Autostrade, Benetton tenta la svolta
di Francesco Manacorda , di Francesco ManacordaCambio al vertice per cercare la mediazione con il governo
Due mosse quasi in contemporanea, una in cima alla piramide societaria della famiglia Benetton - la holding di famiglia Edizione - e l'altra al livello della controllata Autostrade per l'Italia. Due mosse che hanno come obiettivo comune quello di sbloccare proprio l'impasse di Autostrade nella lunga trattativa che i Benetton stanno conducendo con un governo che li considera di fatto radioattivi: chi venisse considerato responsabile di una scelta anche in parte a loro favorevole, rischierebbe di essere politicamente incenerito.
Questa consapevolezza pare essersi fatta strada, anche se in ritardo e a fatica, in quella che era un tempo una delle grandi famiglie del capitalismo italiano e la cui credibilità - dopo il crollo del Ponte Morandi, le inchieste e le intercettazioni - appare adesso gravemente compromessa.
Ecco dunque la doppia mossa. La prima è quella che sabato ha visto Autostrade comunicare al governo l'accettazione del Piano economico finanziar…
Questa consapevolezza pare essersi fatta strada, anche se in ritardo e a fatica, in quella che era un tempo una delle grandi famiglie del capitalismo italiano e la cui credibilità - dopo il crollo del Ponte Morandi, le inchieste e le intercettazioni - appare adesso gravemente compromessa.
Ecco dunque la doppia mossa. La prima è quella che sabato ha visto Autostrade comunicare al governo l'accettazione del Piano economico finanziar…
Due mosse quasi in contemporanea, una in cima alla piramide societaria della famiglia Benetton - la holding di famiglia Edizione - e l'altra al livello della controllata Autostrade per l'Italia. Due mosse che hanno come obiettivo comune quello di sbloccare proprio l'impasse di Autostrade nella lunga trattativa che i Benetton stanno conducendo con un governo che li considera di fatto radioattivi: chi venisse considerato responsabile di una scelta anche in parte a loro favorevole, rischierebbe di essere politicamente incenerito.
Questa consapevolezza pare essersi fatta strada, anche se in ritardo e a fatica, in quella che era un tempo una delle grandi famiglie del capitalismo italiano e la cui credibilità - dopo il crollo del Ponte Morandi, le inchieste e le intercettazioni - appare adesso gravemente compromessa.
Ecco dunque la doppia mossa. La prima è quella che sabato ha visto Autostrade comunicare al governo l'accettazione del Piano economico finanziario della società, comprese le modifiche apportate dopo le osservazioni dell'Autorità dei Trasporti. A questo punto tocca appunto al governo muoversi, approvando il Piano e dando così un elemento di sicurezza in più alla trattativa che Atlantia sta conducendo con Cdp e alcuni fondi per cedere il suo 88% di Autostrade.
Ma la mossa più forte dal punto di vista simbolico e forse anche politico è la scelta - anticipata da Repubblica e annunciata ieri sera - di sostituire Gianni Mion con Enrico Laghi come presidente di Edizione Holding. Edizione è la cassaforte e il "cervello" finanziario dei Benetton. Mion è stato per un trentennio - salvo un breve intervallo - l'uomo di fiducia della famiglia, accomunato fin dall'onomastica, in un comune sentire del Nord-Est che in passato non ha impedito ai Benetton e ai loro emissari di muoversi benissimo anche nelle nebbie romane delle concessioni.
Laghi è invece un nome che ai non addetti ai lavori dice poco, ma nella comunità finanziaria è considerato una sorta di Mr Wolf alla Quentin Tarantino che per l'appunto "risolve problemi", prendendo in mano da commissario straordinario società in situazione spesso disperata e trovando per loro soluzioni all'insegna della mediazione con la politica e le istituzioni. Non certo un fautore del darwinismo applicato alle imprese; piuttosto un luminare che decide di intervenire anche quando i suoi colleghi vedono poche o nessuna speranza. Un uomo di mediazione al vertice del gruppo, una proposta di mediazione al governo, così i Benetton hanno fatto il loro gioco. Adesso tocca alla controparte istituzionale dare una risposta.
Questa consapevolezza pare essersi fatta strada, anche se in ritardo e a fatica, in quella che era un tempo una delle grandi famiglie del capitalismo italiano e la cui credibilità - dopo il crollo del Ponte Morandi, le inchieste e le intercettazioni - appare adesso gravemente compromessa.
Ecco dunque la doppia mossa. La prima è quella che sabato ha visto Autostrade comunicare al governo l'accettazione del Piano economico finanziario della società, comprese le modifiche apportate dopo le osservazioni dell'Autorità dei Trasporti. A questo punto tocca appunto al governo muoversi, approvando il Piano e dando così un elemento di sicurezza in più alla trattativa che Atlantia sta conducendo con Cdp e alcuni fondi per cedere il suo 88% di Autostrade.
Ma la mossa più forte dal punto di vista simbolico e forse anche politico è la scelta - anticipata da Repubblica e annunciata ieri sera - di sostituire Gianni Mion con Enrico Laghi come presidente di Edizione Holding. Edizione è la cassaforte e il "cervello" finanziario dei Benetton. Mion è stato per un trentennio - salvo un breve intervallo - l'uomo di fiducia della famiglia, accomunato fin dall'onomastica, in un comune sentire del Nord-Est che in passato non ha impedito ai Benetton e ai loro emissari di muoversi benissimo anche nelle nebbie romane delle concessioni.
Laghi è invece un nome che ai non addetti ai lavori dice poco, ma nella comunità finanziaria è considerato una sorta di Mr Wolf alla Quentin Tarantino che per l'appunto "risolve problemi", prendendo in mano da commissario straordinario società in situazione spesso disperata e trovando per loro soluzioni all'insegna della mediazione con la politica e le istituzioni. Non certo un fautore del darwinismo applicato alle imprese; piuttosto un luminare che decide di intervenire anche quando i suoi colleghi vedono poche o nessuna speranza. Un uomo di mediazione al vertice del gruppo, una proposta di mediazione al governo, così i Benetton hanno fatto il loro gioco. Adesso tocca alla controparte istituzionale dare una risposta.