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(ansa)

Il piano inclinato del premier

Conte arriverà al vertice europeo portando l'adesione al Mes, ma a Roma l'esecutivo 5S-Pd-LeU-Iv è in una condizione politica precaria
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Oggi, mentre le due Camere voteranno sul cosiddetto fondo "Salva-Stati", gli osservatori di Germania e Francia, in primo luogo gli ambasciatori a Roma, avranno motivo di essere contenti a metà. È chiaro infatti che il Parlamento dirà "sì" al meccanismo. Ben pochi ne dubitavano, ma ieri se ne è avuta la quasi certezza dopo che i Cinque Stelle hanno deciso - senza stupire nessuno - che la loro priorità è la salvezza del governo di cui sono soci di maggioranza. In tal modo si compie la loro trasformazione, diciamo così culturale, salvo una piccola frangia ormai ininfluente: da forza anti-sistema a rotella di un "establishment" europeo a cui accedono più per convenienza che per convinzione.

Al tempo stesso i due diplomatici non possono essere del tutto soddisfatti. È vero che il presidente del Consiglio italiano arriverà al vertice europeo recando il dono più atteso - l'a…
Oggi, mentre le due Camere voteranno sul cosiddetto fondo "Salva-Stati", gli osservatori di Germania e Francia, in primo luogo gli ambasciatori a Roma, avranno motivo di essere contenti a metà. È chiaro infatti che il Parlamento dirà "sì" al meccanismo. Ben pochi ne dubitavano, ma ieri se ne è avuta la quasi certezza dopo che i Cinque Stelle hanno deciso - senza stupire nessuno - che la loro priorità è la salvezza del governo di cui sono soci di maggioranza. In tal modo si compie la loro trasformazione, diciamo così culturale, salvo una piccola frangia ormai ininfluente: da forza anti-sistema a rotella di un "establishment" europeo a cui accedono più per convenienza che per convinzione.

Al tempo stesso i due diplomatici non possono essere del tutto soddisfatti. È vero che il presidente del Consiglio italiano arriverà al vertice europeo recando il dono più atteso - l'adesione al Mes -, tuttavia a Roma l'esecutivo 5S-Pd-LeU-Iv è in una condizione politica precaria. Una precarietà che nella giornata di ieri è persino peggiorata, avendo il Consiglio dei ministri - e anche questo era da mettere nel conto - aggiornato i suoi lavori senza decidere alcunché circa la gestione dei fondi europei, ossia l'architettura bizantina escogitata dal premier per non perdere il controllo diretto su spese e investimenti. Da Bruxelles la Commissione non ha fatto un favore al partner italiano, negando di aver mai suggerito agli Stati dell'Unione a quale tipo di struttura affidarsi per spendere le risorse: ogni amministrazione è libera di organizzarsi come crede, quindi non c'è una copertura europea che Palazzo Chigi possa invocare.

Questo vuol dire che i nodi politici devono essere sbrogliati con saggezza e capacità di mediazione. Non è quello che è successo finora. Tant'è che Matteo Renzi prosegue nella sua attività di destabilizzatore, attento comunque a non superare il punto di non-ritorno. Il capo di Italia Viva sa sfruttare al massimo, come al solito, il potere d'interdizione del suo minuscolo partito. Rimprovera a Conte quasi tutto: aver emarginato il Parlamento, aver accentrato nelle sue mani i poteri speciali negati a suo tempo a Salvini, voler gestire in semi-solitudine gli oltre duecento miliardi del fondo. È spregiudicato, il capo di Italia Viva? Senza dubbio lo è, ma è abituato a far politica, a differenza dell'avvocato di Palazzo Chigi: il quale è dotato di astuzia, ma sottovaluta gli avversari. O gli alleati che sono tali finché ne ricavano un vantaggio.

In questo caso è in ballo la destinazione di immense risorse (quando arriveranno, s'intende) ed è ingenuo pensare che non ci siano contraccolpi politici. Tanto più che l'avvocato Conte non ha più dietro le spalle una forza come i 5S di due anni fa, saldi e vincenti. Ora lo scenario è cambiato. Il premier ha una sola carta da giocare: essere l'uomo che assicura un livello accettabile di stabilità. È quello che interessa all'Unione - leggi Berlino e Parigi - ed è il motivo per cui si avverte una crescente inquietudine a Bruxelles e nelle capitali. Va bene il Mes, ma la stabilità a Roma appare insoddisfacente, troppo tendente all'immobilismo. È il punto su cui Conte deve render conto al Quirinale, perché il vero garante della solidità italiana in Europa è Mattarella. E un chiarimento tra le forze politiche presto s'imporrà. Spetta anche al buon senso del premier evitare che tale passaggio precipiti in una rissa confusa di tutti contro tutti.