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(ansa)

La strategia della cyber security

Dopo gli arresti a Leonardo
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La cyber security si è fermata a Eboli. In una tabaccheria del paese campano dove per due anni sono state trasferite le informazioni saccheggiate dai computer della più importante azienda tecnologica italiana: Leonardo Spa, che tanti ancora chiamano col vecchio nome di Finmeccanica. Una società a controllo statale che produce sistemi avanzatissimi, dai caccia ai radar, e che della protezione cibernetica ha fatto uno dei suoi business principali. L'attacco hacker svelato dalle indagini dei pm di Napoli è destinato a diventare un punto di riferimento per qualunque riflessione in materia: una lezione che dimostra l'urgenza di voltare rapidamente pagina, perché - come hanno evidenziato i magistrati guidati dal procuratore Giovanni Melillo - si tratta di una questione di sicurezza nazionale. Il confine che decide il futuro del Paese e la sua credibilità internazionale non passa più dalle frontiere fisiche, ma dalla capacità di…
La cyber security si è fermata a Eboli. In una tabaccheria del paese campano dove per due anni sono state trasferite le informazioni saccheggiate dai computer della più importante azienda tecnologica italiana: Leonardo Spa, che tanti ancora chiamano col vecchio nome di Finmeccanica. Una società a controllo statale che produce sistemi avanzatissimi, dai caccia ai radar, e che della protezione cibernetica ha fatto uno dei suoi business principali. L'attacco hacker svelato dalle indagini dei pm di Napoli è destinato a diventare un punto di riferimento per qualunque riflessione in materia: una lezione che dimostra l'urgenza di voltare rapidamente pagina, perché - come hanno evidenziato i magistrati guidati dal procuratore Giovanni Melillo - si tratta di una questione di sicurezza nazionale. Il confine che decide il futuro del Paese e la sua credibilità internazionale non passa più dalle frontiere fisiche, ma dalla capacità di difendere la rete telematica in cui scorrono le informazioni fondamentali.

La prima falla emersa dall'inchiesta riguarda la selezione del personale a cui viene affidata la vigilanza. In cella è finito Arturo D'Elia, che lavorava proprio per l'azienda depredata: per anni sarebbe stato contemporaneamente guardia e ladro, infettando personalmente decine di computer. Ha persino partecipato ai primi accertamenti della polizia, nati da una denuncia della stessa società. Nonostante i rigidi protocolli interni, nessuno è andato a controllare la sua fedina penale: era stato condannato nel 2006, a soli 24 anni, per l'incursione hacker in una base dell'aviazione Usa. E non si riesce neppure a ricostruire perché sia stato inserito tra i "vigilantes informatici" dello stabilimento di Pomigliano D'Arco, epicentro della razzia di almeno 100 mila files, dove si progettano aerei militari e persino droni: forse all'origine c'è la "segnalazione" di un parlamentare, il solito vizio delle società pubbliche.

Il secondo punto è la superficialità con cui nel 2018 gli operativi di Leonardo hanno affrontato l'attacco. La procura parla di "anomalie nelle procedure di gestione e nei meccanismi di risoluzione che pongono interrogativi sulle strategie e sull'efficacia delle azioni adottate". Un esempio? La copia forense della memoria colpita dal virus spione - chiamata in gergo "paziente zero" - è stata rubata da un armadio della security: la chiave era in un cassetto aperto di un locale open space.

Il terzo tema è anche il più rilevante: senza una collaborazione totale tra privati e istituzioni è impossibile costruire uno scudo efficace contro le offensive cyber. In questa vicenda, i pm contestano addirittura il depistaggio da parte di uno dei funzionari di Leonardo, che gli avrebbe fornito "un quadro riduttivo e fuorviante" della situazione. È il punto chiave: ogni barriera è inutile senza uno scambio immediato e completo delle informazioni tra aziende e organismi statali. Il ritardo significa sconfitta: infatti ancora non si sa a chi siano andati i files depredati, se si tratti di spionaggio industriale o dell'operazione di una potenza straniera.

Leonardo sostiene che gli errori riguardano il passato: il nuovo amministratore delegato e il nuovo presidente hanno cambiato uomini e regole. Tutto il Paese però ha bisogno di una svolta rapida, sottolineata una settimana fa sulle nostre pagine dall'editoriale di Maurizio Molinari: c'è una centrale di difesa cibernetica appena inaugurata dal vertice dell'intelligence; c'è il disegno di una fondazione per promuovere le ricerche che il governo ripresenterà in Parlamento; ci sono fondi in arrivo con il Recovery Plan europeo. Tante iniziative che richiedono però un impegno collettivo, per impedire il sacco quotidiano delle nostre risorse vitali.