Non chiamatelo “lockdown”
Corrado Augias , di Corrado AugiasGli italiani e la passione per gli anglicismi
Insieme al virus ha fatto irruzione nella nostra lingua il termine inglese lockdown. Benissimo. Gli anglicismi sono ormai così numerosi, uno più uno meno pazienza. Invece no. A costo di finire nel campionario delle macchiette rifiuto il neologismo per una ragione di fondo che si può riassumere così: mai adottare un termine straniero quando ne esista l'equivalente italiano. Per cominciare diamo un'occhiata all'Oxford Dictionary dove troviamo la definizione di lockdown seguita da opportuni esempi. Data l'anglomania imperante la trascrivo verbatim (purtroppo questo è latino, non inglese): "An official order to control the movement of people or vehicles because of a dangerous situation. A three-day lockdown of American airspace; Prisoners have been placed on lockdown to prevent further violence at the jail; The city schools were in lockdown". Insomma: ci siamo; il significato è appropriato: un ordine delle autorità…
Insieme al virus ha fatto irruzione nella nostra lingua il termine inglese lockdown. Benissimo. Gli anglicismi sono ormai così numerosi, uno più uno meno pazienza. Invece no. A costo di finire nel campionario delle macchiette rifiuto il neologismo per una ragione di fondo che si può riassumere così: mai adottare un termine straniero quando ne esista l'equivalente italiano. Per cominciare diamo un'occhiata all'Oxford Dictionary dove troviamo la definizione di lockdown seguita da opportuni esempi. Data l'anglomania imperante la trascrivo verbatim (purtroppo questo è latino, non inglese): "An official order to control the movement of people or vehicles because of a dangerous situation. A three-day lockdown of American airspace; Prisoners have been placed on lockdown to prevent further violence at the jail; The city schools were in lockdown". Insomma: ci siamo; il significato è appropriato: un ordine delle autorità per controllare, in una situazione di pericolo, i movimenti delle persone o dei veicoli - seguono esempi.
La domanda che però bisogna farsi è se esista un equivalente italiano. Ebbene, c'è. In un sussulto di dignitosa italianità in un primo momento dopo l'arrivo dell'epidemia era circolato il termine "confinamento" che riprendeva l'equivalente francese confinement. I suoi sinonimi (prendo dal Dizionario Le Robert) sono: isolement, enfermement, quarantaine, réclusion. Anche in questo caso ci siamo. Il termine però ha circolato poco ed è stato abbandonato forse perché evocava per assonanza il "confino", una forma d'esilio praticata durante il fascismo nei confronti degli oppositori. In realtà un altro termine, ancora più appropriato, esiste ed è "clausura". Nel grande Dizionario del Battaglia il primo significato della parola rimanda all'istituto del diritto canonico che: "vieta negli ordini maschili l'ammissione nelle parti della casa che vi sono assoggettate di persone dell'altro sesso e negli ordini femminili l'ammissione di qualsiasi estraneo". Suore di clausura, convento di clausura, questioni antiche e severe - una certa diffidenza si può capire. La parola clausura però, può essere usata anche in senso laico, così infatti la impiegò per esempio Benedetto Croce, citato alla voce clausura del Battaglia: "Paolo Sarpi, che pure dimorava in Venezia in quel tempo ancora aperta agli influssi internazionali, riempiva le sue lettere di lamenti per la clausura cui era soggetta l'Italia".
Spogliata del suo significato ecclesiastico come un buon numero di autori ci autorizza a fare, la parola clausura appare non solo idonea a sostituire lo spigoloso lockdown (su otto lettere sei consonanti e due sole vocali) ma ha anche un bel suono e si giova della sua radice da clavis (chiave) quindi portatrice immediata del significato di doversi ritirare in un luogo appartato come misura di prudente salvaguardia. Quando i cardinali si riuniscono per eleggere un papa, si dice che vanno in clausura dopo l'ordine Extra omnes (fuori tutti). Noi possiamo legittimamente recuperare questo elegante vocabolo nel significato opposto Intra omnes (Tutti dentro) per arrivare così alla citazione di Giovenale: Intra parietes, tra le mura di casa. Ho scritto questa nota consapevole di essermi adoperato in un esercizio di assoluta inutilità in un Paese dove si è avuto il coraggio di adottare perfino l'espressione stepchild adoption; amerei sapere quanti sono in grado di decifrarla nel suo significato linguistico e giuridico.
La domanda che però bisogna farsi è se esista un equivalente italiano. Ebbene, c'è. In un sussulto di dignitosa italianità in un primo momento dopo l'arrivo dell'epidemia era circolato il termine "confinamento" che riprendeva l'equivalente francese confinement. I suoi sinonimi (prendo dal Dizionario Le Robert) sono: isolement, enfermement, quarantaine, réclusion. Anche in questo caso ci siamo. Il termine però ha circolato poco ed è stato abbandonato forse perché evocava per assonanza il "confino", una forma d'esilio praticata durante il fascismo nei confronti degli oppositori. In realtà un altro termine, ancora più appropriato, esiste ed è "clausura". Nel grande Dizionario del Battaglia il primo significato della parola rimanda all'istituto del diritto canonico che: "vieta negli ordini maschili l'ammissione nelle parti della casa che vi sono assoggettate di persone dell'altro sesso e negli ordini femminili l'ammissione di qualsiasi estraneo". Suore di clausura, convento di clausura, questioni antiche e severe - una certa diffidenza si può capire. La parola clausura però, può essere usata anche in senso laico, così infatti la impiegò per esempio Benedetto Croce, citato alla voce clausura del Battaglia: "Paolo Sarpi, che pure dimorava in Venezia in quel tempo ancora aperta agli influssi internazionali, riempiva le sue lettere di lamenti per la clausura cui era soggetta l'Italia".
Spogliata del suo significato ecclesiastico come un buon numero di autori ci autorizza a fare, la parola clausura appare non solo idonea a sostituire lo spigoloso lockdown (su otto lettere sei consonanti e due sole vocali) ma ha anche un bel suono e si giova della sua radice da clavis (chiave) quindi portatrice immediata del significato di doversi ritirare in un luogo appartato come misura di prudente salvaguardia. Quando i cardinali si riuniscono per eleggere un papa, si dice che vanno in clausura dopo l'ordine Extra omnes (fuori tutti). Noi possiamo legittimamente recuperare questo elegante vocabolo nel significato opposto Intra omnes (Tutti dentro) per arrivare così alla citazione di Giovenale: Intra parietes, tra le mura di casa. Ho scritto questa nota consapevole di essermi adoperato in un esercizio di assoluta inutilità in un Paese dove si è avuto il coraggio di adottare perfino l'espressione stepchild adoption; amerei sapere quanti sono in grado di decifrarla nel suo significato linguistico e giuridico.