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Silvio Berlusconi 

Conte e Berlusconi, destini incrociati

L'anziano fondatore di Forza Italia, sopravvissuto a tutto, si è di nuovo seduto al tavolo della politica. Vedremo se le sue mosse avranno qualche esito pratico. La maggioranza come tale, 5S-Pd-LeU-renziani, non è formalmente modificata, e tuttavia è chiaro che la pattuglia di Arcore è destinata a condizionarla
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Nessuno può prevedere con precisione dove arriverà Berlusconi ora che si è rimesso in gioco. Le ipotesi sono varie. Quel che conta, l'anziano fondatore di Forza Italia, sopravvissuto a tutto, si è di nuovo seduto al tavolo dove si fa quel tanto di politica che l'Italia di oggi è in grado di esprimere. Vedremo poi se le sue mosse avranno qualche esito pratico. Quel che è certo, come sempre accade, gli interessi pubblici si mescolano con quelli privati: si rafforza il "centro" e il Pd trova un interlocutore che gli permette di manovrare meglio, ma al tempo stesso si gettano le basi per il salvataggio dell'azienda televisiva berlusconiana, anche in nome "dell'italianità". Siamo solo ai primi passi di un'operazione complessa, ma tant'è.

La maggioranza come tale, ossia 5S-Pd-LeU-renziani, non è formalmente modificata, e tuttavia è chiaro che la pattuglia di Arcore è des…
Nessuno può prevedere con precisione dove arriverà Berlusconi ora che si è rimesso in gioco. Le ipotesi sono varie. Quel che conta, l'anziano fondatore di Forza Italia, sopravvissuto a tutto, si è di nuovo seduto al tavolo dove si fa quel tanto di politica che l'Italia di oggi è in grado di esprimere. Vedremo poi se le sue mosse avranno qualche esito pratico. Quel che è certo, come sempre accade, gli interessi pubblici si mescolano con quelli privati: si rafforza il "centro" e il Pd trova un interlocutore che gli permette di manovrare meglio, ma al tempo stesso si gettano le basi per il salvataggio dell'azienda televisiva berlusconiana, anche in nome "dell'italianità". Siamo solo ai primi passi di un'operazione complessa, ma tant'è.

La maggioranza come tale, ossia 5S-Pd-LeU-renziani, non è formalmente modificata, e tuttavia è chiaro che la pattuglia di Arcore è destinata a condizionarla. E c'è una domanda che prevale sulle altre: il premier Conte sarà più solido o più debole dopo l'eventuale puntello forzista? Anche qui decideranno le circostanze, ma è abbastanza logico immaginare che il presidente del Consiglio ricaverà qualche vantaggio solo nella prima fase. Lo hanno capito con nervosismo i 5S, in particolare l'ala dei pretoriani di Palazzo Chigi. Se l'approssimarsi di Berlusconi avviene in nome della coesione nazionale, secondo gli appelli di Mattarella, è poco credibile che alla lunga il Conte-2 possa interpretare anche il nuovo scenario. Tanto varrebbe osservarlo mentre si trasforma in una specie di Conte-3, magari senza una formale crisi di governo.

Ora, è probabile che Berlusconi non vorrà tenere in piedi un esecutivo fondato sull'asse Pd-5S: tutta l'operazione che si delinea è una smentita dello status quo. Bisogna in ogni caso guardare ai prossimi quattro-cinque mesi, quando si presume che il Covid farà meno paura. Allora si tratterà di affrontare i contorni di una crisi economica e sociale che potrebbe essere drammatica. E se pure Berlusconi fosse preoccupato unicamente di tutelare i propri interessi, è ovvio che un governo più rappresentativo e autorevole, anche rispetto all'Europa, servirebbe allo scopo meglio dell'attuale. La coesione nazionale, qualunque significato si voglia dare all'espressione, segue una rotta diversa rispetto al Conte-2. Il che significa incrociare lo stato d'animo del Pd, dei renziani e della parte super-governativa dei "grillini": nessuno di loro sembra disponibile a immolarsi per l'avvocato del popolo, una volta passata l'emergenza sanitaria.

Gli altri interrogativi toccano il centrodestra. Lo scossone berlusconiano è anche il prodotto del fallimento di Salvini come leader di un'area che tuttora comprende il 46-47 per cento dell'elettorato. Un mondo al quale il capo della Lega ha saputo offrire dal 2018 a oggi, al governo come all'opposizione, solo una rozza - benché all'inizio efficace - campagna elettorale permanente. Pochi argomenti e un paio di premesse sbagliate: la prima prevedeva che Trump restasse alla Casa Bianca e invece ci sarà Biden; la seconda puntava sulla disgregazione dell'Europa e non si sta realizzando, nonostante tutto. Oggi Salvini è un politico giovane che deve ripartire da una nuova proposta politica. Il tempo ci sarebbe, a meno che non si voglia sprecarlo inseguendo l'estrema destra continentale. Rischio che Giorgia Meloni sta evitando con abilità, ma anche lei deve riflettere sul da farsi. Scavalcare la Lega nei sondaggi può esserle utile, ma di sicuro non sarà sufficiente a rielaborare un'iniziativa.