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Ciro Immobile contro l'Olanda a Bergamo (ansa)

Immobile sbaglia, ma su di lui bisogna insistere in Nazionale. E Mancini lo sa bene

L’Italia ha sofferto come non le era ancora capitato sotto la guida di Roberto Mancini, ma nuotare in apnea può essere utile. Guai a non credere più in Ciro, nessuno può rendersene conto come il ct
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Nell’Olanda giocano due stelle del Liverpool, il perno del Barcellona, il killer sivigliano dell’Inter, gli acquisti da copertina dei due Manchester, il leader del Lione semifinalista di Champions, per tacere di due pilastri di Inter e Atalanta. Non era normale che si lasciassero dominare ad Amsterdam, ed è ovvio che vengano a Bergamo per renderci la sberla del mese scorso. Succede così che per larghi tratti di gara l’Italia soffra come sotto la guida di Roberto Mancini non le era ancora capitato. Di per sé non è un male, occorre allenamento anche a nuotare in apnea, e il pareggio finale ci lascia in una buona posizione per vincere il girone: basterà battere Polonia e Bosnia, due squadre seccamente più deboli, nelle ultime gare di novembre. Non ho mai nascosto la mia perplessità sulla scelta di mantenere in piedi la Nations League in una stagione dove, per evidenti motivi, sarebbe stato opportuno liberare alcune date. …
Nell’Olanda giocano due stelle del Liverpool, il perno del Barcellona, il killer sivigliano dell’Inter, gli acquisti da copertina dei due Manchester, il leader del Lione semifinalista di Champions, per tacere di due pilastri di Inter e Atalanta. Non era normale che si lasciassero dominare ad Amsterdam, ed è ovvio che vengano a Bergamo per renderci la sberla del mese scorso. Succede così che per larghi tratti di gara l’Italia soffra come sotto la guida di Roberto Mancini non le era ancora capitato. Di per sé non è un male, occorre allenamento anche a nuotare in apnea, e il pareggio finale ci lascia in una buona posizione per vincere il girone: basterà battere Polonia e Bosnia, due squadre seccamente più deboli, nelle ultime gare di novembre. Non ho mai nascosto la mia perplessità sulla scelta di mantenere in piedi la Nations League in una stagione dove, per evidenti motivi, sarebbe stato opportuno liberare alcune date. Detto questo, se si gioca si dà il massimo, e la sensazione generale sull’Italia resta favorevole anche davanti a tre pareggi in quattro partite. La pandemia ha concesso a Mancini un non richiesto anno in più per sviluppare la squadra in proiezione Europeo (e Mondiale, che seguirà 16 mesi dopo): un tesoretto di tempo da usare su alcune situazioni specifiche.

Se la serata di sofferenza - limitata a segmenti, ma in quei segmenti pesante - ha restituito la puntualità di Bonucci e Chiellini contro gli avversari di alto livello, il centrocampo ha patito il pressing alto olandese faticando a trovare la via per l’uscita una volta che Jorginho e Verratti avevano sempre l’uomo addosso. Meglio Locatelli, mezzala ormai matura e pronta a prendere il posto non dell’insostituibile Barella, ma di un play-maker, anche per aggiungere fisicità al reparto. E veniamo all’attacco, anche stavolta nota dolente. L’Italia ha segnato con una magnifica combinazione Chiesa-Barella che Pellegrini non ha sprecato, ma per ciò che crea non dovrebbe essere costretta al capolavoro per marcare un gol. E qui il discorso si sposta inevitabilmente sul centravanti.

Dopo serate del genere, colme di errori e occasioni mancate, sul carro di Ciro Immobile si sta molto comodi, si possono perfino stendere le gambe. Guai a scendere, quindi, e nessuno come il c.t. possiede i mezzi per rendersene conto. Quand’era una straordinaria seconda punta alla Sampdoria, così forte da vincere uno scudetto e arrivare a una finale di Champions in tandem col suo amico Luca Vialli, Mancini faticava terribilmente in Nazionale: il suo grande cruccio era quello di non poter godere di cinque o sei partite consecutive per rompere il ghiaccio con i compagni non abituali, e costruire un meccanismo vincente come a Genova. Immobile ieri ha sbagliato tanto, compreso un chiaro match-point, ma continua a essere l’attaccante che meglio può dettare l’ultimo passaggio ai piedi buoni della zona di innesco. Occorre insistere, costruire l’intesa che nella Lazio permette a Luis Alberto di servirlo un attimo prima che finisca in fuorigioco. Per Mancini era impossibile pretendere un anno da titolare a prescindere, perché alle sue spalle premeva Roberto Baggio. Dietro Immobile non si scorgono simili fenomeni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA