La quarantena del potere
di MICHELE AINISIl Covid in Parlamento
Domanda (toccando ferro e facendo gli scongiuri): e se mezzo governo finisse in quarantena? Se s'ammalassero centinaia di parlamentari, di consiglieri regionali e comunali, di membri delle corti superiori o delle authority? Se insomma il contagio s'estendesse fino a paralizzare le nostre istituzioni? Fin qui nessuno si è posto il problema, forse per scaramanzia, forse per miopia. Però durante le emergenze serve uno sguardo lungo, occorre prevederne pure gli sviluppi più nefasti, anticiparli, rintuzzarli. E d'altronde lo Stato non può proteggere i propri cittadini, se non sa proteggere se stesso.
Il buon esempio viene dagli Stati Uniti. Dove il presidente eletto può mancare, per malattie, morte, dimissioni; ma il comando resta comunque garantito dalla linea di successione. Al suo posto, il vicepresidente (nel 1963 accadde a Johnson, dopo l'assassinio di Kennedy; nel 1974 a Ford, dopo le dimissioni di Nixon). E al posto del vicepreside…
Il buon esempio viene dagli Stati Uniti. Dove il presidente eletto può mancare, per malattie, morte, dimissioni; ma il comando resta comunque garantito dalla linea di successione. Al suo posto, il vicepresidente (nel 1963 accadde a Johnson, dopo l'assassinio di Kennedy; nel 1974 a Ford, dopo le dimissioni di Nixon). E al posto del vicepreside…
Domanda (toccando ferro e facendo gli scongiuri): e se mezzo governo finisse in quarantena? Se s'ammalassero centinaia di parlamentari, di consiglieri regionali e comunali, di membri delle corti superiori o delle authority? Se insomma il contagio s'estendesse fino a paralizzare le nostre istituzioni? Fin qui nessuno si è posto il problema, forse per scaramanzia, forse per miopia. Però durante le emergenze serve uno sguardo lungo, occorre prevederne pure gli sviluppi più nefasti, anticiparli, rintuzzarli. E d'altronde lo Stato non può proteggere i propri cittadini, se non sa proteggere se stesso.
Il buon esempio viene dagli Stati Uniti. Dove il presidente eletto può mancare, per malattie, morte, dimissioni; ma il comando resta comunque garantito dalla linea di successione. Al suo posto, il vicepresidente (nel 1963 accadde a Johnson, dopo l'assassinio di Kennedy; nel 1974 a Ford, dopo le dimissioni di Nixon). E al posto del vicepresidente lo speaker della Camera, il presidente pro tempore del Senato, il segretario di Stato, e via via tutti i ministri, in una sequenza che comprende 17 candidati. Di più: per scongiurare il rischio che un cataclisma o un attentato facciano piazza pulita, negli Usa tengono al riparo un "sopravvissuto designato" (Designated Survivor), nelle occasioni in cui tutti i membri della catena di comando si trovino nel medesimo luogo.
Gli americani, insomma, sono previdenti. E noi? Finora il Covid ha aggredito tre capigruppo alla Camera, decine di loro colleghi, la moglie d'un ministro. Causando, intanto, un primo danno: la quarantena dei diritti. Così, è stato rinviato l'esame della legge sull'omofobia. Mentre restano in sospeso altre iniziative, dal voto in Senato per i diciottenni alle norme sul suicidio assistito. Nel frattempo le assenze si dispongono a casaccio, fra i banchi della maggioranza e quelli dell'opposizione. Ogni votazione diventa più incerta, così come il raggiungimento del numero legale, ossia la soglia minima di presenze per la validità delle deliberazioni. Domani, chissà, potrebbe scaturirne una crisi di governo, non per ragioni politiche bensì puramente sanitarie. E tuttavia nemmeno il governo sa interrogarsi sui rimedi, offrire soluzioni. Potremmo invece congegnarne almeno due.
Primo: il voto a distanza. Per fronteggiare l'emergenza l'ha adottato il più antico Parlamento al mondo, quello inglese. Nonché il Parlamento europeo, introducendo il voto per e-mail. Nonché il Congresso americano. E poi la Francia, con il voto per procura. Mentre in Spagna le votazioni telematiche sono possibili dal 2012. Anche in Italia, a marzo, un decreto ha consentito di svolgere in videoconferenza le sedute dei consigli comunali, provinciali, delle città metropolitane. Ma in Parlamento no, non è possibile. Non vuole l'opposizione, che spera nelle assenze forzate per tirare sgambetti all'esecutivo. Non vuole la maggioranza, che teme l'impopolarità di questa misura. Non vogliono taluni sacerdoti del diritto, giacché la Costituzione reclama la maggioranza dei "presenti", come se in una lezione a distanza gli studenti fossero viceversa assenti. Ma l'unica obiezione seria è questa: il Parlamento è un luogo in cui si parla, lo dichiara anche il suo nome. Non è soltanto un votificio. E come fai a imbastire una discussione da remoto fra centinaia di voci? Risposta: dirottandola nelle commissioni parlamentari. Si chiama procedimento decentrato, e la Costituzione già ne contempla l'uso.
