Il nostro diritto all'abbraccio
di Linda Laura Sabbadini , di Linda Laura SabbadiniPassi avanti con le due circolari di Speranza per gli anziani. Ma non basta
Abbracciarsi, baciarsi, quanto ci manca! Timidamente ci salutiamo a distanza, con il gomito. Lanciandoci grandi sorrisi il più delle volte nascosti dalle mascherine ma che abbiamo imparato ad indovinare dagli occhi. Cerchiamo di mantenere le relazioni affettive, sociali, sperimentando innovative pratiche di prossimità. Dobbiamo tutelare il nostro diritto all'abbraccio, il nostro diritto essenziale alle relazioni affettive, nonostante il Covid. Soprattutto, per i più fragili, per coloro che potrebbero maggiormente soffrirne, sviluppando pratiche di prossimità. Mantenendo le relazioni, con le necessarie precauzioni.
Ognuno di noi lo fa. Molto lo fanno i volontari. Spesso ci capita di provare solitudine, stress ed ansia, per paura della malattia, ma molto anche per le gravi situazioni economiche che in tanti stanno vivendo. Pensate come possono sentirsi i più fragili. In passato, specie nel Nord-Est, le diverse generazioni vivevano insieme, sopratt…
Ognuno di noi lo fa. Molto lo fanno i volontari. Spesso ci capita di provare solitudine, stress ed ansia, per paura della malattia, ma molto anche per le gravi situazioni economiche che in tanti stanno vivendo. Pensate come possono sentirsi i più fragili. In passato, specie nel Nord-Est, le diverse generazioni vivevano insieme, sopratt…
Abbracciarsi, baciarsi, quanto ci manca! Timidamente ci salutiamo a distanza, con il gomito. Lanciandoci grandi sorrisi il più delle volte nascosti dalle mascherine ma che abbiamo imparato ad indovinare dagli occhi. Cerchiamo di mantenere le relazioni affettive, sociali, sperimentando innovative pratiche di prossimità. Dobbiamo tutelare il nostro diritto all'abbraccio, il nostro diritto essenziale alle relazioni affettive, nonostante il Covid. Soprattutto, per i più fragili, per coloro che potrebbero maggiormente soffrirne, sviluppando pratiche di prossimità. Mantenendo le relazioni, con le necessarie precauzioni.
Ognuno di noi lo fa. Molto lo fanno i volontari. Spesso ci capita di provare solitudine, stress ed ansia, per paura della malattia, ma molto anche per le gravi situazioni economiche che in tanti stanno vivendo. Pensate come possono sentirsi i più fragili. In passato, specie nel Nord-Est, le diverse generazioni vivevano insieme, soprattutto nelle zone dove era sviluppata la mezzadria, serviva economicamente, ora molto meno. Si è sviluppata l'intimità a distanza, e così gli anziani hanno cominciato a vivere indipendenti dai figli, ma pur sempre vicini, nella maggioranza dei casi entro un chilometro di distanza. Ora abbiamo, però, un 10% degli anziani ultrasettantacinquenni che vivono soli e non hanno figli, o li hanno lontani. Rischiano l'isolamento e sono più fragili perché il periodo della pandemia si sta protraendo. E fragili sono anche le persone che hanno problemi di salute mentale. Dobbiamo essere coscienti che le conseguenze dell'isolamento possono essere gravi, perché salute non è solo assenza di malattia ma benessere psico-fisico. Quanto potrà un nonno rinunciare all'abbraccio dei propri nipotini, e un bambino al bacio affettuoso di un nonno? Dobbiamo attrezzarci perché il diritto all'abbraccio sia tutelato e fruito. Non è solo un fatto individuale. Bisogna mettere in condizione soprattutto le persone piú fragili di uscire dall'isolamento. Ma anche coloro che non sembrano esserlo ma che possono diventarlo a causa della pandemia. Abbiamo tanti psicologi, assistenti sociali, psichiatri, in attesa solo di contribuire ad alleviare le conseguenze psicologiche e traumatiche della pandemia, vanno valorizzati. Coloro che sono impiegati attualmente e che sul territorio lavorano sono pochi, non possono farcela. Un grande passo in avanti è stato fatto con le due circolari del ministero della Salute che raccomandano le visite e indicano le regole da adottare per familiari e conoscenti nelle residenze per anziani e persone con disturbi mentali. Circolari molto centrate. Si raccomanda che ogni ospite possa "collegarsi regolarmente in modalità digitale con i propri congiunti e amici".
Sono consigliate soluzioni del tipo "Sala degli abbracci" nel caso in cui contatti fisici sicuri possano portare beneficio "agli ospiti in generale ed a quelli cognitivamente deboli in particolare". Si sta agendo nell'ottica di salute benessere psico-fisico.La tecnologia aiuta. È un passo in avanti fondamentale.
