Le “forti raccomandazioni” dell’Avvocato del popolo
di Sebastiano Messina , di Sebastiano Messina
Ammetto di non sapere se il presidente del Consiglio – che è anche ordinario di Diritto privato – sia già stato menzionato nei manuali giuridici. Sono però certo che abbia appena conquistato una citazione, per la formula inedita che ha introdotto ieri nel prontuario delle fonti del diritto: la «forte raccomandazione».
Nel suo ultimo, lunghissimo Dpcm - 21 pagine di norme più 196 di allegati esplicativi – Conte ha elencato ciò che è proibito e ciò che è permesso a certe condizioni. È normale: si fa così. Ma all’articolo 2 spunta, a sorpresa, la novità: «È fortemente raccomandato». A chi? «A tutte le persone fisiche». Che cosa? «Di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati…» eccetera.
Chiarimento importante: ci si rivolge alle «persone fisiche», ai singoli individui. Non alle persone giuridiche, ci…
Nel suo ultimo, lunghissimo Dpcm - 21 pagine di norme più 196 di allegati esplicativi – Conte ha elencato ciò che è proibito e ciò che è permesso a certe condizioni. È normale: si fa così. Ma all’articolo 2 spunta, a sorpresa, la novità: «È fortemente raccomandato». A chi? «A tutte le persone fisiche». Che cosa? «Di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati…» eccetera.
Chiarimento importante: ci si rivolge alle «persone fisiche», ai singoli individui. Non alle persone giuridiche, ci…
Ammetto di non sapere se il presidente del Consiglio – che è anche ordinario di Diritto privato – sia già stato menzionato nei manuali giuridici. Sono però certo che abbia appena conquistato una citazione, per la formula inedita che ha introdotto ieri nel prontuario delle fonti del diritto: la «forte raccomandazione».
Nel suo ultimo, lunghissimo Dpcm - 21 pagine di norme più 196 di allegati esplicativi – Conte ha elencato ciò che è proibito e ciò che è permesso a certe condizioni. È normale: si fa così. Ma all’articolo 2 spunta, a sorpresa, la novità: «È fortemente raccomandato». A chi? «A tutte le persone fisiche». Che cosa? «Di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati…» eccetera.
Chiarimento importante: ci si rivolge alle «persone fisiche», ai singoli individui. Non alle persone giuridiche, cioè le società, le fondazioni, le associazioni, gli enti previdenziali e via dicendo: queste dunque sono libere di spostarsi come e quando vogliono. Purché riescano a farlo senza che allo spostamento partecipino «persone fisiche». Come, è affar loro.
Ma la vera innovazione giuridica è la formula. Dovendo regolamentare gli spostamenti, il premier avrebbe potuto usare altre espressioni. «È fatto divieto», per esempio. Oppure «È fatto obbligo». Invece Conte non vieta e non obbliga: scrive che non spostarsi «è fortemente raccomandato». Attenzione: non semplicemente «raccomandato», come il lavaggio frequente delle mani previsto dall’articolo 3. «Fortemente raccomandato». Significa che il capo del governo ci tiene davvero molto. Se lo aspetta proprio. E ci rimarrà male, se non lo ascoltiamo.
Noi cercheremo di non dargli questo dispiacere: sappiamo che la nostra è una Repubblica fondata sulla raccomandazione. Ma non vorremmo trovarci al posto degli agenti di polizia che fermeranno qualche maleducato che avrà ignorato la «forte raccomandazione». E, non trovandosi di fronte alla violazione di un divieto o di un obbligo, non potranno far altro che lanciargli un’occhiataccia e dirgli: «Eh, ma lei è proprio un birboncello!».
Nel suo ultimo, lunghissimo Dpcm - 21 pagine di norme più 196 di allegati esplicativi – Conte ha elencato ciò che è proibito e ciò che è permesso a certe condizioni. È normale: si fa così. Ma all’articolo 2 spunta, a sorpresa, la novità: «È fortemente raccomandato». A chi? «A tutte le persone fisiche». Che cosa? «Di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati…» eccetera.
Chiarimento importante: ci si rivolge alle «persone fisiche», ai singoli individui. Non alle persone giuridiche, cioè le società, le fondazioni, le associazioni, gli enti previdenziali e via dicendo: queste dunque sono libere di spostarsi come e quando vogliono. Purché riescano a farlo senza che allo spostamento partecipino «persone fisiche». Come, è affar loro.
Ma la vera innovazione giuridica è la formula. Dovendo regolamentare gli spostamenti, il premier avrebbe potuto usare altre espressioni. «È fatto divieto», per esempio. Oppure «È fatto obbligo». Invece Conte non vieta e non obbliga: scrive che non spostarsi «è fortemente raccomandato». Attenzione: non semplicemente «raccomandato», come il lavaggio frequente delle mani previsto dall’articolo 3. «Fortemente raccomandato». Significa che il capo del governo ci tiene davvero molto. Se lo aspetta proprio. E ci rimarrà male, se non lo ascoltiamo.
Noi cercheremo di non dargli questo dispiacere: sappiamo che la nostra è una Repubblica fondata sulla raccomandazione. Ma non vorremmo trovarci al posto degli agenti di polizia che fermeranno qualche maleducato che avrà ignorato la «forte raccomandazione». E, non trovandosi di fronte alla violazione di un divieto o di un obbligo, non potranno far altro che lanciargli un’occhiataccia e dirgli: «Eh, ma lei è proprio un birboncello!».