Nessun governo in Europa è oggi in grado di vedere con chiarezza nel prossimo futuro. Tutti, in un modo o nell'altro, temono il peggio, ossia che il dramma del Covid finisca per sfuggire a ogni controllo, in una rincorsa disordinata verso nuove chiusure. Come dice la Cancelliera tedesca Merkel, l'angoscia è che "il sistema salti". Si cammina sull'orlo di un abisso inesplorato. Ma con una differenza: solo in Italia le incognite dell'autunno sono la conseguenza dell'inefficienza della primavera-estate. Solo in Italia si sta pagando il prezzo del confusionario immobilismo che ha prodotto dieci giorni di Stati Generali a Villa Doria Pamphili utili a niente, una passerella di categorie, esperti, sindacalisti, imprenditori da cui non è stato ricavato alcun progetto, alcuna idea concreta. Per cui le paure intorno al virus sembrano la cattiva coscienza di una politica malcerta che ha tentato senza successo, e in fondo tenta ancora, di far dim…
Nessun governo in Europa è oggi in grado di vedere con chiarezza nel prossimo futuro. Tutti, in un modo o nell'altro, temono il peggio, ossia che il dramma del Covid finisca per sfuggire a ogni controllo, in una rincorsa disordinata verso nuove chiusure. Come dice la Cancelliera tedesca Merkel, l'angoscia è che "il sistema salti". Si cammina sull'orlo di un abisso inesplorato. Ma con una differenza: solo in Italia le incognite dell'autunno sono la conseguenza dell'inefficienza della primavera-estate. Solo in Italia si sta pagando il prezzo del confusionario immobilismo che ha prodotto dieci giorni di Stati Generali a Villa Doria Pamphili utili a niente, una passerella di categorie, esperti, sindacalisti, imprenditori da cui non è stato ricavato alcun progetto, alcuna idea concreta. Per cui le paure intorno al virus sembrano la cattiva coscienza di una politica malcerta che ha tentato senza successo, e in fondo tenta ancora, di far dimenticare la sua inazione dietro la pompa delle cerimonie pubbliche e delle conferenze stampa senza notizie.
Ecco perché gli interrogativi sul prossimo futuro sono più che leciti. In primo luogo: questo governo 5S-Pd-LeU-Iv, nato con un gioco di prestigio nell'estate del 2019, è in grado di attraversare la tempesta senza indebolire in modo irrimediabile il Paese? Un anziano conoscitore della politica come Rino Formica, in un'intervista a Formiche, ha detto che l'attuale equilibrio è il prodotto del "populismo anti-istituzionale" che domina tuttora, al di là del declino dei Cinque Stelle. Difficile dargli torto. Ma la via d'uscita resta un rebus avvolto in un enigma, come diceva Churchill a proposito dell'Unione Sovietica.
Il primo scenario è appunto che si vada avanti tra polemiche e risse dentro e fuori la maggioranza attuale, magari con un premier diverso da Conte. Il virus ha messo in luce i limiti dell'esecutivo, ma rappresenta anche uno scudo potente per attutire i conflitti ed evitare che sfocino in crisi aperta. L'obiettivo sarebbe di raggiungere il semestre bianco (luglio 2021) avendo scavalcato senza danni le comunali di primavera nelle grandi città. È un percorso sulla cui fattibilità sono cresciuti parecchi dubbi. Il secondo scenario prevede che si prenda atto di un quadro troppo fragile per reggere l'emergenza. In questo caso un governo di unità nazionale - affidato a un'alta personalità al di fuori dei partiti - sarebbe l'unica formula alternativa alle elezioni. Richiede che Mattarella indichi con decisione la strada e accetti di esporsi favorendo un "governo del presidente" tale da imporre una prova di maturità a tutti. C'è chi lavora in tal senso, anche a destra: per esempio il leghista Giorgetti.
Terza ipotesi è un accordo di qualche mese tra le forze politiche sulle urgenze da affrontare, in cambio di un patto per andare al voto appena passata la burrasca. Sembra una variante del secondo scenario, in realtà è cosa ben diversa. Il governo di unità nazionale non prevede elezioni a breve e contiene in sé, inevitabilmente, un consenso per l'elezione del capo dello Stato nel gennaio '22. Date le premesse, la conferma di Mattarella al primo turno sarebbe probabilmente la sola soluzione compatibile con le larghe intese. Viceversa il patto per tornare alle urne entro qualche mese, cioè prima del semestre, implica di eleggere il presidente della Repubblica con il nuovo Parlamento - ridotto nei numeri e rappresentativo. In tal caso il negoziato sul successore di Mattarella si farebbe su basi inedite e con logiche diverse. Si vedrà. Allo stato siamo, come si dice, in mezzo al fatidico guado.
Ecco perché gli interrogativi sul prossimo futuro sono più che leciti. In primo luogo: questo governo 5S-Pd-LeU-Iv, nato con un gioco di prestigio nell'estate del 2019, è in grado di attraversare la tempesta senza indebolire in modo irrimediabile il Paese? Un anziano conoscitore della politica come Rino Formica, in un'intervista a Formiche, ha detto che l'attuale equilibrio è il prodotto del "populismo anti-istituzionale" che domina tuttora, al di là del declino dei Cinque Stelle. Difficile dargli torto. Ma la via d'uscita resta un rebus avvolto in un enigma, come diceva Churchill a proposito dell'Unione Sovietica.
Il primo scenario è appunto che si vada avanti tra polemiche e risse dentro e fuori la maggioranza attuale, magari con un premier diverso da Conte. Il virus ha messo in luce i limiti dell'esecutivo, ma rappresenta anche uno scudo potente per attutire i conflitti ed evitare che sfocino in crisi aperta. L'obiettivo sarebbe di raggiungere il semestre bianco (luglio 2021) avendo scavalcato senza danni le comunali di primavera nelle grandi città. È un percorso sulla cui fattibilità sono cresciuti parecchi dubbi. Il secondo scenario prevede che si prenda atto di un quadro troppo fragile per reggere l'emergenza. In questo caso un governo di unità nazionale - affidato a un'alta personalità al di fuori dei partiti - sarebbe l'unica formula alternativa alle elezioni. Richiede che Mattarella indichi con decisione la strada e accetti di esporsi favorendo un "governo del presidente" tale da imporre una prova di maturità a tutti. C'è chi lavora in tal senso, anche a destra: per esempio il leghista Giorgetti.
Terza ipotesi è un accordo di qualche mese tra le forze politiche sulle urgenze da affrontare, in cambio di un patto per andare al voto appena passata la burrasca. Sembra una variante del secondo scenario, in realtà è cosa ben diversa. Il governo di unità nazionale non prevede elezioni a breve e contiene in sé, inevitabilmente, un consenso per l'elezione del capo dello Stato nel gennaio '22. Date le premesse, la conferma di Mattarella al primo turno sarebbe probabilmente la sola soluzione compatibile con le larghe intese. Viceversa il patto per tornare alle urne entro qualche mese, cioè prima del semestre, implica di eleggere il presidente della Repubblica con il nuovo Parlamento - ridotto nei numeri e rappresentativo. In tal caso il negoziato sul successore di Mattarella si farebbe su basi inedite e con logiche diverse. Si vedrà. Allo stato siamo, come si dice, in mezzo al fatidico guado.