Il nazionalismo dei vaccini
di Francesco Guerrera , di Francesco GuerreraIl governo inglese ha strumentalizzato il via libera al rimedio per esaltare la Brexit
"Non siamo tutti sulla stessa barca. Siamo nella stessa bufera, ma su barche diverse", me lo disse, con insolita sincerità, un titano della finanza all'inizio della pandemia. Ora che stiamo per uscire dall'occhio del ciclone-Covid grazie ai vaccini, alcune barche hanno incominciato ad andare all'arrembaggio di altre navi.
"Il nazionalismo dei vaccini" emerso negli ultimi giorni in Europa ed America sta offuscando con la sua becera ombra gli straordinari risultati scientifici raggiunti in pochissimi mesi da medici, aziende e istituti di ricerca di mezzo mondo.
A cominciare è stato il Regno Unito, che di nazionalismo e imperialismo ha vasta esperienza. Il governo di Boris Johnson ha strumentalizzato il fatto che la Gran Bretagna sia stata il primo paese ad approvare il vaccino di Pfizer-BioNtech per tirare acqua al mulino di Brexit.
L'idea, falsa, che il "primato" dello Uk fosse dovuto alla liberazione dall'Unione Europea …
"Il nazionalismo dei vaccini" emerso negli ultimi giorni in Europa ed America sta offuscando con la sua becera ombra gli straordinari risultati scientifici raggiunti in pochissimi mesi da medici, aziende e istituti di ricerca di mezzo mondo.
A cominciare è stato il Regno Unito, che di nazionalismo e imperialismo ha vasta esperienza. Il governo di Boris Johnson ha strumentalizzato il fatto che la Gran Bretagna sia stata il primo paese ad approvare il vaccino di Pfizer-BioNtech per tirare acqua al mulino di Brexit.
L'idea, falsa, che il "primato" dello Uk fosse dovuto alla liberazione dall'Unione Europea …
"Non siamo tutti sulla stessa barca. Siamo nella stessa bufera, ma su barche diverse", me lo disse, con insolita sincerità, un titano della finanza all'inizio della pandemia. Ora che stiamo per uscire dall'occhio del ciclone-Covid grazie ai vaccini, alcune barche hanno incominciato ad andare all'arrembaggio di altre navi.
"Il nazionalismo dei vaccini" emerso negli ultimi giorni in Europa ed America sta offuscando con la sua becera ombra gli straordinari risultati scientifici raggiunti in pochissimi mesi da medici, aziende e istituti di ricerca di mezzo mondo.
A cominciare è stato il Regno Unito, che di nazionalismo e imperialismo ha vasta esperienza. Il governo di Boris Johnson ha strumentalizzato il fatto che la Gran Bretagna sia stata il primo paese ad approvare il vaccino di Pfizer-BioNtech per tirare acqua al mulino di Brexit.
L'idea, falsa, che il "primato" dello Uk fosse dovuto alla liberazione dall'Unione Europea ha fatto innervosire Germania, Francia e Bruxelles. Negli USA, Anthony Fauci, il cervellone in capo, ha invece accusato le autorità mediche britanniche di essere state frettolose e "superficiali" - parole che si è dovuto rimangiare il giorno dopo.
A mettere una chiosa deprimente su questo pasticcio è stato Gavin Williamson, ministro dell'educazione britannico che chiaramente non ha letto la seconda parte del suo titolo. Williamson è andato alla radio a dire che il Regno Unito ha "vinto" la corsa al vaccino perché "è un Paese molto migliore" di Usa, Francia e Belgio. È uno spettacolo poco edificante. Magari te lo aspetti da Vladimir Putin, che non a caso ha chiamato il suo vaccino Sputnik V per ricordare agli Americani chi ha lanciato il primo satellite nello spazio, ma non da leader di democrazie occidentali.
La realtà è completamente diversa. Il vaccino approvato dai britannici è stato sviluppato in America e Germania. Ugur Sahin and Özlem Türeci, i due coniugi che hanno fondato BioNtech, sono figli di immigranti turchi di base a Mainz. Il team che ha creato il vaccino è composto da 60 nazionalità diverse e la metà sono donne.Sono questi cittadini e cittadine del mondo che hanno trovato un antidoto alla peggiore pestilenza di questo secolo in soli dieci mesi - tre anni di meno di qualsiasi altro vaccino occidentale. I medici che stanno lavorando agli altri 41 vaccini sono anch'essi un esercito multinazionale: i caschi blu della salute.
La collaborazione fa la forza. Ma di collaborazione se ne vedrà sempre meno. Parlando con diplomatici ed esperti medici, la preoccupazione è che il "nazionalismo dei vaccini" si manifesti non solo nell'approvazione ma anche nella somministrazione. Gli interessi nazionali dei politici - inoculare tutta la popolazione per dire che hanno debellato il virus e salvato l'economia - sono in conflitto con l'interesse medico, sociale e finanziario del pianeta: far arrivare il vaccino ai Paesi più poveri.
Le stime più recenti dicono che Covid potrebbe uccidere 40 milioni di persone e costare $12.500 miliardi all'economia mondiale alla fine del 2021. È ovvio che arrestare la marcia dell'epidemia vale la pena per tutti. Le ragioni umanitarie doverebbero già essere abbastanza ma se interi Paesi in via di sviluppo sono in lockdown, chi produrrà i prodotti utilizzati dai Paesi più ricchi? Da dove arriveranno le risorse lavorative? E la domanda per beni e servizi?
