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I festeggiamenti in campo dopo il primo gol della Juventus contro il Dynamo Kyev (ansa)

Primo trailer di un bel film in bianconero

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I primi indizi di Juve e Lazio sono come quei paesaggi che saltano fuori improvvisi dalle nebbie d’inverno, qui un pioppo, lì un lampione, laggiù l’angolo di una casa. A Kiev si attendevano forme, disegni bianconeri (anche se arancioni, veramente, dentro quelle maglie da peperoni alla griglia) e li abbiamo avuti: più ordine, più robustezza centrale, più larghezza rapida del gioco, più tiri. E all’Olimpico la Lazio ha preso a mazzate una delle migliori squadre d’Europa, il Borussia Dortmund. Ne aveva un bisogno vitale.

In Ucraina, la Dinamo piena di bambini spauriti ha certo aiutato Pirlo. La sua quarta partita da allenatore è stata un trailer, una pubblicità del film che la Juventus proverà a proiettare. Qualche personaggio principale già si evidenzia. Intanto Alvaro Morata, uno che con la Juve segnò in una finale di Champions, mica nel torneo del Bar Lillo. Era Berlino, c’era i…
I primi indizi di Juve e Lazio sono come quei paesaggi che saltano fuori improvvisi dalle nebbie d’inverno, qui un pioppo, lì un lampione, laggiù l’angolo di una casa. A Kiev si attendevano forme, disegni bianconeri (anche se arancioni, veramente, dentro quelle maglie da peperoni alla griglia) e li abbiamo avuti: più ordine, più robustezza centrale, più larghezza rapida del gioco, più tiri. E all’Olimpico la Lazio ha preso a mazzate una delle migliori squadre d’Europa, il Borussia Dortmund. Ne aveva un bisogno vitale.

In Ucraina, la Dinamo piena di bambini spauriti ha certo aiutato Pirlo. La sua quarta partita da allenatore è stata un trailer, una pubblicità del film che la Juventus proverà a proiettare. Qualche personaggio principale già si evidenzia. Intanto Alvaro Morata, uno che con la Juve segnò in una finale di Champions, mica nel torneo del Bar Lillo. Era Berlino, c’era il Barcellona (anche mercoledì prossimo allo Stadium: speriamo con Ronaldo contro Messi, tutto dipende dal tampone, oggi sapremo) e c’era Pirlo alla sua ultima notte bianconera.

Morata conosce il mestiere del gol: se solo fosse più convinto di sé, meno tormentato e inquieto sarebbe uno dei più forti centravanti al mondo. Ma anche così può essere complementare alla divinità ronaldesca, più degli altri attaccanti che il portoghese ha cannibalizzato a Torino, uno dopo l’altro, compreso Dybala.

Personaggi e interpreti, dicevamo. Un altro notevole è Chiesa, con i suoi strappi laterali: a Crotone e Kiev è stato l’acceleratore all’ala. Segna poco, ma farà segnare molto. Poi c’è Kulusevski che stava per debuttare in Champions con un gol di tacco, così, per gradire. In ogni azione pesante lui s’infila, e stavolta Pirlo lo ha piazzato un po’ più lontano da Chiesa, mentre sabato si erano pestati i piedi. Il difficile gioco d’incastro sarà semmai Dybala, irrinunciabile e superfluo al tempo stesso per la natura delle sue caratteristiche e per quella dei suoi concorrenti d’attacco.

Nella vita, e di più nel calcio, ci sono lussi che diventano grane e viceversa. Se Andrea Pirlo studia da sperimentatore coraggioso e non solo da piccolo chimico, dovrà trovare la formula, ma davvero non riusciamo a vedere Dybala titolare. E, nello scriverlo, la penna un poco piange.