Secondo: il superamento del numero legale. In via eccezionale, e salvo ratifica di ogni decisione quando l'organo tornerà a ranghi completi. Perché la videoconferenza risulterà impossibile, per chi si trovi in un letto d'ospedale. E perché altrimenti si rischia la paralisi, lo stallo. Per esempio: la Consulta funziona con l'intervento di almeno 11 giudici su 15, dice una legge del 1953. Le riunioni della Consob sono valide se vi partecipano 3 commissari su 5. Idem per le altre autorità indipendenti, per gli enti pubblici, per istituzioni della più varia risma. Sicché mettiamoci rimedio. Con una legge generale, e con l'auspicio di non doverla usare. Titolo: "rompere il vetro in caso d'emergenza".
Il buon esempio viene dagli Stati Uniti. Dove il presidente eletto può mancare, per malattie, morte, dimissioni; ma il comando resta comunque garantito dalla linea di successione. Al suo posto, il vicepresidente (nel 1963 accadde a Johnson, dopo l'assassinio di Kennedy; nel 1974 a Ford, dopo le dimissioni di Nixon). E al posto del vicepresidente lo speaker della Camera, il presidente pro tempore del Senato, il segretario di Stato, e via via tutti i ministri, in una sequenza che comprende 17 candidati. Di più: per scongiurare il rischio che un cataclisma o un attentato facciano piazza pulita, negli Usa tengono al riparo un "sopravvissuto designato" (Designated Survivor), nelle occasioni in cui tutti i membri della catena di comando si trovino nel medesimo luogo.
Gli americani, insomma, sono previdenti. E noi? Finora il Covid ha aggredito tre capigruppo alla Camera, decine di loro colleghi, la moglie d'un ministro. Causando, intanto, un primo danno: la quarantena dei diritti. Così, è stato rinviato l'esame della legge sull'omofobia. Mentre restano in sospeso altre iniziative, dal voto in Senato per i diciottenni alle norme sul suicidio assistito. Nel frattempo le assenze si dispongono a casaccio, fra i banchi della maggioranza e quelli dell'opposizione. Ogni votazione diventa più incerta, così come il raggiungimento del numero legale, ossia la soglia minima di presenze per la validità delle deliberazioni. Domani, chissà, potrebbe scaturirne una crisi di governo, non per ragioni politiche bensì puramente sanitarie. E tuttavia nemmeno il governo sa interrogarsi sui rimedi, offrire soluzioni. Potremmo invece congegnarne almeno due.
Primo: il voto a distanza. Per fronteggiare l'emergenza l'ha adottato il più antico Parlamento al mondo, quello inglese. Nonché il Parlamento europeo, introducendo il voto per e-mail. Nonché il Congresso americano. E poi la Francia, con il voto per procura. Mentre in Spagna le votazioni telematiche sono possibili dal 2012. Anche in Italia, a marzo, un decreto ha consentito di svolgere in videoconferenza le sedute dei consigli comunali, provinciali, delle città metropolitane. Ma in Parlamento no, non è possibile. Non vuole l'opposizione, che spera nelle assenze forzate per tirare sgambetti all'esecutivo. Non vuole la maggioranza, che teme l'impopolarità di questa misura. Non vogliono taluni sacerdoti del diritto, giacché la Costituzione reclama la maggioranza dei "presenti", come se in una lezione a distanza gli studenti fossero viceversa assenti. Ma l'unica obiezione seria è questa: il Parlamento è un luogo in cui si parla, lo dichiara anche il suo nome. Non è soltanto un votificio. E come fai a imbastire una discussione da remoto fra centinaia di voci? Risposta: dirottandola nelle commissioni parlamentari. Si chiama procedimento decentrato, e la Costituzione già ne contempla l'uso.
Secondo: il superamento del numero legale. In via eccezionale, e salvo ratifica di ogni decisione quando l'organo tornerà a ranghi completi. Perché la videoconferenza risulterà impossibile, per chi si trovi in un letto d'ospedale. E perché altrimenti si rischia la paralisi, lo stallo. Per esempio: la Consulta funziona con l'intervento di almeno 11 giudici su 15, dice una legge del 1953. Le riunioni della Consob sono valide se vi partecipano 3 commissari su 5. Idem per le altre autorità indipendenti, per gli enti pubblici, per istituzioni della più varia risma. Sicché mettiamoci rimedio. Con una legge generale, e con l'auspicio di non doverla usare. Titolo: "rompere il vetro in caso d'emergenza".