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(ansa)

Politica e ambiente, perché Greta non basta

Ci vuole un piano globale e la partecipazione dei singoli Paesi per scongiurare un'emergenza ecologica senza ritorno
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Greta Thunberg diciassette anni e Jane Fonda ottantadue anni - viste insieme di recente da Fabio Fazio - hanno ribadito la loro rabbia per i silenzi dei potenti del mondo sui temi ambientali. Un'adolescente sempre intelligente e una donna sempre in prima linea per i diritti umani hanno richiamato a doveri essenziali politici, uomini con alte responsabilità nel governo del clima e noi tutti che avremmo il dovere morale, ancora prima che civile, di lasciare ai nostri figli un mondo meno ingrato.

L'Italia poco può per ridurre il riscaldamento globale, ma assai più dovrebbe fare. Il clima e il territorio non sono quasi mai stati al centro dei governi repubblicani. Si è proceduto rincorrendo i disastri - terremoti, frane, alluvioni e incendi - con provvedimenti che sono stati uno spreco di risorse.

L'Italia ha una struttura idrogeologica difficile da governare. La dorsale appenninica per decenni è stata abbandonata. La prevenzione ha una mis…
Greta Thunberg diciassette anni e Jane Fonda ottantadue anni - viste insieme di recente da Fabio Fazio - hanno ribadito la loro rabbia per i silenzi dei potenti del mondo sui temi ambientali. Un'adolescente sempre intelligente e una donna sempre in prima linea per i diritti umani hanno richiamato a doveri essenziali politici, uomini con alte responsabilità nel governo del clima e noi tutti che avremmo il dovere morale, ancora prima che civile, di lasciare ai nostri figli un mondo meno ingrato.

L'Italia poco può per ridurre il riscaldamento globale, ma assai più dovrebbe fare. Il clima e il territorio non sono quasi mai stati al centro dei governi repubblicani. Si è proceduto rincorrendo i disastri - terremoti, frane, alluvioni e incendi - con provvedimenti che sono stati uno spreco di risorse.

L'Italia ha una struttura idrogeologica difficile da governare. La dorsale appenninica per decenni è stata abbandonata. La prevenzione ha una misera parte nei bilanci pubblici. Montagne e abitati sono tutt'uno con i fiumi che li attraversano ed essi, lasciati all'incuria, hanno arrecato danni ingentissimi a città come Genova e Firenze. Per non dire dell'acqua alta di Venezia e la "ballata" altalenante del Mose: lo ricordano Giorgio Barbieri e Francesco Giavazzi in Salvare Venezia, Rizzoli, 2020. Eppure Cavour, Quintino Sella e Garibaldi ebbero a cuore il suolo della patria. Il decennio Berlusconi invece ci donò condoni edilizi senza risparmio e ora Conte vuol rilanciare il Ponte di Messina! I problemi prioritari del prossimo decennio sono quelli di una agricoltura green e il governo delle aree urbane: la prima va sostenuta, la seconda è da progettare.

L'emergenza per il clima è un cappio al collo per l'Europa e per la piccola Italia: penisola e isole rischiano un disastro. Le leggi vigenti non sono in condizioni di frenare lo stato strisciante d'emergenza.

Ci vuole ben altro per risalire la corrente e ciò non sarà possibile fino a quando questo "gliommero", avrebbe detto Gadda, non diviene un prioritario obbiettivo politico. Il nostro Paese ha tutte le competenze per affrontare il problema: ma a scienziati, istituti di ricerca, organizzazioni è necessario dare le risorse necessarie. Nel nostro Paese l'emergenza climatica è legata ad altri problemi che investono la sopravvivenza del nostro patrimonio culturale che va protetto.

I geologi vox clamentis in deserto ricordano che i fiumi abbandonati procurano distruzione e morte e l'Appennino è una sequenza di smottamenti e frane. Tutti siamo a rischio e una politica ecologica dovrebbe essere al centro della nuova Europa. Il grande storico inglese Donald Sasson scrive che oggi è impossibile fare previsioni considerato che il quadro del Covid 19 non ha precedenti se non la pandemia della Spagnola.

La crisi a cui si va incontro non regge più ai consumi crescenti. Di qui l'ansia che dà il titolo al saggio di Sasson The Anxious Triumph: a Global History of Captalism. Una lettura preziosa se vogliamo collocare le nostre considerazioni in un quadro globale motivato. Le città si dovranno dotare di servizi pubblici per ridurre lo smog, rendendo più efficiente la mobilità e salvaguardando la salute del cittadino. Una politica che ha i suoi benefici e i suoi costi: ma essi sono un investimento produttivo indispensabile.

L'Italia ha un patrimonio storico, archeologico e artistico di eccezionale valore: una risorsa economica che il turismo non è capace di usare. Bisogna aver consapevolezza del cambiamento climatico, ma una politica conseguente deve prevederne gli effetti nelle campagne e nelle città. Carlo Cattaneo scrisse che le città sono le radici della nostra civiltà, oggi si occuperebbe di renderle "intelligenti".

La dorsale appenninica è disseminata di paesi più o meno piccoli abbandonati. Una politica saggia vorrebbe che si creasse un piano nazionale perché si possano creare le condizioni che questi abitati diventino capaci di attrarre giovani disoccupati. Il turismo è un volano economico che può dare eccezionali risultati. Quando bisogna fare previsioni si corre il rischio di mescolare quello che noi vorremmo accadesse con quanto è plausibile che possa accadere. Le nostre ipotesi sono plausibili e in quanto tali possibili da realizzare nel prossimo futuro.