✕
(ansa)

Biden e la nuova alleanza con l'Europa

Il fronte atlantico e la necessità per l'Ue di dotarsi di un ministero della Difesa condiviso
3 minuti di lettura
Nessuna carta è ancora stata calata, ma si esce dall’incubo. Nessuna carta è ancora stata calata perché una grossa fetta dell’elettorato repubblicano rimane convinta di aver subìto un furto, e che la vittoria le sia stata scippata da un complotto tra poteri occulti; perché Donald Trump farà l’impossibile per rivestire di credibilità questa idea delirante, e attizzerà nuove tensioni; perché i Democratici possono trovarsi a dover governare contro un Senato repubblicano e perché Joe Biden deve fare i conti sia con la profonda divisione dell’America che con il disastro in materia sanitaria lasciatogli in eredità e, soprattutto, con il discredito internazionale gettato dalla gestione Trump sugli Stati Uniti.

Si esce dall’incubo perché il Nerone dei tempi moderni alla fine dovrà abbandonare la Casa Bianca, ma non sarà impresa facile ridonare autorità alla p…
Nessuna carta è ancora stata calata, ma si esce dall’incubo. Nessuna carta è ancora stata calata perché una grossa fetta dell’elettorato repubblicano rimane convinta di aver subìto un furto, e che la vittoria le sia stata scippata da un complotto tra poteri occulti; perché Donald Trump farà l’impossibile per rivestire di credibilità questa idea delirante, e attizzerà nuove tensioni; perché i Democratici possono trovarsi a dover governare contro un Senato repubblicano e perché Joe Biden deve fare i conti sia con la profonda divisione dell’America che con il disastro in materia sanitaria lasciatogli in eredità e, soprattutto, con il discredito internazionale gettato dalla gestione Trump sugli Stati Uniti.

Si esce dall’incubo perché il Nerone dei tempi moderni alla fine dovrà abbandonare la Casa Bianca, ma non sarà impresa facile ridonare autorità alla più potente democrazia del mondo; l’arretramento di quella democrazia suppone oggi l’indebolirsi di ogni democrazia del pianeta. I danni fatti da Trump non sono irreparabili; esigono però ai democratici europei e americani di dar prova di un’audacia intellettuale sufficiente a conferire vera stabilità al Patto Atlantico.

In Europa non possiamo più comportarci come se il semplice ritorno di un uomo di Stato al comando dell’America ci garantisse la stessa protezione militare dei tempi della Guerra fredda. Gli Stati Uniti non hanno più interessi vitali da difendere, in Europa. Non hanno nemmeno più da garantirsi l’approvvigionamento petrolifero nel Vicino Oriente, e le loro priorità, lo sappiamo, oggi sono il Pacifico e l’Asia, il perimetro in cui devono sostenere la sfida con la Cina.

Per scongiurare il rischio di sbattere il naso contro le nostalgie imperialistiche di Putin e di Erdogan, il caos dei vari scenari musulmani e l’onda cinese che monta lungo i nostri confini, dovremmo finalmente dotarci di un ministero della Difesa condiviso.

Questa idea non è più tabù nell’Unione ma spaventa la Germania, che teme sempre — e ciò le fa onore — di tornare a essere una potenza militare. In pubblico i Paesi Baltici e la Polonia si rifiutano di accogliere questa prospettiva, per paura di accelerare la ritirata degli Stati Uniti.

Pur ammettendo la necessità di un piano di difesa comunitario, non ci stiamo sbrigando a passare ai fatti perché sappiamo che una tale decisione inciderà molto sui nostri bilanci; inoltre continuiamo a mantenere viva la convinzione che, chiusa la parentesi di Trump, l’ombrello americano si riaprirà sopra le nostre teste.

Non sarà così! Il pivot americano guarda all’Asia fin dai tempi del secondo mandato George W. Bush. Il punto di mira non è mai cambiato, e non sarà certo Biden a cambiare rotta.

Non solo dovremo sganciare i soldi, ma dovremo anche fare emergere una solida politica estera comune, e abituarci a difendere da soli i nostri interessi. Non solo l’Unione europea deve accettare di trasformarsi in una grande potenza: se non lo faremo, presto gli Stati Uniti non avranno più alcun motivo di impedire ai legami transatlantici di sfilacciarsi. Perché mantenere un’alleanza, se la controparte non vi apporta nulla? I nostri rapporti con gli Stati Uniti saranno più distesi se sviluppiamo un organismo di difesa comunitaria, non se evitiamo di farlo. Solo diventando una grande potenza politica e militare l’Unione europea raddoppierà la forza del suo patto con l’America.

Sì, certo, noi europei dobbiamo ancora fare una rivoluzione culturale in questo àmbito ma anche gli americani devono rivedere il modo di pensare all’alleanza con noi. Non possono allontanarsi dall’Europa e, al tempo stesso, pretendere di continuare ad applicarle il loro divide et impera. Se finanziamo la nostra difesa, non possono pretendere di imbrigliare lo sviluppo di una nostra industria della difesa che, come è ovvio, farebbe concorrenza alla loro.

Gli Stati Uniti non possono chiederci di difenderci da soli e spingere la Polonia e i paesi del Baltico a frenare lo sviluppo di una difesa europea. Gli Stati Uniti non possono voler conferire vera stabilità al Patto Atlantico e continuare a sognare di arrivare a un’intesa con la Russia alla faccia dell’Ue. Non possono, infine, permettere a Erdogan di andare contro gli interessi e la sicurezza dell’Europa con la scusa che la Turchia è membro della Nato e che il suo attuale presidente non durerà in eterno.

Se i democratici americani vogliono difendere la democrazia insieme a noi, devono anche accettare di condividere con noi le aree d’influsso, i ruoli e il riconoscimento reciproco della potenza. Se gli Stati Uniti ci vogliono al loro fianco nel braccio di ferro con la Cina, dovranno abituarsi all’idea che l’Europa abbia un proprio specifico peso. Se vogliamo unire le nostre forze per difendere la democrazia, non dobbiamo più perdere nemmeno un giorno per compiere, l’uno verso l’altro, i passi necessari al riassetto e al rafforzamento della nostra alleanza.

(Traduzione di Monica Rita Bedana)