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(ansa)

Dove va a finire la crisi virtuale

Conte è sopravvissuto alle prime due fasi della legislatura. Ora punta a esserci anche nella terza
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Una certa parte dell'opinione pubblica si domanda perché le tensioni politiche sono così forti. Accende la televisione e vede il presidente del Consiglio sicuro di sé che parla, tiene conferenze stampa, va in Europa e ne torna soddisfatto, magnificando i risultati ottenuti: quei 209 miliardi che in apparenza bisogna solo spendere. Poi però sente e legge di divergenze sempre più aspre nella stessa maggioranza, avverte gli indizi di uno scollamento in atto. E torna a chiedersi perché siamo finiti in una crisi ancora virtuale ma già dannosa. La risposta conduce a Giuseppe Conte, alla sua anomalia di personaggio pubblico non inquadrabile, nonché alla montagna di denaro che l'Unione sta mettendo in campo e alle aspettative dei partiti al riguardo: di tutti i partiti, dal più rumoroso (Italia Viva) al più felpato (il Pd), senza dimenticare l'opposizione che al dunque non vuole farsi tagliar fuori e cerca un ta…

Una certa parte dell'opinione pubblica si domanda perché le tensioni politiche sono così forti. Accende la televisione e vede il presidente del Consiglio sicuro di sé che parla, tiene conferenze stampa, va in Europa e ne torna soddisfatto, magnificando i risultati ottenuti: quei 209 miliardi che in apparenza bisogna solo spendere. Poi però sente e legge di divergenze sempre più aspre nella stessa maggioranza, avverte gli indizi di uno scollamento in atto. E torna a chiedersi perché siamo finiti in una crisi ancora virtuale ma già dannosa. La risposta conduce a Giuseppe Conte, alla sua anomalia di personaggio pubblico non inquadrabile, nonché alla montagna di denaro che l'Unione sta mettendo in campo e alle aspettative dei partiti al riguardo: di tutti i partiti, dal più rumoroso (Italia Viva) al più felpato (il Pd), senza dimenticare l'opposizione che al dunque non vuole farsi tagliar fuori e cerca un tavolo intorno a cui sedersi.

Il premier è riuscito, con abilità e una sicura attitudine al trasformismo, a sopravvivere alle due diverse fasi politiche che hanno segnato la legislatura: prima il governo M5S-Lega e poi l'esecutivo in carica, M5S-Pd (più la sinistra e i renziani). Oggi, con il via dell'Europa al Recovery Fund, sta cominciando una terza fase. A Palazzo Chigi vorrebbero che fosse la semplice prosecuzione dell'attuale, ma non è così. All'improvviso il personaggio Conte è diventato ingombrante e al tempo stesso troppo isolato, privo com'è di un vero retroterra politico. Una caratteristica, quest'ultima, che in tempi di anti-politica gli aveva dato un vantaggio. Tuttavia le cose cambiano. Da un lato i 5S, suo mondo iniziale di riferimento, sono stati normalizzati; dall'altro lo schema dello "sceriffo solitario" ha funzionato durante la prima ondata del Covid, ma oggi, nel triste autunno, finisce per mettere in luce le inadempienze e la confusione di un metodo spesso velleitario.

In parole povere, siamo già entrati nel terzo capitolo della legislatura, in cui le coordinate precedenti sono inutili e gli equilibri di governo appaiono superati. È urgente fare punto e a capo e vedere cosa si può salvare e cosa va accantonato. Nell'estate di un anno fa venne salvato lui, il premier, e fu cambiata la formula. E adesso? A quanto sembra il presidente del Consiglio si è reso conto che arroccarsi non serve e lascia intravedere la volontà di guidare lui il processo che porterebbe di fatto a un Conte-3, magari con l'ingresso nella compagine dei leader politici, a cominciare dal più irruente: Matteo Renzi. Sarebbe una sorta di crisi "pilotata", come si diceva un tempo: un ampio ricambio che ridisegna la mappa dei ministeri e le priorità dell'agenda, compresa la gestione dei fondi europei in modo che i partiti siano appagati; ma evita nelle intenzioni il precipitare degli eventi. Il tutto ovviamente legittimato da una nuova fiducia in Parlamento. Un tessitore come Goffredo Bettini, uomo che conta al vertice del Pd, ha già fatto capire che non si può restare inerti, pur tenendo saldo in mano il bandolo della matassa.

Ora la questione è se il premier è in grado di diventare il protagonista della terza fase come lo è stato delle prime due. Sotto certi aspetti, il Conte-3 è un'impresa molto più difficile perché il personaggio ha dato quello che poteva dare e i partiti, soprattutto il Pd, hanno meno bisogno di intermediari. Altro discorso sarebbe il governo istituzionale, detto "del presidente", in grado di riunire tutte le forze del Parlamento: ma non siamo a quel punto. Siamo invece in un'area ambigua in cui il presidente del Consiglio vorrebbe manovrare lui il grande ricambio e così riproporsi più solido. Mentre i suoi avversari - e il primo che viene in mente in questo caso è Renzi - puntano a sfruttarne il momento di debolezza per rovesciare tutti gli assetti e cambiare, sì, ma in primo luogo lui: l'avvocato del popolo.