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Al Teatro dei 101, Augias è il primo in alto a sinistra, Proietti è il quarto da sinistra nella seconda fila, accanto al regista Antonio Calenda 

Tutte le lingue di Proietti

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Da Belli a Molière: così sapeva cambiare la sua voce
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Quando due anni fa è uscita la nuova edizione critica dei sonetti del Belli (Einaudi ed.) ho invitato Proietti a venire in televisione a dirne qualcuno. Venne e li disse; da par suo, con il giusto accento romano (romanesco) greve, scurendo un po' la voce. Delle doti caratteristiche di un attore, Proietti aveva, prima ancora di un'eccezionale capacità espressiva, la padronanza della voce.

Lui e Carmelo Bene sono state due delle più belle voci del teatro italiano degli ultimi decenni. Due strumenti sempre intonati in una battuta colloquiale o nella declamazione di un verso. Proietti usava una voce per il Belli, una diversa per il maresciallo Rocca, una ancora diversa quando recitava Shakespeare o Molière. Insieme alla voce mutava la dizione; poteva usare una perfetta dizione medio-italiana nei canoni della vecchia accademia d'arte drammatica; oppure assaporare la grevità del dialetto che vuole un'emissione pigramente arrochita, per cui…
Quando due anni fa è uscita la nuova edizione critica dei sonetti del Belli (Einaudi ed.) ho invitato Proietti a venire in televisione a dirne qualcuno. Venne e li disse; da par suo, con il giusto accento romano (romanesco) greve, scurendo un po' la voce. Delle doti caratteristiche di un attore, Proietti aveva, prima ancora di un'eccezionale capacità espressiva, la padronanza della voce.

Lui e Carmelo Bene sono state due delle più belle voci del teatro italiano degli ultimi decenni. Due strumenti sempre intonati in una battuta colloquiale o nella declamazione di un verso. Proietti usava una voce per il Belli, una diversa per il maresciallo Rocca, una ancora diversa quando recitava Shakespeare o Molière. Insieme alla voce mutava la dizione; poteva usare una perfetta dizione medio-italiana nei canoni della vecchia accademia d'arte drammatica; oppure assaporare la grevità del dialetto che vuole un'emissione pigramente arrochita, per cui la famosa "c dolce" che i linguisti definiscono semiocclusiva, palatale, sorda, diventa una compiaciuta, assaporata "sc"': non "cinquecento" ma scinquescento. Il dialetto romano è affabile, cordiale, non ha le chiusure del lombardo (quello d'un tempo, almeno) bisogna saperlo dire con la giusta dose di volgarità, senza eccessi ma anche senza paura. Quella lingua Proietti l'aveva assorbita a casa, nei giochi di strada, parlando con suo padre come mi confidò una volta. Se ne andavano a piedi, il padre reggeva con una mano il manubrio della bicicletta, intanto gli chiedeva, un po' accorato suppongo: "Ma davero voi fa' l'attore? E che te magni?". L'altra lingua, l'italiano, possiamo dire che l'aveva imparata da grande. Così come aveva imparato a suonare la chitarra o a soffiare dentro uno strumento, a muovere i muscoli del viso fino a trasformarlo in una maschera istrionica. Tutto molto velocemente, senza sforzo apparente, perché le doti di un attore si possono perfezionare con lo studio e l'esperienza ma dev'essere chiaro subito che la base c'è. Dono di natura. Che lui fosse il più dotato della sua generazione infatti si capì subito.

Nei primi anni Sessanta, quando andavano di moda i teatrini d'avanguardia negli scantinati, Antonio Calenda aveva preso in affitto un seminterrato in via Euclide Turba, dalle parti di Piazza Mazzini. L'aveva chiamato "Teatro dei 101", dal numero dei posti. Per la messinscena di un mio testo ("Direzione memorie"), Calenda chiamò Proietti, aveva 25 anni, per il ruolo protagonista. Lo spettacolo ebbe successo, venne a vederlo Paolo Grassi e decise di ospitarlo per una settimana nel suo Piccolo Teatro a Milano. Allora, un mito. Accompagnai Grassi all'uscita ansioso di conoscere il suo giudizio, prima ancora di dirmi che avrebbe preso lo spettacolo a Milano, mi chiese "come si chiama quello magro con la faccia famelica?". Dissi il nome, commentò: "Ti sei accorto che quando entra lui la scena diventa subito più viva?".