✕
(ansa)

Come rialzarsi dalla palude

Il senso della politica
2 minuti di lettura
La transizione politica italiana, si diceva un tempo, era bloccata per alcuni per l’assenza del Pci al Governo, per altri per l’esistenza di un partito comunista troppo grande per stare in Occidente. Dopo Tangentopoli, arriva il ’94. Polarizzazione pro e contro Berlusconi. Quest’ultimo cade con un accordo Pd con la Lega. Poi la Lega torna con Berlusconi, che poco prima la stessa definiva “mafioso”. Arriva un quasi default, i tecnici. Il centro sinistra, il Nazareno. Poi arriva il populismo. Il nemico è la casta. Mai con la Lega, mai con 5stelle entrambi contro il Pd, nasce il Governo Lega-5 stelle. L’opposizione guidata dal Pd, dice mai con la Lega e mai con i 5s. Qualcosa non va. Poi Nasce il Governo Pd-5S. Il nemico diventa Salvini. Vale tutto, piuttosto di dare il paese a Salvini. E al contempo Berlusconi diventa “la destra liberale” con cui è possibile discutere.

Attenzione, non do alcun giudizio di merito, molti…
La transizione politica italiana, si diceva un tempo, era bloccata per alcuni per l’assenza del Pci al Governo, per altri per l’esistenza di un partito comunista troppo grande per stare in Occidente. Dopo Tangentopoli, arriva il ’94. Polarizzazione pro e contro Berlusconi. Quest’ultimo cade con un accordo Pd con la Lega. Poi la Lega torna con Berlusconi, che poco prima la stessa definiva “mafioso”. Arriva un quasi default, i tecnici. Il centro sinistra, il Nazareno. Poi arriva il populismo. Il nemico è la casta. Mai con la Lega, mai con 5stelle entrambi contro il Pd, nasce il Governo Lega-5 stelle. L’opposizione guidata dal Pd, dice mai con la Lega e mai con i 5s. Qualcosa non va. Poi Nasce il Governo Pd-5S. Il nemico diventa Salvini. Vale tutto, piuttosto di dare il paese a Salvini. E al contempo Berlusconi diventa “la destra liberale” con cui è possibile discutere.

Attenzione, non do alcun giudizio di merito, molti di questi passaggi hanno avuto un significato importante e utile. Rileggete questa sequenza e pensate ad un cittadino italiano, non troppo coinvolto che ha visto questa storia di continui e repentini cambi di narrazione. Diavoli da abbattere che in poche ore diventano partner con “valori comuni”. I grandi strateghi diranno, sono cambiati i contesti, una volta si diceva “la fase”, serve capacità di anticipare le mosse. Tutto verissimo e molti di quei passaggi riguardano anche una cosa nobile che è conquistare ruoli di Governo. C’era un tempo di un velleitarismo di alcune formazioni politiche che non si ponevano l’obiettivo di Governare, un assurdo. Come quei sindacalisti naif che contrattavano e soprattutto facevano scioperare i lavoratori senza l’obiettivo di portargli un risultato, un accordo. Non stupiamoci se le persone perdano fiducia e il senso della politica.
Oggi si ha solo l’obiettivo di andare al Governo. Conquistare un potere, le cui finalità si vedranno dopo. Basta varcare la soglia degli incarichi, delle nomine. E le cose confuse e poco meditate dei mitici “programmi” non importa se verranno disattesi. Il potere per il potere. Come diceva Giovanni Giolitti: il miglior sedativo per le smanie rivoluzionarie consiste in una poltrona ministeriale che trasforma un insorto in un burocrate. Ma non ci sono più rivoluzionari e il sedativo funziona più di prima.

Non stupitevi se crescono, come dice Ilvo Diamanti, “gli esterni”, persone che non trovano rappresentanza nel quadro politico attuale, che non vedono più nei fatti le distinzioni delle categorie della politica, destra e sinistra, dopo anni in cui i contenuti e i valori sono traditi da evocazioni che non corrispondono mai a iniziativa. La delegittimazione dei contenuti arriva per un’emergenza di credibilità. Non è un caso che l’enorme ricchezza privata conviva un gigantesco debito pubblico. Il primo nasce dalla sfiducia di investire nel proprio Paese, il secondo dal welfare elettorale per foraggiare il consenso di breve.
E così si è spento il motore sano della politica, la passione civile. E anche l’opposizione che costruisce non funziona, vale quella che si oppone raccogliendo solo istinti e disagi.
Il processo virtuoso di trasformare il disagio, la rabbia in energia positiva, in iniziativa si infrange sugli obiettivi di ceto.
Non può essere la dote crescente della politica, i politici o simil-tecnici no limits, persone senza il senso del limite e soprattutto dei propri limiti ma pronti a tutto. Quelli che il grande Leo Longanesi definiva buoni a nulla, capaci di tutto. Nessuno che dica, senza volpe o altro incarico sotto l’ascella, “non me la sento, non sono all’altezza”. E più è marcata la consapevolezza di se e più invadono le tv.

Dietro il motto che “l’alternativa sarebbe peggio” sembriamo condannati al dinamismo della palude. In cui ci si abitua a tutto. Ma siamo ad un punto di non ritorno in cui bisogna farsi avanti, fare un metro in più verso la politica, riprendercela insieme a chi ha continuato a farla con spirito di servizio. A loro va la nostra riconoscenza e a chi ai bordi della palude prova a increspare le acque riprendendo l’iniziativa. Non serve avere nostalgie, se non quelle di un futuro migliore e di qualcosa del passato sistema: recuperare quella dimensione dell’impegno nei progetti collettivi che aveva un senso, faceva crescere le persone, gli dava speranza e al contempo faceva grande un Paese.