Destra sovranista di fronte al bivio
di Stefano Folli , di Stefano FolliI riflessi delle elezioni Usa in Europa e in Italia
C’è una domanda che comincia ad affiorare: la possibile vittoria - ancora lontana dall’essere ufficiale - di Biden avrà l’effetto di avviare al tramonto in Europa (e nel Regno Unito) la destra cosiddetta “populista” che proprio negli anni di Trump ha conosciuto la massima diffusione? È presto per dirlo, ma la risposta non si presenta semplice. In primo luogo, Trump non è stato sbaragliato, non è stato liquidato come un inciampo della storia. È vero che il nazionalista inglese Farage sembra aver perso la scommessa di diecimila sterline sulla rielezione, ma gli Stati Uniti appaiono divisi a metà. Il “trumpismo” oltre Trump costituisce una realtà scomoda per il nuovo presidente perché i motivi che hanno generato il fenomeno quattro anni fa sono ancora tutti ben radicati nella società americana. Questo aspetto darà conforto ai “populisti” europei: benché…
C’è una domanda che comincia ad affiorare: la possibile vittoria - ancora lontana dall’essere ufficiale - di Biden avrà l’effetto di avviare al tramonto in Europa (e nel Regno Unito) la destra cosiddetta “populista” che proprio negli anni di Trump ha conosciuto la massima diffusione? È presto per dirlo, ma la risposta non si presenta semplice. In primo luogo, Trump non è stato sbaragliato, non è stato liquidato come un inciampo della storia. È vero che il nazionalista inglese Farage sembra aver perso la scommessa di diecimila sterline sulla rielezione, ma gli Stati Uniti appaiono divisi a metà. Il “trumpismo” oltre Trump costituisce una realtà scomoda per il nuovo presidente perché i motivi che hanno generato il fenomeno quattro anni fa sono ancora tutti ben radicati nella società americana. Questo aspetto darà conforto ai “populisti” europei: benché estromesso dalla Casa Bianca, Trump sul piano politico non è stato davvero sconfitto. Di conseguenza resterà un faro per l’arcipelago “sovranista” e ne sosterrà le iniziative.
L’argomento è convincente a metà. Per la destra europea (e per i “brexiters” inglesi) fa una notevole differenza essere appoggiati dal presidente degli Stati Uniti in carica oppure da un rancoroso miliardario tornato alla vita privata. Tanto più che la mancata conferma avrebbe un significato abbastanza chiaro: il “blocco sociale” che nel 2016 creò la grande sorpresa, stavolta ha perso qualche pezzo. Non molti, per la verità, ma Trump si è lasciato sfuggire uno spicchio dell’elettorato bianco che l’altra volta lo aveva sostenuto e stavolta ha preferito una scelta più moderata o, se si vuole, più convenzionale. Quindi il messaggio “populista”, con la sua forza potente, l’altra volta ebbe successo per una serie di circostanze favorevoli e adesso va incontro all’insuccesso per alcune situazioni sfavorevoli. Vuol dire che Trump non ha saputo o potuto allargare il suo consenso negli anni della Casa Bianca; anzi, lo ha visto contrarsi leggermente.
I “sovranisti” italiani non potranno non tener conto di tale aspetto. Il “trumpismo” ha già conosciuto la sua massima espansione: rappresenta un’ampia fetta della società americana, ma si è rivelato non in grado di allargarsi ancora e in forma stabile. Qualcosa di simile è avvenuto in Italia all’alleanza Lega-FdI-Forza Italia: ha già vissuto le sue stagioni di successo, ha mietuto i migliori risultati elettorali, ma ora nel complesso è ferma, anzi perde qualcosa perché il partito maggiore, la Lega, sembra aver smarrito lo slancio e con esso parecchi voti. Il “populismo” sovranista è approvato dal 40 per cento degli italiani, forse qualcosa di più (escludendo Forza Italia), ma nella sua attuale versione non è capace di espandersi ancora. C’è un limite culturale e politico, anzi geopolitico. Ci si attende da Salvini un passo, un’iniziativa - magari sul piano internazionale - per spezzare tale limite, ma finora tutto tace.
In poche parole: se il sovranismo italiano non evolve verso una delle famiglie europee, come ha cominciato a fare Giorgia Meloni, è destinato a regredire e forse a spegnersi lentamente. Infatti un conto è avere Trump alla Casa Bianca, con la sua ostilità verso l’Unione e in generale la sua diffidenza verso l’Europa integrata; e un altro è avere l’ungherese Orbàn (che peraltro si tiene stretta la destra dei Popolari) come punto di riferimento. Dopo Trump, il populismo al di qua dell’Atlantico dovrà cambiare, se non vuole ridursi a una forte minoranza destinata a rimanere tale.
L’argomento è convincente a metà. Per la destra europea (e per i “brexiters” inglesi) fa una notevole differenza essere appoggiati dal presidente degli Stati Uniti in carica oppure da un rancoroso miliardario tornato alla vita privata. Tanto più che la mancata conferma avrebbe un significato abbastanza chiaro: il “blocco sociale” che nel 2016 creò la grande sorpresa, stavolta ha perso qualche pezzo. Non molti, per la verità, ma Trump si è lasciato sfuggire uno spicchio dell’elettorato bianco che l’altra volta lo aveva sostenuto e stavolta ha preferito una scelta più moderata o, se si vuole, più convenzionale. Quindi il messaggio “populista”, con la sua forza potente, l’altra volta ebbe successo per una serie di circostanze favorevoli e adesso va incontro all’insuccesso per alcune situazioni sfavorevoli. Vuol dire che Trump non ha saputo o potuto allargare il suo consenso negli anni della Casa Bianca; anzi, lo ha visto contrarsi leggermente.
I “sovranisti” italiani non potranno non tener conto di tale aspetto. Il “trumpismo” ha già conosciuto la sua massima espansione: rappresenta un’ampia fetta della società americana, ma si è rivelato non in grado di allargarsi ancora e in forma stabile. Qualcosa di simile è avvenuto in Italia all’alleanza Lega-FdI-Forza Italia: ha già vissuto le sue stagioni di successo, ha mietuto i migliori risultati elettorali, ma ora nel complesso è ferma, anzi perde qualcosa perché il partito maggiore, la Lega, sembra aver smarrito lo slancio e con esso parecchi voti. Il “populismo” sovranista è approvato dal 40 per cento degli italiani, forse qualcosa di più (escludendo Forza Italia), ma nella sua attuale versione non è capace di espandersi ancora. C’è un limite culturale e politico, anzi geopolitico. Ci si attende da Salvini un passo, un’iniziativa - magari sul piano internazionale - per spezzare tale limite, ma finora tutto tace.
In poche parole: se il sovranismo italiano non evolve verso una delle famiglie europee, come ha cominciato a fare Giorgia Meloni, è destinato a regredire e forse a spegnersi lentamente. Infatti un conto è avere Trump alla Casa Bianca, con la sua ostilità verso l’Unione e in generale la sua diffidenza verso l’Europa integrata; e un altro è avere l’ungherese Orbàn (che peraltro si tiene stretta la destra dei Popolari) come punto di riferimento. Dopo Trump, il populismo al di qua dell’Atlantico dovrà cambiare, se non vuole ridursi a una forte minoranza destinata a rimanere tale.