L'economia, le famiglie e la religione: le paure e le alternative per riaccendere il Natale
di Marino Niola , Enzo Bianchi , Ettore Livini , di Ettore Livini, Marino Niola, Enzo BianchiL'economia
Costa 25 miliardi l’addio ai viaggi e allo shopping, di Ettore Livini
Niente spumante sotto l’albero causa assenza dei parenti. Zampone e lenticchie contingentati per rinvio cenone. E vacanze sulla neve, ovviamente, rinviate a tempi migliori. Lo spettro del Natale in lockdown rischia di costare carissimo all’economia tricolore con un conto finale — calcola il Censis — di 25 miliardi di consumi andati in fumo.E minaccia di spingere al ribasso il Pil del quarto trimestre (dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio nel peggior scenario sanitario) di quasi 8 punti, qualcosa come 34 miliardi. Dicembre del resto è il mese in cui gli italiani spendono di più: sul conto in banca arrivano le tredicesime (quest’anno per un totale di poco superiore ai 44 miliardi) e nei 31 giorni che si chiudono a Capodanno le famiglie — tra zamponi, pandori, regali, qualche giorno di sci e bollicine — pagano qualcosa come…
L'economia
Costa 25 miliardi l’addio ai viaggi e allo shopping, di Ettore Livini
Niente spumante sotto l’albero causa assenza dei parenti. Zampone e lenticchie contingentati per rinvio cenone. E vacanze sulla neve, ovviamente, rinviate a tempi migliori. Lo spettro del Natale in lockdown rischia di costare carissimo all’economia tricolore con un conto finale — calcola il Censis — di 25 miliardi di consumi andati in fumo.E minaccia di spingere al ribasso il Pil del quarto trimestre (dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio nel peggior scenario sanitario) di quasi 8 punti, qualcosa come 34 miliardi. Dicembre del resto è il mese in cui gli italiani spendono di più: sul conto in banca arrivano le tredicesime (quest’anno per un totale di poco superiore ai 44 miliardi) e nei 31 giorni che si chiudono a Capodanno le famiglie — tra zamponi, pandori, regali, qualche giorno di sci e bollicine — pagano qualcosa come 110 miliardi per festeggiare a dovere il Natale.
Quest’anno — complice la pandemia — è molto difficile che le cose possano andare così. Una prima vittima (economica) collaterale delle zone rosse e arancioni c’è già: i 556 mercatini del Natale previsti in tutta Italia, cancellati per la crisi sanitaria con un buco di quasi 800 milioni di euro. Il business dei regali, malgrado la possibile serrata dei negozi in molte zone del paese, potrebbe riuscire a limitare in parte i danni grazie all’e-commerce, per la gioia di Amazon & C. e per la rabbia dei commercianti costretti a tenere la saracinesca abbassata nei giorni più “ricchi” dell’anno. Il turismo invece chiuderà il 2020 esattamente come l’ha iniziato, con un buco miliardario. E dopo aver perso 100 miliardi (e 65 milioni di presenze) in estate, vedrebbe sfumare anche il miraggio delle vacanze di Natale, due settimane in cui 9 milioni di vacanzieri spendono qualcosa come 13 miliardi. Il colpo di grazia finale arriverà poi dall’appuntamento mancato con le feste comandate di pranzi e cenoni del 24-25 dicembre e della notte di Capodanno. Quanti ospiti si potranno avere? La tavolata media nelle case degli italiani è di nove persone in un anno normale. Quest’anno — se sarà lockdown — c’è il rischio di ritrovarsi solo con i “congiunti” di primo grado, quattro gatti. In quel caso, per Coldiretti, sono a rischio i consumi di 70 milioni di chili tra pandori e panettoni e 74 milioni di bottiglie di spumante. E solo in bollicine mancate andrebbe in fumo un brindisi da 870 milioni di euro.
