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(ansa)

Governo, più che stabilità sembra paralisi

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La continue difficoltà dell'esecutivo Conte
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Il governo Conte imbarca acqua come una nave piegata su un fianco, tuttavia continua a navigare con fatica. A un osservatore imparziale la scena appare paradossale. Da un lato, si suppone che domani l'esecutivo supererà la prova parlamentare sul Mes: né al Senato, nonostante i numeri esigui, né tantomeno alla Camera si prevede una sconfitta. È vero che i colpi di scena sono tali proprio perché sono imprevedibili, ma quasi nessuno crede che esistano oggi le condizioni per un incidente. Il gran trambusto dei giorni scorsi, dalla crisi dei 5S a Berlusconi che si riscopre "sovranista", dovrebbe estinguersi in un voto senza sorprese: per cui la riforma del Mes andrà avanti e il ministro Gualtieri eviterà di presentarsi a mani vuote a Bruxelles.

Dall'altro lato, tuttavia, Conte e la sua compagine restano in una situazione caotica: una nave semi affondata, appunto. Il voto positivo in Parlamento non potrà essere prese…
Il governo Conte imbarca acqua come una nave piegata su un fianco, tuttavia continua a navigare con fatica. A un osservatore imparziale la scena appare paradossale. Da un lato, si suppone che domani l'esecutivo supererà la prova parlamentare sul Mes: né al Senato, nonostante i numeri esigui, né tantomeno alla Camera si prevede una sconfitta. È vero che i colpi di scena sono tali proprio perché sono imprevedibili, ma quasi nessuno crede che esistano oggi le condizioni per un incidente. Il gran trambusto dei giorni scorsi, dalla crisi dei 5S a Berlusconi che si riscopre "sovranista", dovrebbe estinguersi in un voto senza sorprese: per cui la riforma del Mes andrà avanti e il ministro Gualtieri eviterà di presentarsi a mani vuote a Bruxelles.

Dall'altro lato, tuttavia, Conte e la sua compagine restano in una situazione caotica: una nave semi affondata, appunto. Il voto positivo in Parlamento non potrà essere presentato come il successo di una maggioranza in buona salute, pronta a cogliere tutte le opportunità del piano "Next generation". Per la buona ragione che tale maggioranza è tutt'altro che salda dietro la "leadership" del presidente del Consiglio. Al contrario, è talmente sfilacciata e così poco convinta della sua missione solidale da offrire all'esterno l'immagine di una rissa quotidiana. Quale sia il motivo è fin troppo chiaro: la gestione dei 209 miliardi assegnati all'Italia. Chi e come dovrà occuparsi dei progetti di spesa e chi, in definitiva, amministrerà il tesoro.

Su questo punto la coesione del governo si è infranta. Renzi sta agendo da "commando" oltre le linee nemiche, pur essendo un socio a pieno titolo della coalizione che dovrebbe sostenere il premier. Ma di sicuro il capo di Italia Viva non è isolato: da tempo egli ha colto il disagio del Pd e se ne serve per coprirsi le spalle; anzi, i più maliziosi vedono in certi attacchi mirati a Palazzo Chigi la prova di una convergenza tra il guastatore Renzi e il gruppo di vertice dei democratici. Se fosse così, non ci sarebbe nemmeno bisogno di un patto segreto: basta l'intreccio dei reciproci interessi. Vale a dire la volontà di indebolire Conte e di non permettergli di usare la cortina fumogena dell'ennesima "task force" per escludere in tutto o in parte le forze politiche dal controllo dei fondi europei.

Questo spiega perché il Consiglio dei ministri si è insabbiato di rinvio in rinvio; perché si avverte una crescente sfiducia tra il premier e i ministri a lui più vicini, da un parte, e l'asse di fatto Pd-Renzi, dall'altra; perché il compromesso sulla gestione dei soldi è ancora lontano (peraltro tali ingenti risorse non arriveranno domani e nemmeno dopodomani, al centro come sono di un confronto politico all'interno dell'Unione). In altri tempi si sarebbe detto che il governo è nella tipica condizione di pre-crisi. Anzi, in altri tempi il presidente del Consiglio sarebbe già salito al Quirinale per rassegnare le dimissioni e permettere un chiarimento tra le forze politiche. Ma oggi ci si muove in un'altra logica. L'esecutivo va avanti zoppicando, consapevole che nessun partito ha voglia di aprire una crisi al buio in piena emergenza sanitaria. Se ne parlerà magari dopo l'approvazione della legge di bilancio - prevista entro dicembre - e quando la pandemia sarà meno insidiosa. In altre parole, verso la primavera. Intanto l'Europa osserva perplessa la strana stabilità italiana che è quasi sinonimo di paralisi.