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(ansa)

Se il patto promesso è fatto per durare

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Mai come nelle ultime ore è apparso chiaro il paradosso italiano. Da un lato la caotica confusione nel rapporto tra Stato e Regioni, con le sue molteplici cause. Dall'altro, l'ingessatura degli equilibri politici: ingessato il governo, timoroso anche di un modesto ricambio di ministri (il "rimpasto"); ingessata la legislatura; e in definitiva ingessata anche l'opposizione, confinata in un ruolo testimoniale nel quale peraltro trova una certa convenienza.

In definitiva, viviamo una doppia condizione: per un verso, il massimo disordine nel Paese, fatto di paura per il dilagare del virus, di incertezze su chi deve decidere cosa tra centro e periferie, nonché di timore per l'esplodere della crisi sociale intrecciata con il dramma sanitario. Per l'altro verso, galleggiamo su una forma di stabilità precaria ma tenace, in virtù della quale uno dei governi più deboli della storia recente è anche uno dei meglio puntellati…
Mai come nelle ultime ore è apparso chiaro il paradosso italiano. Da un lato la caotica confusione nel rapporto tra Stato e Regioni, con le sue molteplici cause. Dall'altro, l'ingessatura degli equilibri politici: ingessato il governo, timoroso anche di un modesto ricambio di ministri (il "rimpasto"); ingessata la legislatura; e in definitiva ingessata anche l'opposizione, confinata in un ruolo testimoniale nel quale peraltro trova una certa convenienza.

In definitiva, viviamo una doppia condizione: per un verso, il massimo disordine nel Paese, fatto di paura per il dilagare del virus, di incertezze su chi deve decidere cosa tra centro e periferie, nonché di timore per l'esplodere della crisi sociale intrecciata con il dramma sanitario. Per l'altro verso, galleggiamo su una forma di stabilità precaria ma tenace, in virtù della quale uno dei governi più deboli della storia recente è anche uno dei meglio puntellati, forte della sua stessa fragilità e soprattutto della mancanza di alternative, vale a dire soluzioni diverse che nessuno o quasi ha voglia di andare a cercare. Dall'unità nazionale alle elezioni anticipate da concordare prima del semestre bianco.

La gestione della strategia anti-Covid è probabilmente, al netto della propaganda di ogni colore, né ottima né pessima: le polemiche che per esempio in Francia investono il governo di Macron non sono troppo dissimili da quelle che riempiono le cronache in Italia. La differenza è che da noi non si vede un orizzonte al di là della quotidiana emergenza sanitaria, con il contorno di risse e rimpalli di responsabilità. L'ingessatura politica di governo e maggioranza serve in sostanza solo a questo: garantire una cornice in grado di reggere nei prossimi mesi, in attesa che l'epidemia prima o poi si risolva.
E nella speranza che intanto si chiarisca il mistero del Recovery Fund, le risorse europee che non sono evaporate, ma per le quali i tempi sono tutt'altro che certi: il che implica riflessi negativi sul bilancio dello Stato. Per non dire delle pressioni che continuano affinché l'Italia si decida ad accettare i 37 miliardi del fatidico Mes, con i vincoli che esso comporta.

La tendenza all'enfasi con cui si parla di "patto di legislatura" tra Pd, 5S, LeU e renziani è al momento solo un modo per nobilitare un'intesa sulla durata del governo. S'intende, una legge costituzionale volta a mettere ordine tra l'esecutivo e le Regioni, riformando il Titolo V frutto degli errori del 2001, sarebbe rilevante.

Ma un percorso parlamentare destinato a durare almeno un anno o un anno e mezzo non risolve le urgenze del momento. Anche perché un vero accordo nella maggioranza non c'è e la politica fatta di annunci ormai non basta a rassicurare il Paese. Allo stesso modo, convocare uno o due tavoli per definire i problemi che incombono e le possibili soluzioni rischia di essere utile solo per guadagnare tempo. E mascherare la mancanza di idee.
Non si capisce infatti perché dopo mesi in cui era tutto abbastanza chiaro - dalla minaccia del Covid alle sue ricadute economiche e sociali - ci sia bisogno adesso, a metà novembre, di un tavolo di discussione. "Se son rose fioriranno" ha detto Matteo Renzi, che al solito è il più scettico. Ma le rose avrebbero dovuto fiorire nella stagione più adatta. Adesso, mentre si avvicina uno degli inverni più tristi e angosciosi da molti decenni a questa parte, quelle rose rischiano di essere già sfiorite.