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(ansa)

Quello che l'Italia sa fare

La capacità di ripartire dopo i momenti più duri
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Sergio Mattarella, replicando indirettamente al premier britannico Boris Johnson, ha fatto emergere lo spirito della nazione. Abbiamo difetti, come tutti i popoli, ma, come tutti i popoli, abbiamo qualche virtù. La più importante è la capacità di ripartire. Le scritte "andrà tutto bene" durante il lock down non erano consolatorie; esprimevano l'impegno a superare la difficoltà. Benedetto Croce scriveva nel diario del giorno 8 settembre 1943: "Sono stato sveglio per alcune ore, tra le 2 e le 5, sempre fisso nel pensiero che tutto quanto le generazioni italiane avevano da un secolo a questa parte costruito politicamente, economicamente e moralmente è distrutto, irrimediabilmente". Invece stava rinascendo l'Italia. Quasi contemporaneamente migliaia di cittadini di tutte le età, di ogni condizione sociale, donne e uomini, non si arrendevano, cominciavano a combattere e contribuivano a restituire la libert&…
Sergio Mattarella, replicando indirettamente al premier britannico Boris Johnson, ha fatto emergere lo spirito della nazione. Abbiamo difetti, come tutti i popoli, ma, come tutti i popoli, abbiamo qualche virtù. La più importante è la capacità di ripartire. Le scritte "andrà tutto bene" durante il lock down non erano consolatorie; esprimevano l'impegno a superare la difficoltà. Benedetto Croce scriveva nel diario del giorno 8 settembre 1943: "Sono stato sveglio per alcune ore, tra le 2 e le 5, sempre fisso nel pensiero che tutto quanto le generazioni italiane avevano da un secolo a questa parte costruito politicamente, economicamente e moralmente è distrutto, irrimediabilmente". Invece stava rinascendo l'Italia. Quasi contemporaneamente migliaia di cittadini di tutte le età, di ogni condizione sociale, donne e uomini, non si arrendevano, cominciavano a combattere e contribuivano a restituire la libertà alla loro generazione e a quelle che sarebbero venute dopo di loro. Siamo il Paese dove, per decisione del popolo, non di ristrette oligarchie, la Repubblica sostituì la monarchia.

Per la prima volta nella loro storia gli italiani scelsero liberamente il proprio destino: decisero per il futuro, non si rifugiarono nel passato. Dopo, in pochi anni, riuscimmo a superare i disastri della guerra e a diventare una delle nazioni più prospere, più libere e più civili del mondo. La nostra rinascita non piacque. Dal 1969 al 1992, ventitré anni, abbiamo avuto sette stragi terroristiche, piazza Fontana, Gioia Tauro, Peteano, Questura di Milano, piazza della Loggia a Brescia, treno Italicus, stazione di Bologna; due stragi di mafia, Capaci e via Mariano D'Amelio; tre tentativi di sovvertimento violento della democrazia nel 1964, 1970, 1974; due diversi terrorismi che hanno mietuto centinaia di vittime; sono stati uccisi 24 magistrati, 7 giornalisti, un uomo di Stato, Aldo Moro, un presidente di Regione, Piersanti Mattarella, un leader dell'opposizione, Pio La Torre. Sono state schiacciate energie, intelligenze, capacità professionali. Nessun altro Paese civile ha subito questo martellamento. Quanti avrebbero saputo resistere, non piegarsi, non dimenticare, impegnarsi e vincere? Noi non ci siamo arresi e siamo ripartiti ogni volta.

Si cercavano 400 infermieri per fronteggiare il Covid; se ne sono presentati ottocento; la stessa cosa è avvenuta per i medici. Fanno volontariato sette milioni di persone, un milione al di sotto dei 29 anni. Ormai tutti i commentatori internazionali citano l'Italia come esempio nella lotta al coronavirus. Noi conosciamo la serietà; sappiamo ripartire e ricostruire. È lo spirito italiano.