Sorprendente l'entusiasmo degli italiani per l'operazione cashback che scatta domani. In un anno trascorso praticamente senza feste degne del nome, il giorno dell'Immacolata concezione sarà festa almeno per quanti si sono fatti convincere dalla promessa di avere dallo stato un rimborso fino a 150 euro sugli acquisti natalizi con la carta di credito. Tantissimi. Più di sei milioni hanno scaricato in pochi giorni l'app che consente di provare l'emozione. Mezzo milione in una sola notte. Un paragone? L'app Immuni, che nelle intenzioni del governo doveva essere un formidabile strumento per salvarci dai contagi del coronavirus, ha superato i sei milioni di download dopo cinque mesi.
Sorprendente la voglia di cashback, soprattutto se si considera l'allergia di questo Paese per l'uso delle carte di credito. Da quando esiste la moneta elettronica l'Italia detiene questo poco invidiabile record fra tutte le principali nazioni sviluppare. Uno s…
Sorprendente la voglia di cashback, soprattutto se si considera l'allergia di questo Paese per l'uso delle carte di credito. Da quando esiste la moneta elettronica l'Italia detiene questo poco invidiabile record fra tutte le principali nazioni sviluppare. Uno s…
Sorprendente l'entusiasmo degli italiani per l'operazione cashback che scatta domani. In un anno trascorso praticamente senza feste degne del nome, il giorno dell'Immacolata concezione sarà festa almeno per quanti si sono fatti convincere dalla promessa di avere dallo stato un rimborso fino a 150 euro sugli acquisti natalizi con la carta di credito. Tantissimi. Più di sei milioni hanno scaricato in pochi giorni l'app che consente di provare l'emozione. Mezzo milione in una sola notte. Un paragone? L'app Immuni, che nelle intenzioni del governo doveva essere un formidabile strumento per salvarci dai contagi del coronavirus, ha superato i sei milioni di download dopo cinque mesi.
Sorprendente la voglia di cashback, soprattutto se si considera l'allergia di questo Paese per l'uso delle carte di credito. Da quando esiste la moneta elettronica l'Italia detiene questo poco invidiabile record fra tutte le principali nazioni sviluppare. Uno studio condotto nel 2019 da Banca d'Italia e Banca centrale europea dice che qui il denaro contante copre ancora l'86 per cento delle transazioni. Un dato senza alcun raffronto nei Paesi avanzati. Ancora più avvilente, per chi (assai giustamente) ritiene fondamentale l'uso della moneta elettronica per la lotta all'evasione fiscale, il fatto che secondo l'Osservatorio per i pagamenti digitali del Politecnico di Milano, in una ricognizione citata dal Sole 24ore, ogni italiano utilizza per pagare la carta o il bancomat mediamente 50,7 volte in un anno. Poco più di quattro al mese, una alla settimana. Se va bene. Ossia meno della metà rispetto alla media europea: 117,8 volte. E nemmeno un sesto in confronto a danesi e svedesi, che con 328,3 e 317,4 volte l'anno pagano con la carta di credito mediamente quasi una volta al giorno.
Ma dev'essere così irresistibile la voglia di risparmiare un po' di soldi, in un momento nel quale ce n'è davvero un grande bisogno, da far superare anche le più ataviche diffidenze. Al punto da mobilitare gli smartphone più della paura del contagio.
Benissimo dunque, anche per il messaggio che arriva: un altro passo avanti verso un rapporto più evoluto con il denaro e il dovere civico di pagare le tasse. Resta però la speranza che non vada a finire come altri film già visti.
Perché è triste dirlo, ma la nostra pubblica amministrazione continua a fare a pugni con la digitalizzazione. E torniamo al caso dell'app Immuni. Quasi 10 milioni di italiani l'hanno scaricata, ma in un Paese che ieri contava 755.306 persone positive al Covid-19, ne registrava soltanto 6.005, con 80.351 notifiche inviate da quando è entrata in funzione. Sette mesi fa.
