Usa, la missione occidentale
di Charles A. Kupchan , di Charles A. KupchanL’alba di Biden e il ruolo della Ue nei confronti di Mosca e Pechino: mantenere una convergenza transatlantica è di massima priorità, ma non sarà semplice
Possiamo tutti tirare un bel respiro di sollievo. L'incubo dell'era Trump sta per finire. Joe Biden possiede doti non comuni di rispettabilità, integrità e buon senso. Kamala Harris, donna di origini giamaicane e asiatiche, farà calare il sipario sulla misoginia e il razzismo degli ultimi quattro anni. Dal 20 gennaio gli Stati Uniti torneranno ad essere un caposaldo dei valori liberali e pluralisti, delle istituzioni democratiche e della cooperazione internazionale. Biden ripudierà la politica estera corrosiva dell'America First di Trump, conformandosi maggiormente alle tradizioni del sistema di governo stabilito dopo la Seconda guerra mondiale. Gli europei torneranno ad avere amici leali e affidabili alla Casa Bianca.
Ciò nonostante l'America e il mondo sono cambiati troppo per consentire un ritorno allo status quo dell'era pre Trump. Biden dovrà per forza concentrarsi sul fronte interno nello sforzo di governare un Paese…
Ciò nonostante l'America e il mondo sono cambiati troppo per consentire un ritorno allo status quo dell'era pre Trump. Biden dovrà per forza concentrarsi sul fronte interno nello sforzo di governare un Paese…
Possiamo tutti tirare un bel respiro di sollievo. L'incubo dell'era Trump sta per finire. Joe Biden possiede doti non comuni di rispettabilità, integrità e buon senso. Kamala Harris, donna di origini giamaicane e asiatiche, farà calare il sipario sulla misoginia e il razzismo degli ultimi quattro anni. Dal 20 gennaio gli Stati Uniti torneranno ad essere un caposaldo dei valori liberali e pluralisti, delle istituzioni democratiche e della cooperazione internazionale. Biden ripudierà la politica estera corrosiva dell'America First di Trump, conformandosi maggiormente alle tradizioni del sistema di governo stabilito dopo la Seconda guerra mondiale. Gli europei torneranno ad avere amici leali e affidabili alla Casa Bianca.
Ciò nonostante l'America e il mondo sono cambiati troppo per consentire un ritorno allo status quo dell'era pre Trump. Biden dovrà per forza concentrarsi sul fronte interno nello sforzo di governare un Paese diviso e ferito, domare la pandemia, e ridar vita all'economia. La comunità transatlantica è destinata a giorni migliori ma ha di fronte impegni pesantissimi e le aspettative vanno calibrate di conseguenza.
La vittoria di Biden ha un impatto soprattutto simbolico - nella prima democrazia del mondo il centrismo e la moderazione hanno prevalso sull'estremismo populista. Si tratta in realtà di una vittoria di misura, ma il pendolo è ritornato al centro. Questo risultato è di incoraggiamento al centrismo in tutta la comunità atlantica e oltre. Il nazionalismo populista non è stato affatto sconfitto, ma si è registrata un'inversione di tendenza. L'Occidente torna alla ribalta nel momento in cui il dibattito pacato e i valori liberali che ne sono l'ossigeno danno prova di resistenza.
Lo spirito e le istituzioni dell'Occidente sono pronti a rientrare in scena. Biden è un fervente atlanticista. Mentre Trump ha ripetutamente posto in discussione la validità della Nato, Biden ribadirà la sacralità della difesa collettiva e investirà nell'alleanza. Se Trump trattava l'Unione europea come un rivale, Biden considererà l'Europa un vero partner. Mentre Trump ha sfruttato l'Ucraina per suo vantaggio politico personale, Biden cercherà di ristabilirne la sovranità e di sostenerne il progresso democratico.
La cooperazione internazionale per Biden è una priorità che estenderà ben oltre la comunità atlantica. Contrastare il cambiamento climatico, promuovere la salute globale, migliorare la cybersecurity, combattere l'estremismo violento, controllare la proliferazione nucleare - Biden comprende appieno che queste sfide, come molte altre, possono essere affrontate con efficacia solo attraverso la cooperazione multilaterale. Washington tornerà a costruire coalizioni, invece di demolirle.
Sono tutti aspetti positivi; l'America, l'Europa e il resto del mondo andranno a migliorare. Ma non siamo affatto fuori dai guai. L'esito elettorale è stato di stretta misura. Nonostante l'incompetenza autocratica di Trump, più di 70 milioni di americani volevano che restasse alla presidenza per altri quattro anni. Anche in Europa il centro politico regge, in gran parte dei paesi - ma resta pericolosamente vulnerabile.
