Vaccini, una pericolosa scorciatoia
di Luca Fraioli , di Luca FraioliLa corsa inglese alla soluzione anticovid
Sventola dunque la Union Jack sulla vetta della montagna-vaccino: il Regno Unito è il primo Paese al mondo ad aver approvato il ritrovato Pfizer-BioNTech che dovrebbe proteggere dal Covid-19. E ora ci si chiede se per battere tutti gli altri in questa scalata contro il tempo le autorità britanniche non abbiano imboccato scorciatoie pericolose.
Certamente, come emerge dai malumori registrati a Bruxelles e soprattutto ad Amsterdam, sede della European Medicines agency (Ema), Londra ha voluto fare da sola ignorando il fatto che formalmente fino al prossimo 31 dicembre è ancora membro dell'Unione europea: avrebbe dovuto quindi attendere il processo di valutazione dell'Ema prima di autorizzare l'uso del vaccino. Il timore è che il semaforo verde acceso oltre Manica inneschi una insensata corsa all'accaparramento da parte di altre nazioni europee. Insensata perché la quantità di dosi che ogni Paese potrà avere a disposizione …
Certamente, come emerge dai malumori registrati a Bruxelles e soprattutto ad Amsterdam, sede della European Medicines agency (Ema), Londra ha voluto fare da sola ignorando il fatto che formalmente fino al prossimo 31 dicembre è ancora membro dell'Unione europea: avrebbe dovuto quindi attendere il processo di valutazione dell'Ema prima di autorizzare l'uso del vaccino. Il timore è che il semaforo verde acceso oltre Manica inneschi una insensata corsa all'accaparramento da parte di altre nazioni europee. Insensata perché la quantità di dosi che ogni Paese potrà avere a disposizione …
Sventola dunque la Union Jack sulla vetta della montagna-vaccino: il Regno Unito è il primo Paese al mondo ad aver approvato il ritrovato Pfizer-BioNTech che dovrebbe proteggere dal Covid-19. E ora ci si chiede se per battere tutti gli altri in questa scalata contro il tempo le autorità britanniche non abbiano imboccato scorciatoie pericolose.
Certamente, come emerge dai malumori registrati a Bruxelles e soprattutto ad Amsterdam, sede della European Medicines agency (Ema), Londra ha voluto fare da sola ignorando il fatto che formalmente fino al prossimo 31 dicembre è ancora membro dell'Unione europea: avrebbe dovuto quindi attendere il processo di valutazione dell'Ema prima di autorizzare l'uso del vaccino. Il timore è che il semaforo verde acceso oltre Manica inneschi una insensata corsa all'accaparramento da parte di altre nazioni europee. Insensata perché la quantità di dosi che ogni Paese potrà avere a disposizione non dipenderà da quanto in fretta sarà stato approvato il vaccino, ma dagli accordi fatti, in modo bilaterale o in sede europea, con l'azienda produttrice. Insomma, la Gran Bretagna non avrà alcun privilegio in questo senso. Certo, potrà iniziare prima di tutti la campagna di vaccinazione, ma usando le dosi che erano già sue, e non appropriandosi di quelle destinate ad altri.
L'arrampicata solitaria del Regno Unito preoccupa anche i suoi cittadini, che si chiedono se una approvazione fatta a tempo di record non pregiudichi la sicurezza del vaccino che tra pochi giorni sarà loro inoculato. Tanto che June Raine, direttrice della Mhra, l'agenzia di regolamentazione dei farmaci britannica, ha sentito la necessità di rassicurare l'opinione pubblica. È stata proprio lei a usare la metafora della montagna: "Quando si sta fa per affrontare una scalata ci si prepara per tempo e noi abbiamo iniziato a prepararci nel giugno scorso", ha spiegato la dottoressa Raine. "Lavorando sui dati parziali fornitici dall'azienda il 10 novembre scorso eravamo al campo base. Poi con le analisi finali abbiamo fatto l'ultimo sprint e oggi siamo arrivati in vetta".
Il segreto inglese sarebbe dunque l'aver lavorato in parallelo con le case farmaceutiche impegnate nella caccia al vaccino. Senza attendere, come si fa normalmente, che tutte le fasi della sperimentazione di un farmaco siano state completate perché le agenzie inizino l'iter che porterà alla sua approvazione.
Anche l'Ema e la Food and Drug Administration americana hanno seguito passo passo la messa a punto dei vaccini anti-Covid più promettenti. Ma le procedure delle singole istituzioni non sono identiche e possono portare a tempi di approvazione che differiscono di qualche settimana. La Fda, per esempio, rielabora i dati grezzi forniti dalle aziende e li analizza da capo, non accontentandosi di passare al microscopio le analisi eseguite dalle case farmaceutiche.
Indipendentemente dalle procedure e dai tempi necessari è però fondamentale che non venga incrinata la fiducia dei cittadini nelle istituzioni sanitarie, perché senza una adesione di massa anche la migliore delle campagne di vaccinazione risulterà inutile. Non aiuta la cultura no-vax che si era diffusa in molti Paesi ben prima della pandemia, né i battibecchi tra virologi di opinioni diverse. E tantomeno una politica che usa la lotta al Covid per rivendicare presunti successi: come è accaduto ieri, appunto, con il governo di Boris Johnson che ha attributo alla Brexit, alla libertà dai vincoli europei, la rapidità dell'approvazione.
