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Palermo, le proteste contro le misure restrittive anti Covid (ansa)

Covid, la tempesta perfetta

Il Paese è entrato in una fase che toglie il sonno. Di cui conviene mettere in fila gli addendi perché ne sia chiara la portata e la posta in gioco
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A valle di una settimana cominciata con i fuochi di piazza di Napoli e proseguita con le violenze di Torino, Milano, Roma, di un nuovo Dpcm tarato sullo "scenario 3" che ha spento il nostro tempo libero, la cultura, e la sua industria, azzoppato la scuola, il Paese è entrato in una tempesta perfetta che toglie il sonno. Di cui conviene mettere in fila gli addendi perché ne sia chiara la portata e la posta in gioco.

La pandemia di Covid 19 ha una progressione vertiginosa che ci lascia ormai un vantaggio di sole due settimane sulla Francia che si è arresa a un nuovo lockdown. E le proiezioni del Comitato tecnico scientifico indicano che il record di contagi di ieri (+24.991 casi) sarà polverizzato da quello di oggi, di domani e dopodomani. Gli ospedali sono al collasso. Avvicinandoci a quello "scenario 4" nel quale c'è un nuovo lockdown. Il governo mostra una forza di coesione pari a quella della carta velina. Di cui sono testi…
A valle di una settimana cominciata con i fuochi di piazza di Napoli e proseguita con le violenze di Torino, Milano, Roma, di un nuovo Dpcm tarato sullo "scenario 3" che ha spento il nostro tempo libero, la cultura, e la sua industria, azzoppato la scuola, il Paese è entrato in una tempesta perfetta che toglie il sonno. Di cui conviene mettere in fila gli addendi perché ne sia chiara la portata e la posta in gioco.

La pandemia di Covid 19 ha una progressione vertiginosa che ci lascia ormai un vantaggio di sole due settimane sulla Francia che si è arresa a un nuovo lockdown. E le proiezioni del Comitato tecnico scientifico indicano che il record di contagi di ieri (+24.991 casi) sarà polverizzato da quello di oggi, di domani e dopodomani. Gli ospedali sono al collasso. Avvicinandoci a quello "scenario 4" nel quale c'è un nuovo lockdown. Il governo mostra una forza di coesione pari a quella della carta velina. Di cui sono testimonianza, solo da ultimo, le due lettere - ieri Nicola Zingaretti, oggi Luigi Di Maio - inviate a questo giornale dai leader dei suoi due principali azionisti di maggioranza.

Senza contare il senso di smarrimento che da giorni ormai trasmette il presidente del Consiglio il cui protagonismo estivo gli ha prima guadagnato la cordiale inimicizia dei suoi alleati di governo e ora la prigione di un'agenda che ha l'orizzonte medio delle 12 ore ed è ingessata dagli "obblighi politici di coalizione" su qualunque decisione, anche tecnica, vada assunta. L'opposizione, divisa tra la tentazione di cavalcare il risentimento della piazza e sedersi al tavolo della "leale collaborazione" con il governo, di fatto è un attore non spendibile.

Le Regioni, in preda alla forza centripeta della ricerca del consenso dei territori e dei loro stessi errori, hanno interpretato e continuano a interpretare la loro autonomia come principio di eccezione alla regola stabilita dal centro. Tutto questo, mentre il direttore dell'Agenzia europea dei medicinali, Guido Rasi, parlando il linguaggio della verità, annichilisce l'imbonimento con cui, ancora nel fine settimana, il presidente del Consiglio indicava in dicembre l'arrivo del vaccino e dunque la fine dell'incubo, spiegando al contrario che ne saremo davvero fuori solo a fine 2021.

Ma non finisce qui. A soffiare sulla tempesta, da Oriente, è chi vede nel passaggio drammatico del nostro Paese, in quello della Francia e della Germania, l'opportunità di far saltare il banco dell'Unione. A Dacca, pochi giorni fa, epicentro asiatico del Covid, 40 mila islamisti hanno risposto in piazza alla chiamata di Erdogan contro Macron. In una prova generale di chi vede l'emergenza sanitaria del vecchio continente come l'occasione per riaccendere la mai sopita questione religiosa tra Islam e Occidente.

Si sono rimessi al lavoro sulla rete anche i "proxy" della Russia di Putin che, da giorni, hanno cominciato a intossicare i social con le parole d'ordine del negazionismo europeo. Denunciando la "dittatura sanitaria" e indicando in Mattarella non il garante della nostra unità costituzionale, ma il vertice politico-militare di una sorta di golpe in nome dell'emergenza. Agitando ogni sorta di fantasma capace di aggregare quel grumo di populismo, fascismi, millenarismi, che è il cancro che minaccia le democrazie europee.

In questo passaggio, fino a ventiquattro ore fa, quando al baco è stato posto frettoloso e tardivo rimedio, il ministro dell'Interno è stato costantemente escluso da qualsiasi tavolo tecnico e politico. Come se un ministero chiave come il Viminale e gli apparati che a quel ministero direttamente rispondono (il capo della Polizia è anche direttore del Dipartimento per la pubblica sicurezza cui risponde l'intero comparto delle nostre forze dell'ordine) fossero una pleonastica salmeria da trascinare al seguito. E la caratura "tecnica" del ministro Lamorgese (un prefetto) un handicap tale da interdirle il cerchio stretto della decisione politica.

Questo è quanto sta accadendo. Ed è su questo che nei prossimi giorni si misureranno le scelte e i comportamenti di un Paese intero, non soltanto della sua classe dirigente. Ne va, come ha avuto modo di ricordare più volte il Presidente Mattarella, la nostra coesione e dunque la capacità di uscire dalla tempesta perfetta. Non dimenticando mai che era scritta, prevedibile. E che il Paese ha già mancato una volta la possibilità di non infilarcisi dentro. Anche perché, stavolta, non ci saranno prove di appello o esami di riparazione.