Purtroppo i precedenti non sono buoni. Nel 2009, i Paesi ricchi si comprarono quasi tutte le dosi del vaccino contro l'influenza suina. Solo dopo l'intervento dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, una dozzina di nazioni decise di donare il 10% delle loro fiale ai Paesi in via di sviluppo.
Il protezionismo sanitario è stato in bella mostra anche all'inizio di questa epidemia, quando Cina, Francia e Germania, seguite dal'Ue e gli Usa imposero controlli sull'export di mascherine e guanti.
I teorici dei giochi lo chiamano il "dilemma del prigioniero", il paradosso in cui due persone che decidono di seguire il proprio interesse personale ottengono un risultato peggiore che se avessero collaborato.
Speriamo di evitare un altro paradosso: essere stati liberati dal virus grazie all'ingegno umano ma di essere stati presi prigionieri dal nazionalismo a causa della pochezza umana.
Francesco Guerrera è il Direttore di Barron's Group in Europa. francesco.guerrera@dowjones.com. Twitter:@guerreraf72.
"Il nazionalismo dei vaccini" emerso negli ultimi giorni in Europa ed America sta offuscando con la sua becera ombra gli straordinari risultati scientifici raggiunti in pochissimi mesi da medici, aziende e istituti di ricerca di mezzo mondo.
A cominciare è stato il Regno Unito, che di nazionalismo e imperialismo ha vasta esperienza. Il governo di Boris Johnson ha strumentalizzato il fatto che la Gran Bretagna sia stata il primo paese ad approvare il vaccino di Pfizer-BioNtech per tirare acqua al mulino di Brexit.
L'idea, falsa, che il "primato" dello Uk fosse dovuto alla liberazione dall'Unione Europea ha fatto innervosire Germania, Francia e Bruxelles. Negli USA, Anthony Fauci, il cervellone in capo, ha invece accusato le autorità mediche britanniche di essere state frettolose e "superficiali" - parole che si è dovuto rimangiare il giorno dopo.
A mettere una chiosa deprimente su questo pasticcio è stato Gavin Williamson, ministro dell'educazione britannico che chiaramente non ha letto la seconda parte del suo titolo. Williamson è andato alla radio a dire che il Regno Unito ha "vinto" la corsa al vaccino perché "è un Paese molto migliore" di Usa, Francia e Belgio. È uno spettacolo poco edificante. Magari te lo aspetti da Vladimir Putin, che non a caso ha chiamato il suo vaccino Sputnik V per ricordare agli Americani chi ha lanciato il primo satellite nello spazio, ma non da leader di democrazie occidentali.
La realtà è completamente diversa. Il vaccino approvato dai britannici è stato sviluppato in America e Germania. Ugur Sahin and Özlem Türeci, i due coniugi che hanno fondato BioNtech, sono figli di immigranti turchi di base a Mainz. Il team che ha creato il vaccino è composto da 60 nazionalità diverse e la metà sono donne.Sono questi cittadini e cittadine del mondo che hanno trovato un antidoto alla peggiore pestilenza di questo secolo in soli dieci mesi - tre anni di meno di qualsiasi altro vaccino occidentale. I medici che stanno lavorando agli altri 41 vaccini sono anch'essi un esercito multinazionale: i caschi blu della salute.
La collaborazione fa la forza. Ma di collaborazione se ne vedrà sempre meno. Parlando con diplomatici ed esperti medici, la preoccupazione è che il "nazionalismo dei vaccini" si manifesti non solo nell'approvazione ma anche nella somministrazione. Gli interessi nazionali dei politici - inoculare tutta la popolazione per dire che hanno debellato il virus e salvato l'economia - sono in conflitto con l'interesse medico, sociale e finanziario del pianeta: far arrivare il vaccino ai Paesi più poveri.
Le stime più recenti dicono che Covid potrebbe uccidere 40 milioni di persone e costare $12.500 miliardi all'economia mondiale alla fine del 2021. È ovvio che arrestare la marcia dell'epidemia vale la pena per tutti. Le ragioni umanitarie doverebbero già essere abbastanza ma se interi Paesi in via di sviluppo sono in lockdown, chi produrrà i prodotti utilizzati dai Paesi più ricchi? Da dove arriveranno le risorse lavorative? E la domanda per beni e servizi?
Purtroppo i precedenti non sono buoni. Nel 2009, i Paesi ricchi si comprarono quasi tutte le dosi del vaccino contro l'influenza suina. Solo dopo l'intervento dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, una dozzina di nazioni decise di donare il 10% delle loro fiale ai Paesi in via di sviluppo.
Il protezionismo sanitario è stato in bella mostra anche all'inizio di questa epidemia, quando Cina, Francia e Germania, seguite dal'Ue e gli Usa imposero controlli sull'export di mascherine e guanti.
I teorici dei giochi lo chiamano il "dilemma del prigioniero", il paradosso in cui due persone che decidono di seguire il proprio interesse personale ottengono un risultato peggiore che se avessero collaborato.
Speriamo di evitare un altro paradosso: essere stati liberati dal virus grazie all'ingegno umano ma di essere stati presi prigionieri dal nazionalismo a causa della pochezza umana.
Francesco Guerrera è il Direttore di Barron's Group in Europa. francesco.guerrera@dowjones.com. Twitter:@guerreraf72.