lungo, una de-finizione precisa. Il Nord Est: Bianco e poi Verde(Azzurro). Le regioni di Centro: Rosse. Il Centro-Sud e il Mezzogiorno: di colore variabile. Perché condizionati dalle politiche dello Stato centrale. Naturalmente, i colori del Centro-Nord dipendevano dai soggetti politici che hanno caratterizzato, a lungo, il sistema politico nazionale. La Dc e il Pci, anzitutto. "Partiti di massa". Per l'ampiezza della base elettorale e perché, effettivamente, comunicavano con le "masse" sul territorio. Attraverso i loro militanti, le loro sezioni, associazioni. Avevano idee forti. "Ideologie". Erano visibili. Non solo in TV e sui social, come oggi. Per questo la geografia politica ha mantenuto i suoi colori, dopo la caduta del Muro di Berlino e della Prima Repubblica. Fino, quasi, al primo decennio degli anni 2000. Anche se, già negli anni Novanta, si è assistito a un cambiamento di colori. Conseguenza, in larga misura, dei mutamenti politici avvenuti. In seguito all'avvento di Berlusconi e di Fi, il suo partito mediatico-personale. E alla confluenza dei partiti di massa, un tempo alternativi, nel Pd.
Questo cambiamento riflette, in parte, il cambiamento dei "luoghi" della politica. Il territorio e la società sono stati progressivamente affiancati e sostituiti dai media. E soprattutto dalla televisione. Le ideologie si sono alleggerite. Surrogate dai messaggi elaborati da esperti di marketing politico. I cittadini, gli elettori, che, a lungo, avevano votato per identità, sono divenuti spettatori. Pubblico. Così, il territorio ha perso la capacità di riprodurre gli orientamenti politici. Per questo il voto è divenuto sempre più mobile. Anche dove era rimasto stabile per molto tempo. Come nelle regioni del Centro. Le "Regioni Rosse". Le più colpite dal declino delle identità politiche. Del voto come atto di fede. L'irruzione del M5s, nel passaggio dell'ultimo decennio, sottolinea questa tendenza. Perché si afferma come Non-partito, che intercetta e sottolinea la disaffezione verso i partiti. E va oltre i media tradizionali. Utilizza il digitale. Salta il legame con il territorio. E le mediazioni. Così, alle elezioni politiche del 2018, diventa il primo partito, per consensi. E, soprattutto, con una geografia "nazionale". Primo o secondo in quasi tutte le province italiane. Una parentesi breve, durata un anno. Fino alle elezioni Europee del 2019, quando il M5S si "meridionalizza" ulteriormente. E diviene primo partito in 24 province, tutte nel Centro-Sud. Soprattutto per effetto del "Reddito di cittadinanza".
Nelle stesse elezioni, però, la geografia politica tradizionale cambia ancora. Perché gran parte del Paese diventa "Verde". La Lega, infatti, prevale in 76 province, del Nord e del Centro. E in alcune aree del Mezzogiorno. Così supera la "questione settentrionale", che aveva imposto negli anni Novanta.
Il centrosinistra, resiste solo in 6 province. Tutte al Centro. Però perde il primato nelle Zone Rosse.
Successivamente, alle elezioni Regionali, gli equilibri cambiano ancora. E il centrosinistra si riprende. Con il voto "last minute". Spinto dalla paura degli elettori di perdere (la propria storia) più che dalla convinzione. Così, si afferma, di nuovo, in Emilia-Romagna e in Toscana. Una conferma che i colori dell'Italia politica, sul territorio, resistono. Ma con fatica. D'altronde, più del partito conta la persona. Il candidato sindaco e governatore. Per questo è divenuto difficile disegnare il Paese. Per chi ne vuole riprodurre le tendenze. Tanto più per i partiti e i leader. Perché il "campo" politico ha confini mobili. Oggi, l'Italia appare, dunque, un Paese spaesato. E un po' perduto. Non sarà facile trovare Mappe, Atlanti e Bussole che aiutino a comprenderlo.