Al netto di tutto questo, e fino a prova contraria, la Fda, l'Ema, la Mhra stanno lavorando secondo le regole per approvare vaccini efficaci contro il coronavirus e sicuri per le persone. Possiamo non credere agli annunci interessati degli amministratori delegati delle aziende coinvolte, ma non ha senso mettere in dubbio l'operato delle centinaia di esperti delle diverse agenzie del farmaco, come non avrebbe senso chiedersi se ci possiamo fidare delle autorità di controllo del traffico aereo ogni volta che facciamo il check-in. Inoltre, pochi giorni dopo l'eventuale approvazione le agenzie renderanno pubblici i dati su cui basano il via libera, e altre centinaia di studiosi indipendenti potranno passarli al vaglio.
La Union Jack che sventola per prima sulla cima della montagna-vaccino è solo una scorciatoia politica. L'importante è che non devii il cammino della scienza.
Certamente, come emerge dai malumori registrati a Bruxelles e soprattutto ad Amsterdam, sede della European Medicines agency (Ema), Londra ha voluto fare da sola ignorando il fatto che formalmente fino al prossimo 31 dicembre è ancora membro dell'Unione europea: avrebbe dovuto quindi attendere il processo di valutazione dell'Ema prima di autorizzare l'uso del vaccino. Il timore è che il semaforo verde acceso oltre Manica inneschi una insensata corsa all'accaparramento da parte di altre nazioni europee. Insensata perché la quantità di dosi che ogni Paese potrà avere a disposizione non dipenderà da quanto in fretta sarà stato approvato il vaccino, ma dagli accordi fatti, in modo bilaterale o in sede europea, con l'azienda produttrice. Insomma, la Gran Bretagna non avrà alcun privilegio in questo senso. Certo, potrà iniziare prima di tutti la campagna di vaccinazione, ma usando le dosi che erano già sue, e non appropriandosi di quelle destinate ad altri.
L'arrampicata solitaria del Regno Unito preoccupa anche i suoi cittadini, che si chiedono se una approvazione fatta a tempo di record non pregiudichi la sicurezza del vaccino che tra pochi giorni sarà loro inoculato. Tanto che June Raine, direttrice della Mhra, l'agenzia di regolamentazione dei farmaci britannica, ha sentito la necessità di rassicurare l'opinione pubblica. È stata proprio lei a usare la metafora della montagna: "Quando si sta fa per affrontare una scalata ci si prepara per tempo e noi abbiamo iniziato a prepararci nel giugno scorso", ha spiegato la dottoressa Raine. "Lavorando sui dati parziali fornitici dall'azienda il 10 novembre scorso eravamo al campo base. Poi con le analisi finali abbiamo fatto l'ultimo sprint e oggi siamo arrivati in vetta".
Il segreto inglese sarebbe dunque l'aver lavorato in parallelo con le case farmaceutiche impegnate nella caccia al vaccino. Senza attendere, come si fa normalmente, che tutte le fasi della sperimentazione di un farmaco siano state completate perché le agenzie inizino l'iter che porterà alla sua approvazione.
Anche l'Ema e la Food and Drug Administration americana hanno seguito passo passo la messa a punto dei vaccini anti-Covid più promettenti. Ma le procedure delle singole istituzioni non sono identiche e possono portare a tempi di approvazione che differiscono di qualche settimana. La Fda, per esempio, rielabora i dati grezzi forniti dalle aziende e li analizza da capo, non accontentandosi di passare al microscopio le analisi eseguite dalle case farmaceutiche.
Indipendentemente dalle procedure e dai tempi necessari è però fondamentale che non venga incrinata la fiducia dei cittadini nelle istituzioni sanitarie, perché senza una adesione di massa anche la migliore delle campagne di vaccinazione risulterà inutile. Non aiuta la cultura no-vax che si era diffusa in molti Paesi ben prima della pandemia, né i battibecchi tra virologi di opinioni diverse. E tantomeno una politica che usa la lotta al Covid per rivendicare presunti successi: come è accaduto ieri, appunto, con il governo di Boris Johnson che ha attributo alla Brexit, alla libertà dai vincoli europei, la rapidità dell'approvazione.
Al netto di tutto questo, e fino a prova contraria, la Fda, l'Ema, la Mhra stanno lavorando secondo le regole per approvare vaccini efficaci contro il coronavirus e sicuri per le persone. Possiamo non credere agli annunci interessati degli amministratori delegati delle aziende coinvolte, ma non ha senso mettere in dubbio l'operato delle centinaia di esperti delle diverse agenzie del farmaco, come non avrebbe senso chiedersi se ci possiamo fidare delle autorità di controllo del traffico aereo ogni volta che facciamo il check-in. Inoltre, pochi giorni dopo l'eventuale approvazione le agenzie renderanno pubblici i dati su cui basano il via libera, e altre centinaia di studiosi indipendenti potranno passarli al vaglio.
La Union Jack che sventola per prima sulla cima della montagna-vaccino è solo una scorciatoia politica. L'importante è che non devii il cammino della scienza.