Bisogna quindi trarre insegnamento dall'era trumpiana, senza ignorarla. Altrimenti Biden si dimostrerà una tregua solo temporanea dal richiamo ingannevole dell'illiberalismo e dell'autocrazia. Negli ultimi quattro anni Trump ha mostrato il suo vero volto, ma ha comunque guadagnato sette milioni di voti rispetto al 2016 - che non equivalgono certo alla sonora sconfitta del suo genere di politica.
Europei e americani faranno bene quindi a collaborare per affrontare le ragioni alla base del fascino costante esercitato dall'estremismo populista. Una delle massime priorità è ridurre l'incertezza a livello economico, domando la pandemia e progettando il futuro dell'occupazione nell'era digitale. Un'ulteriore priorità è una politica migratoria conforme ai nostri obblighi morali ma capace anche di garantire la sicurezza dei confini. Altrimenti gli appelli nativisti continueranno ad avere seguito. Gli Stati Uniti e l'Europa non si trovano nelle medesime condizioni, ma un dibattito transatlantico sulla lotta al Covid 19, la creazione di posti di lavoro e il controllo delle migrazioni è d'obbligo.
Gli europei dovrebbero quindi prepararsi ad accollarsi oneri maggiori per la difesa e maggiore responsabilità per la propria area. Biden porterà avanti la strategia di disimpegno avviata da Trump; democratici e repubblicani concordano sul fatto che è ormai tempo di porre fine alle "guerre eterne" in Medio oriente. Biden vorrà quindi dimostrare all'elettorato che non è insultando e rimproverando gli alleati che li si sprona a fare di più, bensì rispettandoli ed ascoltandoli.
I Paesi più indietro nella spesa per la difesa - come l'Italia e la Germania - dovrebbero impegnarsi ad aumentare i propri bilanci militari. L'Ue dovrebbe avanzare iniziative concrete per aumentare la stabilità nelle zone calde - come la Libia, il Mediterraneo orientale, la Siria e il Nagorno-Karabakh. Quanto più l'Europa si dimostrerà capace e attiva, tanto più risulterà un valido partner per gli Stati Uniti, agevolando Biden nel suo intento di battere l'ostinato unilateralismo radicato tra i repubblicani.
Infine, non appena Biden assumerà l'incarico, gli Usa e l'Europa dovrebbero promuovere un costante dialogo sull'approccio comune da tenere nei confronti di Russia e Cina. Mantenere una convergenza transatlantica nei rapporti con Mosca e Beijing è di massima priorità, ma non sarà semplice. Soprattutto se le tensioni tra Usa e Cina continueranno ad aumentare, l'Europa potrebbe essere tentata di andare per la sua strada - se non altro per mantenere forti legami economici con la Cina.
Ma Mosca e Beijing punteranno a rendere più profondi i contrasti aperti durante l'era trumpiana. Washington e i suoi partner europei dovrebbero prepararsi a far fronte comune e respingere tale tentativo.
La presidenza Biden rappresenta non solo l'opportunità di ricostruire l'ordine liberale che americani ed europei hanno fabbricato assieme dopo la Seconda guerra mondiale, ma di ricostruirlo migliorandolo, per dirla con lo slogan di Biden, "build back better".
(Traduzione di Emilia Benghi)
L'autore è docente di Affari Internazionali presso la Georgetown University, Senior Fellow del Council on Foreign Relations, e autore del saggio sull'isolazionismo americano"Isolationism: A History of America's Efforts to Shield Itself from the World".
Ciò nonostante l'America e il mondo sono cambiati troppo per consentire un ritorno allo status quo dell'era pre Trump. Biden dovrà per forza concentrarsi sul fronte interno nello sforzo di governare un Paese diviso e ferito, domare la pandemia, e ridar vita all'economia. La comunità transatlantica è destinata a giorni migliori ma ha di fronte impegni pesantissimi e le aspettative vanno calibrate di conseguenza.
La vittoria di Biden ha un impatto soprattutto simbolico - nella prima democrazia del mondo il centrismo e la moderazione hanno prevalso sull'estremismo populista. Si tratta in realtà di una vittoria di misura, ma il pendolo è ritornato al centro. Questo risultato è di incoraggiamento al centrismo in tutta la comunità atlantica e oltre. Il nazionalismo populista non è stato affatto sconfitto, ma si è registrata un'inversione di tendenza. L'Occidente torna alla ribalta nel momento in cui il dibattito pacato e i valori liberali che ne sono l'ossigeno danno prova di resistenza.