Ma ora, sfruttando anche il Next Generation EU, estendiamo il diritto all'abbraccio, al sostegno solidale, investendo sul welfare di prossimità, sullo sviluppo dell'assistenza e della sanità dei territori, mettendo al centro la cura delle persone. È il modo migliore per ricostruire quel tessuto sociale, che la cultura dell'individualismo, del particolarismo e dell'egoismo, ha rischiato di lacerare negli anni passati, facendoci sentire tutti molto più soli ed indifesi, privi di quell'empatia, di quel senso di essere Comunità, dei quali, paradossalmente, proprio la pandemia ci ha mostrato la vitale necessità.E che è linfa vitale della nostra democrazia.
Ma, non è lontano il giorno in cui tutti noi potremo guardarci ed abbracciarci per strada, felici dello scampato pericolo e di aver avviato la nostra rinascita sociale, economica e civile.
Linda Laura Sabbadini è direttora centrale Istat.
Le opinioni qui espresse sono esclusiva responsabilità dell'autrice e non impegnano l'Istat
Ognuno di noi lo fa. Molto lo fanno i volontari. Spesso ci capita di provare solitudine, stress ed ansia, per paura della malattia, ma molto anche per le gravi situazioni economiche che in tanti stanno vivendo. Pensate come possono sentirsi i più fragili. In passato, specie nel Nord-Est, le diverse generazioni vivevano insieme, soprattutto nelle zone dove era sviluppata la mezzadria, serviva economicamente, ora molto meno. Si è sviluppata l'intimità a distanza, e così gli anziani hanno cominciato a vivere indipendenti dai figli, ma pur sempre vicini, nella maggioranza dei casi entro un chilometro di distanza. Ora abbiamo, però, un 10% degli anziani ultrasettantacinquenni che vivono soli e non hanno figli, o li hanno lontani. Rischiano l'isolamento e sono più fragili perché il periodo della pandemia si sta protraendo. E fragili sono anche le persone che hanno problemi di salute mentale. Dobbiamo essere coscienti che le conseguenze dell'isolamento possono essere gravi, perché salute non è solo assenza di malattia ma benessere psico-fisico. Quanto potrà un nonno rinunciare all'abbraccio dei propri nipotini, e un bambino al bacio affettuoso di un nonno? Dobbiamo attrezzarci perché il diritto all'abbraccio sia tutelato e fruito. Non è solo un fatto individuale. Bisogna mettere in condizione soprattutto le persone piú fragili di uscire dall'isolamento. Ma anche coloro che non sembrano esserlo ma che possono diventarlo a causa della pandemia. Abbiamo tanti psicologi, assistenti sociali, psichiatri, in attesa solo di contribuire ad alleviare le conseguenze psicologiche e traumatiche della pandemia, vanno valorizzati. Coloro che sono impiegati attualmente e che sul territorio lavorano sono pochi, non possono farcela. Un grande passo in avanti è stato fatto con le due circolari del ministero della Salute che raccomandano le visite e indicano le regole da adottare per familiari e conoscenti nelle residenze per anziani e persone con disturbi mentali. Circolari molto centrate. Si raccomanda che ogni ospite possa "collegarsi regolarmente in modalità digitale con i propri congiunti e amici".
Sono consigliate soluzioni del tipo "Sala degli abbracci" nel caso in cui contatti fisici sicuri possano portare beneficio "agli ospiti in generale ed a quelli cognitivamente deboli in particolare". Si sta agendo nell'ottica di salute benessere psico-fisico.La tecnologia aiuta. È un passo in avanti fondamentale.
Ma ora, sfruttando anche il Next Generation EU, estendiamo il diritto all'abbraccio, al sostegno solidale, investendo sul welfare di prossimità, sullo sviluppo dell'assistenza e della sanità dei territori, mettendo al centro la cura delle persone. È il modo migliore per ricostruire quel tessuto sociale, che la cultura dell'individualismo, del particolarismo e dell'egoismo, ha rischiato di lacerare negli anni passati, facendoci sentire tutti molto più soli ed indifesi, privi di quell'empatia, di quel senso di essere Comunità, dei quali, paradossalmente, proprio la pandemia ci ha mostrato la vitale necessità.E che è linfa vitale della nostra democrazia.
Ma, non è lontano il giorno in cui tutti noi potremo guardarci ed abbracciarci per strada, felici dello scampato pericolo e di aver avviato la nostra rinascita sociale, economica e civile.
Linda Laura Sabbadini è direttora centrale Istat.
Le opinioni qui espresse sono esclusiva responsabilità dell'autrice e non impegnano l'Istat