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(ansa)

La disunità nazionale

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La politica di fronte alla pandemia
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Di cos'altro c'è bisogno? Non sono sufficienti quasi mille morti in un giorno e altri 23 mila contagi per restituire un briciolo di senso di responsabilità alla classe dirigente di questo Paese? È questo il tempo per dividersi sulle misure contro il Covid? No, non lo sarebbe. Eppure quello cui abbiamo assistito nelle ultime ore è sembrato a tratti un balletto macabro. Messo in scena sul palcoscenico del nostro Paese.

In questa parte finale del 2020, infatti, il dibattito tra forze politiche e, purtroppo, tra Istituzioni appare sempre più lunare. I distinguo dentro la maggioranza di governo, le proteste di alcune Regioni, i dubbi agitati come clave dai partiti e in particolare dall'opposizione. Ecco, tutto questo espone il Paese al ridicolo, al giudizio critico degli alleati europei e soprattutto rischia di cancellare l'unico vero obiettivo da tutelare: la salute pubblica. In particolare rimarca il deficit più grande che afflig…
Di cos'altro c'è bisogno? Non sono sufficienti quasi mille morti in un giorno e altri 23 mila contagi per restituire un briciolo di senso di responsabilità alla classe dirigente di questo Paese? È questo il tempo per dividersi sulle misure contro il Covid? No, non lo sarebbe. Eppure quello cui abbiamo assistito nelle ultime ore è sembrato a tratti un balletto macabro. Messo in scena sul palcoscenico del nostro Paese.

In questa parte finale del 2020, infatti, il dibattito tra forze politiche e, purtroppo, tra Istituzioni appare sempre più lunare. I distinguo dentro la maggioranza di governo, le proteste di alcune Regioni, i dubbi agitati come clave dai partiti e in particolare dall'opposizione. Ecco, tutto questo espone il Paese al ridicolo, al giudizio critico degli alleati europei e soprattutto rischia di cancellare l'unico vero obiettivo da tutelare: la salute pubblica. In particolare rimarca il deficit più grande che affligge una porzione del gruppo di comando, nel suo significato più ampio: il senso di comunità. Assente o molto carente. Ingiustificabile nella nostra ora più difficile.

Come è accaduto nelle settimane scorse, allora, si assiste ancora ad una sorta di scivolamento populista verso una fantomatica alternativa alla lotta contro l'epidemia. Il tutto utilizzando le vacanze di Natale come un gigantesco diversivo. Un pezzo di coalizione governativa si aggrappa ai miraggi "aperturisti". Prima ci hanno pensato i renziani di Italia Viva e poi anche una nutrita pattuglia di Pd. Nello stesso tempo alcuni Governatori recitano il ruolo di chi è colto dalla sorpresa. Come se le misure contenute nell'ultimo Dpcm fossero uscite dal cilindro come un magico coniglio bianco. Intendiamoci: il dialogo tra esecutivo e regioni è doveroso, ma gli argomenti addotti dovrebbero essere all'altezza della situazione. E non una nervosa rincorsa alla demagogia. Ogni parola sembra al contrario avvolta dall'alone della convenienza personale.

Le opposizioni non riescono ad uscire dal ruolo teatrale che si sono autoassegnati. Salvini, che ha girato l'Italia senza mascherina legittimando i comportamenti più irresponsabili, ora esalta - nonostante le critiche e i dubbi della comunità scientifica europea - la distribuzione precoce del vaccino in Gran Bretagna. Ossia lo stesso Paese il cui premier propagandava l'immunità di gregge prima di finire in ospedale. Lamentano i ritardi, che pure ci sono stati, nell'organizzazione della sanità pubblica per disinnescare la bomba epidemiologica, e poi si schierano contro il Mes. Quindi contro il fondo che darebbe i soldi per riformare il sistema sanitario. Ognuno, insomma, pensa al proprio tornaconto. Al consenso. Regna l'individualismo e soprattutto si ignora che in questo modo si favorisce quello dei cittadini. Perché chi ha compiti di responsabilità, non può dimenticare certi comportamenti cui abbiamo assistito anche in questi giorni: strade dello shopping stracolme, tendenza a trascurare le precauzioni. Chi ricopre cariche elettive, dovrebbe - come dire - dare il buon esempio. E invece la speculazione rischia di trasformare l'interesse collettivo in una agonizzante dissolvenza. Questa è probabilmente la nuova questione morale con cui gli italiani devono fare i conti.
Eppure i dati sono lì, davanti agli occhi di tutti: oltre 20 mila contagi al giorno e quasi mille decessi ogni 24 ore. Il virus è forse indebolito, ma non sconfitto. È possibile che un cenone o una pista da sci siano più importanti delle tragedie umane vissute sino ad ora?

Certo, si tratta di provvedimenti che, purtroppo, comportano sacrifici. Alcuni settori dell'imprenditoria, come il turismo e la ristorazione, verranno pesantemente penalizzati in una stagione che ha un peso rilevante nel bilancio annuale. Ma sui conti di tutti saranno più un danno questi giorni o l'eventuale arrivo di una terza ondata a febbraio. Tutti gli scienziati spiegano che un alleggerimento delle cautele, come è stato colpevolmente fatto ad agosto, provocherebbe un altro scossone virale dopo poche settimane. L'Istat ha già rivisto al ribasso il tasso di crescita per il 2021. L'Italia è tra i fanalini d'Europa per la crescita del prossimo anno e non può permettersi di non intercettare questo primo rimbalzo a causa di una recrudescenza del virus causata dall'irresponsabilità in solido di una frazione consistente di classe dirigente.

Il governo deve preoccuparsi di garantire la salute e di porre le premesse per un cambiamento. Chi si lamenta delle ultime restrizioni, non capisce che quelle sono una precondizione indispensabile e non si accorge di quel che davvero manca. E quel che manca non è consegnare un ennesimo alibi agli italiani ma costruire le condizioni perché tutto questo non si ripeta. Regioni e opposizioni giocano sul breve periodo e non sono in grado di incalzare la maggioranza su quel che serve sulla prospettiva lunga. Un disegno che assegni un nuovo assetto alla Sanità pubblica. Nessuno può pensare che per risolvere i problemi bastino i fondi per qualche assunzione. Una delle principali carenze registrate in questi mesi riguardava il personale medico. Mancano gli specializzati. Ma non un passo è stato compiuto per ampliare l'accesso degli studenti alle facoltà e in particolare ai corsi di specializzazione.

Speriamo allora che non avesse ragione Benedetto Croce quando osservava: "Strani questi italiani. Sono così pignoli che in ogni problema cercano il pelo nell'uovo e quando l'hanno trovato, gettano l'uovo e si mangiano il pelo". In questo caso, però, l'uovo è il nostro Paese.