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Il pennacchio di Montezuma

Le proteste contro le brutalità della polizia hanno rafforzato il sentimento identitario degli indigeni nelle Americhe. E il presidente messicano López Obrador chiede agli europei la restituzione di antichi tesori
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Le proteste nelle Americhe per la brutalità della polizia contro la popolazione nera (il movimento Black Lives Matter) hanno rafforzato il sentimento identitario degli indigeni in molte delle antiche colonie europee che oggi sono Stati indipendenti. Negli Stati Uniti e in altri Paesi dell’America Latina, insieme agli abbattimenti di statue di negrieri, l’effigie di Cristoforo Colombo e quelle dei monaci e militari spagnoli che conquistarono la California sono state profanate e rimosse violentemente dai loro piedistalli.

Questa ondata di iconoclastia mondiale, e le rivendicazioni che ne sono alla base, è arrivata in Messico in un momento singolare della vita politica di quel Paese. Nel 2021 la nazione azteca celebrerà tre commemorazioni di peculiare importanza: i settecento anni dalla fondazione di Tenochtitlán (sui cui resti si innalza oggi Città del Messico), i cinquecento anni dalla conquista del Paese da parte di Hernán Cort&ea…
Le proteste nelle Americhe per la brutalità della polizia contro la popolazione nera (il movimento Black Lives Matter) hanno rafforzato il sentimento identitario degli indigeni in molte delle antiche colonie europee che oggi sono Stati indipendenti. Negli Stati Uniti e in altri Paesi dell’America Latina, insieme agli abbattimenti di statue di negrieri, l’effigie di Cristoforo Colombo e quelle dei monaci e militari spagnoli che conquistarono la California sono state profanate e rimosse violentemente dai loro piedistalli.

Questa ondata di iconoclastia mondiale, e le rivendicazioni che ne sono alla base, è arrivata in Messico in un momento singolare della vita politica di quel Paese. Nel 2021 la nazione azteca celebrerà tre commemorazioni di peculiare importanza: i settecento anni dalla fondazione di Tenochtitlán (sui cui resti si innalza oggi Città del Messico), i cinquecento anni dalla conquista del Paese da parte di Hernán Cortés, i duecento anni dell’indipendenza dalla Spagna. Il presidente Andrés Manuel López Obrador, che conserva il sostegno di oltre il 50% della popolazione nonostante il deterioramento della situazione nel Paese, cerca di sfruttare quelle ricorrenze per rinsaldare il sentimento nazionalista dei messicani, sempre molto vivo fin dalla creazione della Repubblica: per questo vuole che il re di Spagna e il papa chiedano perdono per i massacri e le spoliazioni perpetrati dai conquistadores, in buona parte guidati dalla Chiesa cattolica, e al contempo rivendica la restituzione di alcuni dei tesori archeologici, dei gioielli preziosi e delle opere artistiche esposti in numerosi musei europei. Fra le sue richieste, una delle più vistose è il recupero del pennacchio di Montezuma, esposto da quasi un secolo nel Museo di storia dell’arte di Vienna. Ma le autorità messicane vogliono riavere indietro anche preziosi codici come il Codice fiorentino, della Biblioteca medicea laurenziana a Firenze, scritto in castigliano, nahuatl (la lingua indigena) e latino, o il Codice Bologna, che rivela i progressi matematici e astronomici delle civiltà messicane preispaniche.

Il presidente Mattarella recentemente ha ricevuto la sposa di López Obrador, che gli ha consegnato una lettera del suo omologo messicano sull’argomento. La primera dama è una prestigiosa storica e si è recata in numerosi Paesi europei per reclamare la restituzione dei beni culturali trafugati secoli fa. Fra tutte le richieste spicca quella del pennacchio di Montezuma, che la leggenda identificava come regalo dell’imperatore azteco a Cortés, anche se ora gli esperti contestano questa origine. Cortés sbarcò in quella che oggi è Veracruz provenendo da Cuba e fu protagonista di uno dei gesti più sorprendenti della conquista dell’America. Ricevuto dallo stesso Montezuma con ogni sorta di onori, convinto com’era il sovrano azteco che quegli strani spagnoli fossero inviati degli dei, lo colmò di regali e di doni. L’apparente amicizia degenerò in successivi scontri e battaglie, che videro Cortés allearsi con altre tribù messicane ostili agli aztechi per impadronirsi del potere. Montezuma in ogni momento cercò di placare gli animi e a quanto pare morì per una sassata lanciata dai suoi stessi sudditi, in subbuglio contro la presenza degli stranieri. Gli scienziati e direttori del museo viennese hanno già spiegato che il pennacchio, uno straordinario copricapo di piume verdi sostenute da 1.500 pezzi di oro e ottone, non resisterebbe a un trasferimento. Le vibrazioni prodotte da un viaggio finirebbero per distruggerlo. Pertanto, rimarrà dov’è, tanto più che gli esperti ribadiscono che non esiste nessuna prova che appartenesse all’imperatore azteco. Il tema, in ogni caso, mette in evidenza la spoliazione da parte dell’Europa di quelle che furono le sue colonie. Secondo lo storico britannico Henry Kamen, nei musei del vecchio continente si trovano centinaia di migliaia di oggetti e opere d’arte appartenenti a culture autoctone dei popoli soggiogati. «Solo ad Amsterdam», dice Kamen, «il Rijksmuseum possiede oltre 4.000 oggetti che potrebbero dover essere restituiti».

L’iniziativa di López Obrador punta anche a distogliere l’interesse popolare da altri problemi di maggiore attualità. Il Paese sta attraversando momenti molto difficili, coronati ora da un fatto eccezionale: l’arresto da parte dell’Agenzia antidroga americana dell’ex ministro della difesa e capo dell’esercito generale Cienfuegos, che aveva collaborato con Washington nella lotta contro il narcotraffico. Oltre alla sua base elettorale, López Obrador ha mantenuto fin dall’accesso al potere due colonne vertebrali del suo sistema di governo: l’appoggio dell’esercito, ora in subbuglio per l’arresto del suo ex capo di stato maggiore, e una relazione amichevole e di fiducia con la Casa Bianca, che potrebbe cambiare inquilino. Questi assi portanti ora sono meno solidi. E come se non bastasse, le devastazioni della pandemia, la crisi dell’economia e l’aumento dell’insicurezza minacciano la stabilità stessa del sistema, nonostante l’enorme popolarità del presidente, che di questo passo non avrà né penne né pennacchi da sfoggiare.
(Traduzione di Fabio Galimberti)