La Mappa politica dell'Italia, in altre parole, sta perdendo i suoi colori. Dopo aver mantenuto, a lungo, una de-finizione precisa. Il Nord Est: Bianco e poi Verde(Azzurro). Le regioni di Centro: Rosse. Il Centro-Sud e il Mezzogiorno: di colore variabile. Perché condizionati dalle politiche dello Stato centrale. Naturalmente, i colori del Centro-Nord dipendevano dai soggetti politici che hanno caratterizzato, a lungo, il sistema politico nazionale. La Dc e il Pci, anzitutto. "Partiti di massa". Per l'ampiezza della base elettorale e perché, effettivamente, comunicavano con le "masse" sul territorio. Attraverso i loro militanti, le loro sezioni, associazioni. Avevano idee forti. "Ideologie". Erano visibili. Non solo in TV e sui social, come oggi. Per questo la geografia politica ha mantenuto i suoi colori, dopo la caduta del Muro di Berlino e della Prima Repubblica. Fino, quasi, al primo decennio degli anni 2000. Anche se, già negli anni Novanta, si è assistito a un cambiamento di colori. Conseguenza, in larga misura, dei mutamenti politici avvenuti. In seguito all'avvento di Berlusconi e di Fi, il suo partito mediatico-personale. E alla confluenza dei partiti di massa, un tempo alternativi, nel Pd.
Questo cambiamento riflette, in parte, il cambiamento dei "luoghi" della politica. Il territorio e la società sono stati progressivamente affiancati e sostituiti dai media. E soprattutto dalla televisione. Le ideologie si sono alleggerite. Surrogate dai messaggi elaborati da esperti di marketing politico. I cittadini, gli elettori, che, a lungo, avevano votato per identità, sono divenuti spettatori. Pubblico. Così, il territorio ha perso la capacità di riprodurre gli orientamenti politici. Per questo il voto è divenuto sempre più mobile. Anche dove era rimasto stabile per molto tempo. Come nelle regioni del Centro. Le "Regioni Rosse". Le più colpite dal declino delle identità politiche. Del voto come atto di fede. L'irruzione del M5s, nel passaggio dell'ultimo decennio, sottolinea questa tendenza. Perché si afferma come Non-partito, che intercetta e sottolinea la disaffezione verso i partiti. E va oltre i media tradizionali. Utilizza il digitale. Salta il legame con il territorio. E le mediazioni. Così, alle elezioni politiche del 2018, diventa il primo partito, per consensi. E, soprattutto, con una geografia "nazionale". Primo o secondo in quasi tutte le province italiane. Una parentesi breve, durata un anno. Fino alle elezioni Europee del 2019, quando il M5S si "meridionalizza" ulteriormente. E diviene primo partito in 24 province, tutte nel Centro-Sud. Soprattutto per effetto del "Reddito di cittadinanza".
Nelle stesse elezioni, però, la geografia politica tradizionale cambia ancora. Perché gran parte del Paese diventa "Verde". La Lega, infatti, prevale in 76 province, del Nord e del Centro. E in alcune aree del Mezzogiorno. Così supera la "questione settentrionale", che aveva imposto negli anni Novanta.
Il centrosinistra, resiste solo in 6 province. Tutte al Centro. Però perde il primato nelle Zone Rosse.
Successivamente, alle elezioni Regionali, gli equilibri cambiano ancora. E il centrosinistra si riprende. Con il voto "last minute". Spinto dalla paura degli elettori di perdere (la propria storia) più che dalla convinzione. Così, si afferma, di nuovo, in Emilia-Romagna e in Toscana. Una conferma che i colori dell'Italia politica, sul territorio, resistono. Ma con fatica. D'altronde, più del partito conta la persona. Il candidato sindaco e governatore. Per questo è divenuto difficile disegnare il Paese. Per chi ne vuole riprodurre le tendenze. Tanto più per i partiti e i leader. Perché il "campo" politico ha confini mobili. Oggi, l'Italia appare, dunque, un Paese spaesato. E un po' perduto. Non sarà facile trovare Mappe, Atlanti e Bussole che aiutino a comprenderlo.