Lo spirito e le istituzioni dell'Occidente sono pronti a rientrare in scena. Biden è un fervente atlanticista. Mentre Trump ha ripetutamente posto in discussione la validità della Nato, Biden ribadirà la sacralità della difesa collettiva e investirà nell'alleanza. Se Trump trattava l'Unione europea come un rivale, Biden considererà l'Europa un vero partner. Mentre Trump ha sfruttato l'Ucraina per suo vantaggio politico personale, Biden cercherà di ristabilirne la sovranità e di sostenerne il progresso democratico.
La cooperazione internazionale per Biden è una priorità che estenderà ben oltre la comunità atlantica. Contrastare il cambiamento climatico, promuovere la salute globale, migliorare la cybersecurity, combattere l'estremismo violento, controllare la proliferazione nucleare - Biden comprende appieno che queste sfide, come molte altre, possono essere affrontate con efficacia solo attraverso la cooperazione multilaterale. Washington tornerà a costruire coalizioni, invece di demolirle.
Sono tutti aspetti positivi; l'America, l'Europa e il resto del mondo andranno a migliorare. Ma non siamo affatto fuori dai guai. L'esito elettorale è stato di stretta misura. Nonostante l'incompetenza autocratica di Trump, più di 70 milioni di americani volevano che restasse alla presidenza per altri quattro anni. Anche in Europa il centro politico regge, in gran parte dei paesi - ma resta pericolosamente vulnerabile.
Bisogna quindi trarre insegnamento dall'era trumpiana, senza ignorarla. Altrimenti Biden si dimostrerà una tregua solo temporanea dal richiamo ingannevole dell'illiberalismo e dell'autocrazia. Negli ultimi quattro anni Trump ha mostrato il suo vero volto, ma ha comunque guadagnato sette milioni di voti rispetto al 2016 - che non equivalgono certo alla sonora sconfitta del suo genere di politica.
Europei e americani faranno bene quindi a collaborare per affrontare le ragioni alla base del fascino costante esercitato dall'estremismo populista. Una delle massime priorità è ridurre l'incertezza a livello economico, domando la pandemia e progettando il futuro dell'occupazione nell'era digitale. Un'ulteriore priorità è una politica migratoria conforme ai nostri obblighi morali ma capace anche di garantire la sicurezza dei confini. Altrimenti gli appelli nativisti continueranno ad avere seguito. Gli Stati Uniti e l'Europa non si trovano nelle medesime condizioni, ma un dibattito transatlantico sulla lotta al Covid 19, la creazione di posti di lavoro e il controllo delle migrazioni è d'obbligo.
Gli europei dovrebbero quindi prepararsi ad accollarsi oneri maggiori per la difesa e maggiore responsabilità per la propria area. Biden porterà avanti la strategia di disimpegno avviata da Trump; democratici e repubblicani concordano sul fatto che è ormai tempo di porre fine alle "guerre eterne" in Medio oriente. Biden vorrà quindi dimostrare all'elettorato che non è insultando e rimproverando gli alleati che li si sprona a fare di più, bensì rispettandoli ed ascoltandoli.
I Paesi più indietro nella spesa per la difesa - come l'Italia e la Germania - dovrebbero impegnarsi ad aumentare i propri bilanci militari. L'Ue dovrebbe avanzare iniziative concrete per aumentare la stabilità nelle zone calde - come la Libia, il Mediterraneo orientale, la Siria e il Nagorno-Karabakh. Quanto più l'Europa si dimostrerà capace e attiva, tanto più risulterà un valido partner per gli Stati Uniti, agevolando Biden nel suo intento di battere l'ostinato unilateralismo radicato tra i repubblicani.
Infine, non appena Biden assumerà l'incarico, gli Usa e l'Europa dovrebbero promuovere un costante dialogo sull'approccio comune da tenere nei confronti di Russia e Cina. Mantenere una convergenza transatlantica nei rapporti con Mosca e Beijing è di massima priorità, ma non sarà semplice. Soprattutto se le tensioni tra Usa e Cina continueranno ad aumentare, l'Europa potrebbe essere tentata di andare per la sua strada - se non altro per mantenere forti legami economici con la Cina.
Ma Mosca e Beijing punteranno a rendere più profondi i contrasti aperti durante l'era trumpiana. Washington e i suoi partner europei dovrebbero prepararsi a far fronte comune e respingere tale tentativo.
La presidenza Biden rappresenta non solo l'opportunità di ricostruire l'ordine liberale che americani ed europei hanno fabbricato assieme dopo la Seconda guerra mondiale, ma di ricostruirlo migliorandolo, per dirla con lo slogan di Biden, "build back better".
(Traduzione di Emilia Benghi)
L'autore è docente di Affari Internazionali presso la Georgetown University, Senior Fellow del Council on Foreign Relations, e autore del saggio sull'isolazionismo americano"Isolationism: A History of America's Efforts to Shield Itself from the World".