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 Andrea Belotti e il polacco Klich durante la partita di Danzica (ansa)

Nazionale, qualificazione più vicina ma resta il nodo del centravanti

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Due anni dopo la partita che fece scoccare la scintilla, l'Italia di Roberto Mancini trova in Polonia soltanto conferme: una buona classifica, un gioco piacevole, un evidente imbarazzo nell'area avversaria. Non stessimo vivendo la situazione che sappiamo, verrebbe da dire che il tempo passa in fretta quando ti diverti: la vittoria di Chorzow arrivò in un momento delicato, perché la Nazionale non decollava e il c.t. era stato scelto dalla gestione federale precedente, situazione sempre pericolosa. Da allora sono passati due anni di bel calcio, e dopo la qualificazione in carrozza all'Europeo il pareggio di Danzica ci avvicina al successo nel girone di Nations League (l'Italia è in testa dopo le due trasferte più dure, e questa aveva pure il pubblico) che - immaginando un mondo guarito - fra un anno porterebbe da noi l'organizzazione della final four. Per competere con le grandi d'Europa, però, occorrerà qualcosa di diver…
Due anni dopo la partita che fece scoccare la scintilla, l'Italia di Roberto Mancini trova in Polonia soltanto conferme: una buona classifica, un gioco piacevole, un evidente imbarazzo nell'area avversaria. Non stessimo vivendo la situazione che sappiamo, verrebbe da dire che il tempo passa in fretta quando ti diverti: la vittoria di Chorzow arrivò in un momento delicato, perché la Nazionale non decollava e il c.t. era stato scelto dalla gestione federale precedente, situazione sempre pericolosa. Da allora sono passati due anni di bel calcio, e dopo la qualificazione in carrozza all'Europeo il pareggio di Danzica ci avvicina al successo nel girone di Nations League (l'Italia è in testa dopo le due trasferte più dure, e questa aveva pure il pubblico) che - immaginando un mondo guarito - fra un anno porterebbe da noi l'organizzazione della final four. Per competere con le grandi d'Europa, però, occorrerà qualcosa di diverso davanti, perché appena le difese avversarie migliorano un po' dal livello Moldova il gioco azzurro non trova sbocchi.

Per nulla sedotto dal possibile duello fra il Pallone d'oro mancato Lewandowski e la Scarpa d'oro in carica Immobile, Mancini ieri ha dato un'altra chance a Belotti che però, al netto di un terreno pessimo, non maneggia la tecnica necessaria a una squadra che risale il campo triangolando. L'impostazione di gioco dal basso ha bisogno di un nove che arretri a ricevere per fare da sponda con le mezzali, ma deve possedere piedi precisi perché sbagliare un appoggio nel momento in cui la squadra sta salendo favorisce l'innesco del contropiede corto avversario. Mercoledì a Bergamo dovrebbe toccare nuovamente a Immobile, punta di valore abituata a un calcio diverso, e che si deve adattare. Caputo è un'idea sulla quale vale la pena insistere, Kean è un mistero che si svelerà a seconda delle partite che giocherà quest'anno nel Psg, destinazione molto ambiziosa per uno che ha fatto tanta panchina nell'Everton (dell'anno scorso). E questo è un tema che rischia di tornare nella stagione che ci separa dall'Europeo, perché Chiesa alla Juve implica un bivio: può crescere tantissimo giocando la Champions, com'è successo a Barella passando dal Cagliari all'Inter, ma può anche sparire dai radar, come di recente è accaduto a Bernardeschi proprio alla Juve. Chiesa ha fatto bene a scommettere sulla possibilità di alzare il proprio livello - ieri puntava sempre a destra, e Bereszynski l'ha capito in fretta - ma dev'essere subito consapevole dei rischi che corre.

L'altro aspetto da migliorare di una Nazionale che è forte ma non ancora fortissima è la velocità della palla. Ribadita la difficoltà di giocare su un campo di patate, restano in memoria una quantità di situazioni nelle quali il pallone viaggiava lento e non profondo, con gli azzurri costretti ad aspettarlo sui piedi anziché scattare per prenderlo mantenendo dinamica l'azione. Per un centrocampo tecnico come il nostro, era come giocare con le cavigliere di piombo. Se palleggi, fallo leggero.