Se n'è andato come ha vissuto: in fuga. Cercando di seminare gli altri, senza restare ostaggio della politica che lo voleva imbalsamare. Cry for him, Argentina. Per lui nessuna cattedrale, nessun funerale pomposo, anzi nemmeno una messa. E nessuna imbalsamazione. Giusto la benedizione di un prete. Il messaggio della figlia Dalma: "Ti difenderò per tutta la vita. Ho sempre avuto molta paura della mia morte, ma non oggi, perché so che questo sarà il momento in cui ti rivedrò e ti abbraccerò di nuovo". E le lacrime di quattro generazioni di argentini. Ma nessuna in doppiopetto. I ragazzi l'hanno inseguito sull'autopista che porta al Jardin de Bella Vista (mai che i cimiteri abbiano nomi decenti) e l'hanno scortato fuori Baires per quaranta chilometri su ogni tipo di moto, mentre il carro funebre accelerava attraversando viadotti, ponti, quartieri, e la gente ai bordi della strada cercava ancora di vedere Diego. È …
Se n'è andato come ha vissuto: in fuga. Cercando di seminare gli altri, senza restare ostaggio della politica che lo voleva imbalsamare. Cry for him, Argentina. Per lui nessuna cattedrale, nessun funerale pomposo, anzi nemmeno una messa. E nessuna imbalsamazione. Giusto la benedizione di un prete. Il messaggio della figlia Dalma: "Ti difenderò per tutta la vita. Ho sempre avuto molta paura della mia morte, ma non oggi, perché so che questo sarà il momento in cui ti rivedrò e ti abbraccerò di nuovo". E le lacrime di quattro generazioni di argentini. Ma nessuna in doppiopetto. I ragazzi l'hanno inseguito sull'autopista che porta al Jardin de Bella Vista (mai che i cimiteri abbiano nomi decenti) e l'hanno scortato fuori Baires per quaranta chilometri su ogni tipo di moto, mentre il carro funebre accelerava attraversando viadotti, ponti, quartieri, e la gente ai bordi della strada cercava ancora di vedere Diego. È vero che alla Casa Rosada da morto c'era stato solo un personaggio sportivo, il pilota Juan Manuel Fangio, e che alla fine sopra e accanto la bara di Diego c'erano tutti i suoi mondi, maglia dell'Argentinos Junior, del Boca, della nazionale, del Napoli, dei rivali del River, del Gimnasia, e soprattutto il fazzoletto delle nonne di Plaza de Mayo, movimento per cui lui aveva fatto una campagna tv con Estela Carlotto, con la grande assenza di quella del Barcellona, dove non l'avevano troppo amato perché era un sudaca, un terrone sudamericano. Ma è anche vero che l'ultimo viaggio di Diego non ha avuto nulla di barocco. È andato sottoterra in maniera privata e rapida. Con la sua sola gloria, senza altri pesi aggiunti.
Non c'erano i capi politici dell'Argentina, né la signora Cristina Kirchner, né i grandi leader che avevano discusso con lui su come dare potere a chi non ce l'ha, non c'era il grande calcio internazionale (Messi?), non c'era il suo popolo della notte, né quello di Evita. Chi si aspettava dopo la camera ardente una cerimonia da re del mondo, magari con distanziamento, è stato deluso. La famiglia non ha voluto, ha chiuso in fretta una strapazzata esistenza di 60 anni, forse stanca di dover condividere in vita Maradona con troppi sconosciuti. Almeno nel momento della separazione Diego è stato solo loro. Per Senna nel 1994 il Brasile in processione aveva accompagnato con lentezza e con una torcida mesta la bara dell'uomo che per dieci anni l'aveva fatto sentire invincibile su tutte le piste del mondo, a Louisville nel 2016 era stato lungo, lento e caldo anche l'addio a Muhammad Ali, il campione che non era mai stato "il negro dei bianchi", lì c'erano i divi di Hollywood e i monaci tibetani, lì Billy Crystal si era messo a fare le imitazioni, e tutti a ridere, lì era risuonata la voce dell'imam Hamzah Abdul Malik seguita dall'esibizione del vivace e bizzarro rabbino Lerner, che si era scagliato contro i politici: "L'Islam non è il male, siamo tutti uguali, abbiamo tutti diritti, anche i palestinesi. Non criminalizzate la marijuana: quando la fumano i bianchi va tutto bene, quando lo fanno i neri finiscono in prigione".
Diego è stato sistemato accanto al padre, Don Diego a alla madre, Doña Tota, con rito breve. Solo una trentina di persone nel momento della sepoltura. Le tre figlie, Dalma, Gianina, Jana, l'ex moglie Claudia, una ex compagna, Veronica, l'ex manager, Guillermo Coppola, il fratello e la sorella, "Lalo" e "Kitty", un genero, due nipoti, un ministro della sicurezza (Berni). Anche un po' di polemiche: non ammessa, nemmeno alla Casa Rosada, la bionda Rocio Oliva, ex calciatrice, per cinque anni sua fidanzata e l'infermiera Gisela che dice di essere stata costretta a mentire sull'ora della morte. Altrimenti Diego non se ne sarebbe andato in pace.
Non c'erano i capi politici dell'Argentina, né la signora Cristina Kirchner, né i grandi leader che avevano discusso con lui su come dare potere a chi non ce l'ha, non c'era il grande calcio internazionale (Messi?), non c'era il suo popolo della notte, né quello di Evita. Chi si aspettava dopo la camera ardente una cerimonia da re del mondo, magari con distanziamento, è stato deluso. La famiglia non ha voluto, ha chiuso in fretta una strapazzata esistenza di 60 anni, forse stanca di dover condividere in vita Maradona con troppi sconosciuti. Almeno nel momento della separazione Diego è stato solo loro. Per Senna nel 1994 il Brasile in processione aveva accompagnato con lentezza e con una torcida mesta la bara dell'uomo che per dieci anni l'aveva fatto sentire invincibile su tutte le piste del mondo, a Louisville nel 2016 era stato lungo, lento e caldo anche l'addio a Muhammad Ali, il campione che non era mai stato "il negro dei bianchi", lì c'erano i divi di Hollywood e i monaci tibetani, lì Billy Crystal si era messo a fare le imitazioni, e tutti a ridere, lì era risuonata la voce dell'imam Hamzah Abdul Malik seguita dall'esibizione del vivace e bizzarro rabbino Lerner, che si era scagliato contro i politici: "L'Islam non è il male, siamo tutti uguali, abbiamo tutti diritti, anche i palestinesi. Non criminalizzate la marijuana: quando la fumano i bianchi va tutto bene, quando lo fanno i neri finiscono in prigione".
Diego è stato sistemato accanto al padre, Don Diego a alla madre, Doña Tota, con rito breve. Solo una trentina di persone nel momento della sepoltura. Le tre figlie, Dalma, Gianina, Jana, l'ex moglie Claudia, una ex compagna, Veronica, l'ex manager, Guillermo Coppola, il fratello e la sorella, "Lalo" e "Kitty", un genero, due nipoti, un ministro della sicurezza (Berni). Anche un po' di polemiche: non ammessa, nemmeno alla Casa Rosada, la bionda Rocio Oliva, ex calciatrice, per cinque anni sua fidanzata e l'infermiera Gisela che dice di essere stata costretta a mentire sull'ora della morte. Altrimenti Diego non se ne sarebbe andato in pace.