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Lockdown, vieni a vivere con me

Le aspirazioni e le soluzioni di chi abita da solo in vista di nuove, possibili, misure restrittive
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"Volto non riconosciuto", mi dice il telefono quando provo a sbloccarlo con il riconoscimento facciale. Come lui, anche io con la mascherina non riconosco le persone. La perdita di familiarità è uno degli effetti collaterali più pesanti di questa pandemia: tutto diventa minacciosamente estraneo. Il fatto che il virus sia a trasmissione affettiva ci sta obbligando a ridefinire il concetto di intimità e nel prossimo prevedibile isolamento avrà l'estrema conseguenza di costringerci a scegliere chi vogliamo avere la garanzia di poter considerare "vicino" anche per la legge.

Dovremmo pensarci da soli, perché il governo ha già dimostrato di avere in testa un'idea della società italiana che non è quella reale. Lo ha fatto durante il primo lockdown, quando a un certo punto abbiamo ricevuto il permesso di frequentare solo la categoria misteriosa e aleatoria dei "congiunti", una parola che per …
"Volto non riconosciuto", mi dice il telefono quando provo a sbloccarlo con il riconoscimento facciale. Come lui, anche io con la mascherina non riconosco le persone. La perdita di familiarità è uno degli effetti collaterali più pesanti di questa pandemia: tutto diventa minacciosamente estraneo. Il fatto che il virus sia a trasmissione affettiva ci sta obbligando a ridefinire il concetto di intimità e nel prossimo prevedibile isolamento avrà l'estrema conseguenza di costringerci a scegliere chi vogliamo avere la garanzia di poter considerare "vicino" anche per la legge.

Dovremmo pensarci da soli, perché il governo ha già dimostrato di avere in testa un'idea della società italiana che non è quella reale. Lo ha fatto durante il primo lockdown, quando a un certo punto abbiamo ricevuto il permesso di frequentare solo la categoria misteriosa e aleatoria dei "congiunti", una parola che per milioni di persone non significa più niente da anni. A Milano il 45% dei nuclei familiari è composto da una sola persona e a Roma la percentuale sale al 52%. Secondo i dati Istat, le famiglie unipersonali sono ormai un terzo del totale e i single per scelta o per caso rappresentano il 35% dei proprietari di casa. Le relazioni sono cambiate, ma le istituzioni continuano a far finta che la società italiana sia fondata sulla famiglia composta dalla coppia con figli. Una delle molte persone che in questi giorni sui social media ha accusato male il colpo della chiusura di teatri e cinema ha scritto: "Vorrei che la smettessero di proporre una rappresentazione monocorde della vita che presuppone l'esistenza di una famiglia classica e che lega a questa la nostra felicità, il benessere e la realizzazione dei bisogni individuali e sociali essenziali all'esistenza. Per coloro che quella famiglia non l'hanno, la privazione della socialità, del cinema il giovedì, del teatro la domenica, dello sport in compagnia è dolorosa perché è proprio in questo che consiste la loro vita".

È per questo che gli amici single o senza figli intorno a me ora si chiudono a cerchi di sei persone che fanno il patto di frequentarsi solo tra loro. Memori dell'angoscia solitaria del primo lockdown, dopo la chiusura dei luoghi di socialità e il coprifuoco, molti stanno facendo sbucare nei soggiorni i pouf gonfiabili e i divani-letto, proponendosi convivenze solidali e qualunque cosa possa generare protettive familiarità temporanee. Non basta proteggerci dal virus, dobbiamo proteggere anche la nostra capacità di relazione. La velocità del contagio ora non ci lascia scampo: se vogliamo vivere e far vivere siamo obbligati all'isolamento. Tuttavia possiamo compiere l'atto creativo di trasformare in fisiche le vicinanze emotive e decidere che isolamento non vuol dire solitudine. Se potete, chiedete a una persona cara di valutare una convivenza amichevole di un mese. Scegliamo un volto quotidiano, solo uno, che ci conservi viva la capacità di riconoscere tutti gli altri.