La scena cambia. Nulla come prima
di Stefano Folli , di Stefano FolliDopo il voto del centrodestra sullo scostamento di bilancio
È comprensibile che il presidente del Consiglio sia più che soddisfatto per il voto unanime della Camera sullo scostamento di bilancio. Dopo giorni tormentati a causa delle lacerazioni nella sua coalizione, quando ormai si parlava di un premier chiuso nell'angolo, ecco una boccata d'ossigeno. Come non tirare un sospiro di sollievo? Come non rivolgere un pensiero riconoscente a Berlusconi? La tentazione, a cui Conte ha subito ceduto, è stata di presentare l'episodio come una grande svolta, l'avvio di una stagione nuova, s'intende "nel rispetto delle distinzioni tra maggioranza e opposizione". Come dire: bene un certo clima di unità nazionale - a Montecitorio, ma soprattutto a Palazzo Madama dove ce n'è più bisogno - purché il governo rimanga intatto nella sua attuale struttura e al centrodestra basti essere consultato a tratti sulle cose da fare. Senza commistioni di sorta. In altre parole, è un…
È comprensibile che il presidente del Consiglio sia più che soddisfatto per il voto unanime della Camera sullo scostamento di bilancio. Dopo giorni tormentati a causa delle lacerazioni nella sua coalizione, quando ormai si parlava di un premier chiuso nell'angolo, ecco una boccata d'ossigeno. Come non tirare un sospiro di sollievo? Come non rivolgere un pensiero riconoscente a Berlusconi? La tentazione, a cui Conte ha subito ceduto, è stata di presentare l'episodio come una grande svolta, l'avvio di una stagione nuova, s'intende "nel rispetto delle distinzioni tra maggioranza e opposizione". Come dire: bene un certo clima di unità nazionale - a Montecitorio, ma soprattutto a Palazzo Madama dove ce n'è più bisogno - purché il governo rimanga intatto nella sua attuale struttura e al centrodestra basti essere consultato a tratti sulle cose da fare. Senza commistioni di sorta. In altre parole, è un'unità che non ha nulla da spartire con il governo di salute pubblica, nel quale invece tutti partecipano e tutti si prendono uno spicchio di oneri e di responsabilità.
È meno comprensibile peraltro il compiacimento di alcuni esponenti del Pd. Dal loro punto di vista l'obiettivo era un altro: staccare Berlusconi da Salvini e Giorgia Meloni, confermando che la destra è finita come prospettiva strategica. Al punto che il vascello di Forza Italia, con il suo 7 o 7,5 per cento, ridefinisce il proprio profilo centrista e si mette sul mercato politico. Per il centrosinistra sarebbe stato un piccolo trionfo: si sarebbe ritrovato con un semi - alleato a cui rivolgersi alla bisogna per non soggiacere sempre e comunque ai Cinque Stelle. Ma non è andata così. Il fatto che Lega e FdI abbiano fatto buon viso a cattivo gioco, evita per ora la Caporetto totale di un'alleanza che vive solo nelle campagne elettorali, quando c'è da prendere una regione o una città, e per il resto è priva di coerenza. In ogni caso l'artefice esclusivo della manovra resta Silvio Berlusconi, il cui senso tattico - leggi capacità di far politica - si è persino affinato nel corso degli anni. Lo stesso non può dirsi di Salvini, tanto arrembante sul web quanto impacciato e poco lungimirante nelle partite a scacchi. Ora si volta pagina. Da oggi il centrodestra non è più lo stesso. Non solo perché Berlusconi è tornato a esercitare una leadership sostanziale, ma per la buona ragione che la rottura, evitata ieri, è sempre a un passo.
In fondo votare lo scostamento era la cosa più semplice. Il difficile comincia ora: le poste del bilancio, la legge finanziaria, il Mes più o meno riformato, il rapporto con un'Europa di nuovo esigente... Berlusconi ha più filo da tessere in questo campo, ma Lega e Fratelli d'Italia hanno l'opportunità di rivedere in modo decisivo il loro modo di fare opposizione. Il che non significa diventare "moderati", ma vuol dire rinnovare un bagaglio di proposte, iniziative, relazioni internazionali (su quest'ultimo punto la Meloni è più avanti del socio leghista). Quanto alla maggioranza, ha poco di cui rallegrarsi. I problemi restano tutti sul tavolo: a cominciare dalla scarsa credibilità europea del governo a causa dei ritardi sul Recovery. Non è un aspetto secondario, bensì un passaggio cruciale rispetto al quale il voto di ieri significa ben poco. Anzi, tutto ciò che ravviva il palcoscenico romano rischia di rendere più evidente la debolezza di Conte. Come ha detto un suo amico, l'esperto Tabacci, sarebbe saggio ammettere che i consigli di Mario Draghi sono sempre utili.
È meno comprensibile peraltro il compiacimento di alcuni esponenti del Pd. Dal loro punto di vista l'obiettivo era un altro: staccare Berlusconi da Salvini e Giorgia Meloni, confermando che la destra è finita come prospettiva strategica. Al punto che il vascello di Forza Italia, con il suo 7 o 7,5 per cento, ridefinisce il proprio profilo centrista e si mette sul mercato politico. Per il centrosinistra sarebbe stato un piccolo trionfo: si sarebbe ritrovato con un semi - alleato a cui rivolgersi alla bisogna per non soggiacere sempre e comunque ai Cinque Stelle. Ma non è andata così. Il fatto che Lega e FdI abbiano fatto buon viso a cattivo gioco, evita per ora la Caporetto totale di un'alleanza che vive solo nelle campagne elettorali, quando c'è da prendere una regione o una città, e per il resto è priva di coerenza. In ogni caso l'artefice esclusivo della manovra resta Silvio Berlusconi, il cui senso tattico - leggi capacità di far politica - si è persino affinato nel corso degli anni. Lo stesso non può dirsi di Salvini, tanto arrembante sul web quanto impacciato e poco lungimirante nelle partite a scacchi. Ora si volta pagina. Da oggi il centrodestra non è più lo stesso. Non solo perché Berlusconi è tornato a esercitare una leadership sostanziale, ma per la buona ragione che la rottura, evitata ieri, è sempre a un passo.
In fondo votare lo scostamento era la cosa più semplice. Il difficile comincia ora: le poste del bilancio, la legge finanziaria, il Mes più o meno riformato, il rapporto con un'Europa di nuovo esigente... Berlusconi ha più filo da tessere in questo campo, ma Lega e Fratelli d'Italia hanno l'opportunità di rivedere in modo decisivo il loro modo di fare opposizione. Il che non significa diventare "moderati", ma vuol dire rinnovare un bagaglio di proposte, iniziative, relazioni internazionali (su quest'ultimo punto la Meloni è più avanti del socio leghista). Quanto alla maggioranza, ha poco di cui rallegrarsi. I problemi restano tutti sul tavolo: a cominciare dalla scarsa credibilità europea del governo a causa dei ritardi sul Recovery. Non è un aspetto secondario, bensì un passaggio cruciale rispetto al quale il voto di ieri significa ben poco. Anzi, tutto ciò che ravviva il palcoscenico romano rischia di rendere più evidente la debolezza di Conte. Come ha detto un suo amico, l'esperto Tabacci, sarebbe saggio ammettere che i consigli di Mario Draghi sono sempre utili.