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(ansa)

Mes, gli errori di chi dice no

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In cinque punti i motivi per approvare la riforma europea
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Nessuno obbliga un Paese ad accettare i prestiti del Mes, il fondo Salva-Stati (e in passato uno dei due scriventi ha espresso dubbi sulla opportunità del prestito "sanitario"): ma è un'opzione in più, perché rinunciarvi a priori? Già questo dimostra che l'opposizione alla riforma del Mes è in gran parte strumentale. In alcuni casi è in buona fede, ma frutto di cattiva informazione. Vediamo i principali argomenti contro la riforma e perché sono fattualmente errati.

1."È vero che il Mes è un'opzione, ma il motivo della riforma è più subdolo: esautorare la Banca Centrale Europea del suo ruolo di finanziatore indiretto della spesa pubblica attraverso gli acquisti di debito pubblico, e rimettere la politica monetaria in mano a tecnocratici pro-mercato". Questa la tesi sostenuta fra gli altri da un gruppo di economisti e giuristi italiani. L'argomentazione è molto…

Nessuno obbliga un Paese ad accettare i prestiti del Mes, il fondo Salva-Stati (e in passato uno dei due scriventi ha espresso dubbi sulla opportunità del prestito "sanitario"): ma è un'opzione in più, perché rinunciarvi a priori? Già questo dimostra che l'opposizione alla riforma del Mes è in gran parte strumentale. In alcuni casi è in buona fede, ma frutto di cattiva informazione. Vediamo i principali argomenti contro la riforma e perché sono fattualmente errati.

1."È vero che il Mes è un'opzione, ma il motivo della riforma è più subdolo: esautorare la Banca Centrale Europea del suo ruolo di finanziatore indiretto della spesa pubblica attraverso gli acquisti di debito pubblico, e rimettere la politica monetaria in mano a tecnocratici pro-mercato". Questa la tesi sostenuta fra gli altri da un gruppo di economisti e giuristi italiani. L'argomentazione è molto contorta, ma per capire quanto sia fuori strada bastano due dati. Oggi il Mes non conta niente, perché nessuno vuole i suoi soldi: ha dei prestiti in atto a cinque Paesi, risalenti a parecchi anni fa, per 260 miliardi, e potrebbe arrivare al massimo a 500 miliardi. L'Eurosistema ha attivi per quasi 7.000 miliardi, di cui oltre 2.000 miliardi acquisiti da marzo in poi. E non c'è niente nella riforma del Mes che interferisca con le normali operazioni della Banca Centrale Europea.

2. "L'Italia sarà chiamata a pagare per uno strumento che beneficia solo le banche tedesche", una vecchia critica sovranista oggi riesumata da Berlusconi. Confonde la storia passata, peraltro interpretata in modo errato, con la riforma attuale. Fra il 2010 e il 2015 la Grecia ricevette 206 miliardi di aiuti, in parte prestiti del Mes, per ritirare dal mercato il debito pubblico. In Italia girano due leggende: il 95 per cento di questi aiuti finì alle banche tedesche e francesi, che si disfecero a prezzo pieno di titoli rischiosissimi; e questo aiuto alle banche straniere costò all'Italia 60 miliardi. In realtà le banche francesi e tedesche ricevettero 36 miliardi, il 17 per cento del totale, di cui la metà pagati dai loro contribuenti; e anche le banche italiane ricevettero 8 miliardi. Alla fine, il contributo netto dell'Italia alle banche francesi e tedesche fu di meno di 3 miliardi.

Ma tutto ciò è irrilevante. Il Fondo di Risoluzione europeo facilita la risoluzione ordinata di una banca dell'Eurozona, per esempio organizzando un prestito ponte in attesa di un compratore. Con la riforma il Mes potrà prestare a questo fondo, se venisse esaurito, fino a 63 miliardi, una cifra modesta. Il sistema bancario italiano, che ha ancora un enorme fardello di crediti non performanti ed è imbottito di titoli di stato italiani, ha tutto da guadagnare.

3. "Gli aiuti del Mes non sono comunque utilizzabili dall'Italia, a meno che questa non accetti una ristrutturazione del debito e pesanti condizioni. Quindi l'Italia pagherà per uno strumento che di fatto non può utilizzare". I tre tipi di prestiti del Mes possono essere concessi solo a Paesi con un debito pubblico certificato "sostenibile", ma questo requisito era già presente nelle linee guida del vecchio Mes, votato da Lega e Forza Italia. Inoltre non vi sono dubbi che nella situazione attuale il debito pubblico italiano sarebbe considerato sostenibile; se tra qualche anno non sarà così (improbabile, perché una dichiarazione pubblica di insostenibilità da parte della Commissione scatenerebbe una crisi finanziaria anche negli altri Paesi) l'Italia non sarà obbligata a chiedere un prestito.

Quanto all'accusa che un prestito del Mes obblighi ad accettare riforme imposte dall'esterno, è vero che due tipi interventi richiedono la firma di un protocollo di intesa, ma anche questo era già previsto nel vecchio Mes. Le pre-condizioni per accedere ai prestiti lasciano ancora ampi margini di manovra alla Commissione, anche perché al momento quasi nessuno le soddisfa tutte alla lettera. E ancora una volta l'Italia non è obbligata a prendere un prestito se non le piacciono le riforme richieste.

Certo, si può sostenere che questa clausola sia un cavallo di Troia per consentire a un futuro governo di tecnocrati traditori della patria di consegnarsi legati mani e piedi al perfido straniero. Ma se qualcuno vorrà distruggere il proprio Paese non avrà certo bisogno del Mes per farlo.

4. "Prima decideva la Commissione, ora decide il Mes, un organismo di tecnocrati non previsto dai trattati". Nel vecchio Mes, la Commissione decideva la sostenibilità del debito pubblico: ora sarà la Commissione insieme al Mes, ma in caso di disaccordo prevarrà ancora la prima. È vero che la riforma introduce un secondo criterio, su cui in caso di disaccordo prevale il Mes: la "capacità di ripagare". Questo è però un concetto piuttosto indefinito, ed è difficile immaginare che il Mes possa opporsi a lungo alla ben più potente Commissione.

5. "Il Mes renderà più facile ristrutturare il debito". Vero, e con ciò? Una ristrutturazione è una riduzione consensuale del debito di uno stato. Il Mes non può obbligare un Paese a ristrutturare; ma se un governo dovesse decidere che è nell'interesse dei suoi cittadini farlo, la riforma gli facilita il compito. Il debito pubblico è emesso in tante "serie" diverse. Per il debito messo a partire dal 2012 una ristrutturazione richiede una maggioranza qualificata serie per serie e di tutto il debito nel suo complesso. Con la riforma ("single limb Cac"), basta la seconda. Questo rende più difficile la vita agli speculatori, che oggi possono "ricattare" lo stato debitore e gli altri creditori chiedendo delle condizioni di favore in cambio del loro voto.