✕

Prima della Scala, l’opera riscatta i diritti

Ascolta l'audio

I libretti d’opera hanno raccontato molto più le avventure degli emarginati che dei potenti e gli autori hanno spesso preso le parti dei deboli, usando il palcoscenico per esporre la prepotenza dei forti al giudizio sociale
2 minuti di lettura
La Scala nell’annus horribilis del Covid 19 somiglia alla festa di compleanno inutilmente sfarzosa di qualcuno che ha litigato con tutti gli amici. Il virus ha trasformato l’appuntamento mondano e culturale più atteso dell’anno in un trionfo di sontuosità e bellezza senza destinatari. Alla prima non ci sarà la consueta parata di vip. Nessuna pantomima di lotta di classe all’entrata. Svanito per cantanti, orchestra e direttore anche il timore di ricevere cattiva accoglienza dal loggione più fischiatore d’Italia: come il resto del teatro, anche l’ultimo livello dei palchi resta infatti vuoto.

In questo scenario fantasmatico, che di norma vivrebbe di fiato, di corpi sudati in scena e di ressa nel foyer, immaginare uno spettacolo senza testimoni sembra non solo impossibile, ma anche inutile.

Per fortuna i teatranti sono mutanti per vocazione e non è strano se davanti alle condizioni più estreme proprio i teatr…
La Scala nell’annus horribilis del Covid 19 somiglia alla festa di compleanno inutilmente sfarzosa di qualcuno che ha litigato con tutti gli amici. Il virus ha trasformato l’appuntamento mondano e culturale più atteso dell’anno in un trionfo di sontuosità e bellezza senza destinatari. Alla prima non ci sarà la consueta parata di vip. Nessuna pantomima di lotta di classe all’entrata. Svanito per cantanti, orchestra e direttore anche il timore di ricevere cattiva accoglienza dal loggione più fischiatore d’Italia: come il resto del teatro, anche l’ultimo livello dei palchi resta infatti vuoto.

In questo scenario fantasmatico, che di norma vivrebbe di fiato, di corpi sudati in scena e di ressa nel foyer, immaginare uno spettacolo senza testimoni sembra non solo impossibile, ma anche inutile.

Per fortuna i teatranti sono mutanti per vocazione e non è strano se davanti alle condizioni più estreme proprio i teatri si rivelino i veri sistemi resilienti. Uno spettacolo alla Scala dunque alla fine ci sarà. Per immaginarlo, la Fondazione si è rivolta a Davide Livermore, che con una squadra di autori ha costruito una regia astuta e creativa, che tiene insieme l’irrinunciabile musica, ma anche una serie di contributi in prosa inusuali, rivolti non a confortare le sicurezze ingioiellate dei patrimoni da platea, ma a un pubblico che nei secoli gli spettacoli li ha visti dal loggione con la passione di chi ci si riconosceva.

I libretti d’opera hanno raccontato infatti molto più le avventure degli emarginati che dei potenti e gli autori hanno spesso preso le parti dei deboli, usando il palcoscenico per esporre la prepotenza dei forti al giudizio sociale. Ci sono tre categorie in particolare che devono molto all’opera lirica: la servitù, i poveri e le donne, gente senza diritti in un mondo dove solo l’uomo ricco dettava legge. Il Billy Budd di Britten quando va in scena riapre il dibattito sociale sulla pena di morte nel Regno Unito. La precaria fragilità degli artisti, così attuale, nella Bohème ci appare in tutta la sua durezza. Il rapporto tra i servi e i padroni nelle opere di Mozart mostra l’inizio della crisi di una società che si reggeva sulla disuguaglianza dei diritti sociali. Ma è alle donne e attraverso le donne che l’opera trasmette il suo messaggio più rivoluzionario.

C’è una storia corale di riscatto femminile nella musica lirica che ancora dialoga col nostro presente, basta ascoltarla. Madama Butterfly mette in scena il dramma di una sposa bambina venduta dalla famiglia e innamorata dell’uomo di cui scambia l’abuso per amore; un regista coraggioso oggi l’ambienterebbe in Eritrea ai tempi del colonialismo fascista, evocando quel madamato che in troppi anche di recente hanno cercato di far passare per usanza locale. Tosca anticipa il #metoo, mostrandoci l’arroganza del potere che pretende con la minaccia quello che si può avere solo col consenso. Le nozze di Figaro cominciano con una serva che confessa al fidanzato le molestie del padrone e la crudeltà della vicenda della Traviata mette alla berlina l’ipocrisia borghese che alle donne ancora oggi perdona tutto, ma non la libertà. Nei libretti le eroine spesso muoiono, perché nelle società che vengono messe in scena il solo posto di una donna che vuol essere pienamente se stessa è la tomba. Affinché quella donna possa vivere, di mondo bisogna immaginarne un altro e il palcoscenico è stato per anni un laboratorio di possibilità che fuori dal teatro ancora dovevano venire. C’è una partitura d’oro che attraversa i libretti d’opera articolando dall’uno all’altro un’armonia segreta: è l’eterna richiesta di giustizia di chi non ha voce. Che ci servisse una platea vuota per tornare a sentirla?

L’autrice parteciperà all’evento “A riveder le stelle”, con la direzione di Riccardo Chailly e la regia di Davide Livermore, per l’inaugurazione della stagione della Scala, in onda il 7 dicembre su Rai Uno dalle 17