Le famiglie
Brindisi a distanza: per festeggiare usiamo la creatività, di Marino Niola
Quest’anno sarà diversamente Natale. Niente pazza folla alla ricerca del regalo last minute. Vietati i mercatini profumati di strudel e fiere sberluccicanti di glitter. Zero file ai botteghini per il cinepanettone del 25 dicembre. Interdetta la transumanza da Nord e Sud e da Sud a Nord che ogni anno precipita l’intero paese in una gioiosa ammuina festiva per riunire rami della famiglia appesi a destini lavorativi divergenti e lontani. Ma quel che ci mancherà di più è la convivialità di rito. Che trasforma l’ultimo grande ciclo cerimoniale dell’Occidente in una interminabile liturgia della tavola. All’insegna dell’eccesso autorizzato. E dell’orgia proteica che diventa bulimia degli affetti, mescolando calore umano e calorie alimentari. Emozioni e panettoni, relazioni e capitoni, lucciconi e zamponi. Insomma, se la reunion caciarona con le famiglie che si ritrovano tutte insieme appassionatamente, allo stato fusionale e confusionale, spesso con big bang finale, è l’essenza del Natale, quest’anno «dimenticati di santificare le feste». Così comanda il Controdecalogo 2020. Che limita drasticamente la cerchia dei partecipanti a pranzi, cene e cenoni ai soli parenti di primo grado. E respinge nonni e nipoti, zie e cugini, cognati e affini in una terra di nessuno della commensalità. Degli amici neanche a parlarne.Probabilmente andrà a finire come all’uscita dal lockdown, quando erano ammessi ai banchetti solo i congiunti. Poi il pasticciaccio fu risolto e si aggiunse un posto a tavola per i cosiddetti affetti stabili. Forse anche il Dpcm Natale sarà meno familista di come si preannuncia e farà concessioni ad amici, compagni, conviventi alla luce delle trasformazioni familiari. Ma in ogni caso non sarà deregulation. D’altronde il presidente del Consiglio ha già detto che se anche la curva del contagio si abbasserà, come ci auguriamo, non significa che a dicembre potremo «riabbracciarci tutti e fare shopping forsennato». E ha aggiunto che «Natale non è solo festa e regali, ma anche un momento di raccoglimento spirituale, e farlo con tantissime persone non viene troppo bene». Alla fine con lo spirito adattogeno che contraddistingue noi italiani, faremo di necessità virtù e ci inventeremo qualcosa. Per esempio potremmo convertire la convivialità materiale in condivisione digitale. Per stare insieme anche senza mani che si toccano e gomiti che si urtano. Ma portando i piatti sulle piattaforme. E facendo coincidere gioiosamente desco e desktop.
La religione
Libri e musica per riempire il silenzio dei riti, di Enzo Bianchi
Si avvicinano le festività del Natale e all’orizzonte si profila anche l’ipotesi che dovremo viverlo per la prima volta in regime di “cattività”, di lockdown.È un’evenienza possibile, ma diciamolo con sincerità: ci fa male al solo pensiero. Natale è infatti la festa più sentita e più ricca di simboli nel nostro occidente: simboli e riti caratteristici, che determinano in noi sentimenti ed emozioni, per qualcuno può darsi anche fastidio, ma che in ogni caso non ci lasciano indifferenti. È la festa che chiede alle famiglie di riunirsi, di scambiarsi doni, di celebrare con un pasto solenne i legami, le relazioni, la vita. Le case sono ornate di agrifoglio, vischio, luminarie; vi è l’albero detto appunto di Natale e anche il presepio, o almeno un’immagine di quella nascita che i cristiani festeggiano: la nascita di Gesù il Messia, il Dio che si è fatto carne, uomo come noi, ed è venuto ad abitare in mezzo a noi per insegnarci a vivere in questo mondo.
Nel famoso testo di Saint-Exupéry la volpe dice al piccolo principe: «Ci vogliono i riti, ovvero ciò che rende un giorno diverso dagli altri». Ma se saremo in regime di lockdown, potremo vivere il Natale? E come? Certo, potremo viverlo, ma altrimenti: rinunciando a essere in molti a festeggiarlo, accettando di viverlo nell’interiorità. Non potremmo scambiarci baci e abbracci, ma lo faremo attraverso i diversi mezzi che la tecnologia oggi ci offre; non potremo fare la passeggiata della vigilia né quella del dopo pranzo, ma avremo la possibilità di dedicarci a qualche lettura o ad ascoltare musica natalizia restando in casa. Meno frastuono ma più silenzio abitato. I cristiani dovranno rinunciare alla messa di mezzanotte, alla quale erano affezionati, ma potranno leggere in casa i testi biblici che annunciano e raccontano quella nascita che tanta speranza ha portato all’umanità, e così celebrare e confessare la loro fede. Ma diciamo anche che molti sono preoccupati e in ansia soprattutto per le ricadute economiche di un Natale privo di acquisti e di consumi. Come nelle altre feste di Natale ci sarà infine chi nella solitudine vivrà la sofferenza di non poter fare festa: i vecchi che faticano a dirsi qualcosa, i malati che non possono rallegrarsi e tutti quelli che, colpiti direttamente o indirettamente dalla pandemia, piangono. Anche quest’anno il Natale può in ogni caso essere l’occasione di pensare agli altri, non solo a sé stessi, prendendosi cura secondo le proprie possibilità di chi è più fragile. Per cristiani e non cristiani Natale è sempre l’occasione di sentirsi “insieme” e, per quanto possibile, di dire sì alla vita e di sperare.