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(ansa)

Gli altri malati da proteggere

Limitare l’accesso agli ospedali per chi ha un tumore o un sospetto tumore sarebbe oggi un errore imperdonabile
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No a un nuovo lockdown per i malati di cancro. A giugno scorso dalle pagine di questo giornale avevo denunciato che chiudere gli ambulatori oncologici per l'avanzare del Covid 19 era stata una decisione folle. Si è trattato tuttavia di un errore giustificato, perché la pandemia ci ha colto di sorpresa e bisognava far fronte a un'emergenza imprevedibile, che ci ha travolto. Oggi, insieme a tutti i medici Ieo, denuncio che limitare l'accesso agli ospedali per chi ha un tumore o un sospetto tumore sarebbe un errore non solo ingiustificato, ma imperdonabile. Otto mesi non sono passati invano per chi cura il cancro e gli ospedali e i medici sanno come fare a continuare a curare le patologie non-Covid in sicurezza.

Da noi all'Istituto Europeo di Oncologia, ad esempio, il personale medico è sottoposto sistematicamente a tampone e test sierologico e i pazienti accedono in modo protetto, tanto che da settembre ad oggi non ci sono stati nuovi focolai fra i …
No a un nuovo lockdown per i malati di cancro. A giugno scorso dalle pagine di questo giornale avevo denunciato che chiudere gli ambulatori oncologici per l'avanzare del Covid 19 era stata una decisione folle. Si è trattato tuttavia di un errore giustificato, perché la pandemia ci ha colto di sorpresa e bisognava far fronte a un'emergenza imprevedibile, che ci ha travolto. Oggi, insieme a tutti i medici Ieo, denuncio che limitare l'accesso agli ospedali per chi ha un tumore o un sospetto tumore sarebbe un errore non solo ingiustificato, ma imperdonabile. Otto mesi non sono passati invano per chi cura il cancro e gli ospedali e i medici sanno come fare a continuare a curare le patologie non-Covid in sicurezza.

Da noi all'Istituto Europeo di Oncologia, ad esempio, il personale medico è sottoposto sistematicamente a tampone e test sierologico e i pazienti accedono in modo protetto, tanto che da settembre ad oggi non ci sono stati nuovi focolai fra i pazienti. Certo, anche noi medici e chirurghi oncologhi ci ammaliamo, ma abbiamo comunque imparato a proteggere i nostri pazienti dal rischio virus per curarli dal cancro, che è una malattia ben più mortale. Per questo vedo con grande apprensione i primi casi - in Campania e non solo - di sospensione dell'attività clinica non urgente. Anche la Lombardia si prepara a ridurre la programmazione dei ricoveri. Il cancro però non si attiene alle classificazioni di urgenza: quello del polmone, ad esempio, in uno o due mesi può andare in progressione e da guaribile può diventare inguaribile.

Guardando i dati degli interventi Ieo per lobectomia polmonare (l'asportazione del lobo del polmone sede del tumore) vedo meno stadi iniziali IA, e più stadi IB e II, maggiormente avanzati, rispetto al 2019, con una differenza statisticamente significativa. Dietro a queste sigle semplici c'è un mondo di sofferenza: più invasività, più farmaci, più complicanze. Il primo lockdown ci ha insegnato quindi che il cancro non può essere messo in secondo piano rispetto a nessuna malattia, neppure il temuto Covid. Anzi, approfitta della disattenzione generale per colpire in sordina, ancora più forte.

Per questo non dobbiamo pensare di chiudere neppure le attività di screening, anzi le dobbiamo riprendere con vigore, come è stato sottolineato a più voci durante questo "ottobre rosa", dedicato internazionalmente alla prevenzione del carcinoma mammario. "Riprendiamo gli screening" è un messaggio che vale per tutti i principali tipi di tumore.

Perché deve essere chiaro che anche dal cancro ci si può proteggere. Anche da un cancro che fino a ieri era una sentenza di morte, come quello del polmone. Così come ci proteggiamo dal virus con la mascherina, ci possiamo proteggere dai tumori con lo screening. Bisogna però che la popolazione ne prenda coscienza e non abbia paura ad accedere agli ospedali. Del resto proprio il Covid ha rivalutato la responsabilità individuale nella gestione della salute.

Di fronte a un nuovo virus che la medicina non sapeva come affrontare, ci siamo resi conto che la salute è prima di tutto nelle nostre mani, e che i comportamenti che scegliamo sono quelli che ci salvano, permettendo poi alla scienza medica di intervenire al massimo della sua efficacia.

I Dpcm e le delibere regionali non fermino queste scelte di salute e di vita perché il tempo da dedicare esclusivamente al virus è scaduto, e le altre malattie sono tutt'altro che scomparse, anzi. Il cancro riguarda quasi 4 milioni di persone, tanti sono coloro che vivono con una diagnosi di tumore, vale a dire quasi il 6% degli italiani. Un nuovo lockdown per questa popolazione fragile sarebbe insopportabile.

L'autore è direttore della Chirurgia Toracica dell'Istituto Europeo di Oncologia