Per non parlare delle prove disastrose dei vari click day, come il catastrofico primo aprile di quest'anno quando il sito dell'Inps è andato in tilt travolto dalle richieste del bonus previsto per i lavoratori autonomi. Inconveniente simile a quello verificatosi per le domande online di bonus per le bici e i monopattini. O per l'iscrizione ai concorsi pubblici, con la piattaforma telematica del Formez intasata e il risultato di dover prorogare le scadenze di dieci giorni. E questo soltanto per rimanere ai flop informatici pubblici di sei mesi del 2020. Ultimi di una serie interminabile. Alla faccia degli annunci sui progressi della digitalizzazione, le statistiche dell'Unione europea collocano ancora l'Italia in fondo alla classifica continentale, dietro a Cipro e davanti unicamente a Romania, Grecia e Bulgaria. Nel rapporto pubblicato a giugno di quest'anno gli esperti di Bruxelles sottolineano soprattutto le carenze nel livello di formazione del personale: problema che affligge in misura rilevantissima gli apparati pubblici. E che l'emergenza della pandemia ha purtroppo reso ancora più evidente. Senza che però, in tutti questi mesi, siano scattate contromisure adeguate. Ora si confida nei soldi del Recovery fund. Magari. Come se fosse soltanto una questione di soldi...
Sorprendente la voglia di cashback, soprattutto se si considera l'allergia di questo Paese per l'uso delle carte di credito. Da quando esiste la moneta elettronica l'Italia detiene questo poco invidiabile record fra tutte le principali nazioni sviluppare. Uno studio condotto nel 2019 da Banca d'Italia e Banca centrale europea dice che qui il denaro contante copre ancora l'86 per cento delle transazioni. Un dato senza alcun raffronto nei Paesi avanzati. Ancora più avvilente, per chi (assai giustamente) ritiene fondamentale l'uso della moneta elettronica per la lotta all'evasione fiscale, il fatto che secondo l'Osservatorio per i pagamenti digitali del Politecnico di Milano, in una ricognizione citata dal Sole 24ore, ogni italiano utilizza per pagare la carta o il bancomat mediamente 50,7 volte in un anno. Poco più di quattro al mese, una alla settimana. Se va bene. Ossia meno della metà rispetto alla media europea: 117,8 volte. E nemmeno un sesto in confronto a danesi e svedesi, che con 328,3 e 317,4 volte l'anno pagano con la carta di credito mediamente quasi una volta al giorno.
Ma dev'essere così irresistibile la voglia di risparmiare un po' di soldi, in un momento nel quale ce n'è davvero un grande bisogno, da far superare anche le più ataviche diffidenze. Al punto da mobilitare gli smartphone più della paura del contagio.
Benissimo dunque, anche per il messaggio che arriva: un altro passo avanti verso un rapporto più evoluto con il denaro e il dovere civico di pagare le tasse. Resta però la speranza che non vada a finire come altri film già visti.
Perché è triste dirlo, ma la nostra pubblica amministrazione continua a fare a pugni con la digitalizzazione. E torniamo al caso dell'app Immuni. Quasi 10 milioni di italiani l'hanno scaricata, ma in un Paese che ieri contava 755.306 persone positive al Covid-19, ne registrava soltanto 6.005, con 80.351 notifiche inviate da quando è entrata in funzione. Sette mesi fa.
Per non parlare delle prove disastrose dei vari click day, come il catastrofico primo aprile di quest'anno quando il sito dell'Inps è andato in tilt travolto dalle richieste del bonus previsto per i lavoratori autonomi. Inconveniente simile a quello verificatosi per le domande online di bonus per le bici e i monopattini. O per l'iscrizione ai concorsi pubblici, con la piattaforma telematica del Formez intasata e il risultato di dover prorogare le scadenze di dieci giorni. E questo soltanto per rimanere ai flop informatici pubblici di sei mesi del 2020. Ultimi di una serie interminabile. Alla faccia degli annunci sui progressi della digitalizzazione, le statistiche dell'Unione europea collocano ancora l'Italia in fondo alla classifica continentale, dietro a Cipro e davanti unicamente a Romania, Grecia e Bulgaria. Nel rapporto pubblicato a giugno di quest'anno gli esperti di Bruxelles sottolineano soprattutto le carenze nel livello di formazione del personale: problema che affligge in misura rilevantissima gli apparati pubblici. E che l'emergenza della pandemia ha purtroppo reso ancora più evidente. Senza che però, in tutti questi mesi, siano scattate contromisure adeguate. Ora si confida nei soldi del Recovery fund. Magari. Come se fosse soltanto una questione di soldi...